Un ospedale senza strade

10 novembre 2008

Alba

Passa di mano, almeno in parte, il cantiere dell’ospedale unico di Verduno: la notizia l’abbiamo data sette giorni fa, ripromettendoci di approfondire l’argomento. Lo facciamo con un’intervista all’architetto Ferruccio Bianco, direttore dei servizi tecnici dell’Azienda sanitaria di Alba e Bra e responsabile unico del procedimento del nuovo ospedale.
Perché la “Maire Engineering” ha ceduto la gestione di parte del cantiere?
«Al momento non abbiamo comunicazioni ufficiali in merito anche perché deve concludersi, tra le parti, la discussione sugli ambiti contrattuali. Si tratta però di una prassi. La “Maire” si è aggiudicata un appalto in concessione, dunque è autorizzata ad affidare in parte o in toto le opere ad altre aziende nel rispetto di certi parametri (come quello del limite di spesa). La “Maire” ha avviato dunque due gare pubbliche: una per la realizzazione delle strutture e degli impianti, l’altra per quella delle facciate e delle vetrate. La prima gara è stata aggiudicata dall’impresa “Matarrese” che lavora, in zona, con la “Olicar” di Bra. La seconda gara non è stata ancora conclusa anche perché è inerente alle vetrate e alla copertura della grossa galleria centrale. Si tratta di lavori meno urgenti».
Dunque non si prevedono lievitazioni di costi?
«No, salvo un incremento della spesa prevista per la messa in sicurezza del versante della collina, necessità emersa nel corso dei lavori e già prevista a bilancio. A influire sulla spesa totale potrebbero essere richieste che sopraggiungano durante i lavori. La Regione, per esempio, ha chiesto una riduzione da 578 a 540 posti letto, ma anche l’introduzione di specialità come la radioterapia e l’emodinamica. Per rispondere a quelle istanze non dovrebbero però esserci grandi variazioni nella spesa. E ancora: è allo studio una revisione in chiave ecosostenibile del progetto che prevede investimenti elevati (però finanziati in parte dalla Regione e in parte dal gestore degli impianti), ma ammortizzabili, in termini gestionali, nel tempo, rendendo l’edificio quasi autosufficiente dal punto di vista energetico».
Quali sono i costi previsti per l’intera opera?
«145 milioni di euro sono i costi generali (acquisto dei terreni, progettazione e realizzazione). A questa somma si aggiungono circa 50 milioni di euro per l’acquisto delle strutture, che però la Fondazione costituita nei mesi scorsi dovrebbe contribuire a trovare in buona parte ,e 40 milioni di euro per la revisione del progetto ecosostenibile, in parte finanziati dalla Regione e in parte dal gestore».
Parliamo di tempi. Quando avremo il nuovo ospedale?
«L’iniziale consegna dei lavori era prevista per metà 2010. Ci sono stati alcuni ritardi perché scavando si è disturbato l’equilibrio della collina e si è dovuto intervenire per porvi rimedio. I ritardi sono di circa sei mesi e peraltro potrebbero essere recuperati. Possiamo comunque ipotizzare che l’ospedale sarà concluso nel corso del 2011. Tra qualche giorno partiremo con le strutture in elevazione e, da quel momento, non dovrebbero più esserci imprevisti».

Alba

Il completamento dell’Asti-Cuneo riuscirà a non mancare l’appuntamento con l’ospedale di Verduno? A quel punto l’autostrada sarebbe indispensabile per il collegamento agevole con il nosocomio che scongiuri l’intasamento delle strade minori…
Lo chiediamo all’architetto Ferruccio Bianco.
«Non conosco con esattezza il cronoprogramma per l’autostrada (al momento la data ultima è ancora fissata al febbraio 2012, ndr), ma so che il tratto che collega Alba a Cherasco sarà realizzato per ultimo. Tecnicamente credo che, se riusciranno a farlo, arriveranno appena in tempo».
Non si sbaglia se non in un eccesso di ottimismo, Bianco. Se entrambe le tempistiche annunciate fossero rispettate, l’ospedale dovrà fare a meno dell’autostrada per un anno.
Ed è una previsione molto ottimistica, purtroppo.
In un recente incontro ad Alba, tra la concessionaria dell’Asti-Cuneo e i rappresentanti di Provincia, Comune ed enti locali coinvolti, si è confermato che i lavori per l’infrastruttura dovrebbero essere completati all’inizio del 2012 (i due tunnel per superare Alba compresi).
Ma con diversi “però”.
I tecnici della società “Asti-Cuneo” hanno rassicurato sulla volontà di realizzare i due trafori, quello sotto il Tanaro e quello tra Roddi e Verduno, ma per il primo bisognerà rivedere la progettazione della rampa d’accesso che sarebbe troppo vicina alle opere di fondazione dei cavalcavia della tangenziale. C’è inoltre da stilare il piano delle cave per il prelievo dei materiali che serviranno per i tunnel. Infine bisogna valutare attentamente il collegamento tra il casello dell’autostrada e le vie d’accesso all’ospedale. Questione non irrilevante è il fatto che i progetti dei lotti albesi siano ancora fermi al Ministero dell’ambiente in attesa (ormai da mesi) della dichiarazione di compatibilità ambientale.
Ma i più coltivano speranze, potenziate dalla recente approvazione da parte dell’Anas dei progetti esecutivi dei lotti che collegheranno Castelletto Stura con Cuneo.
Nonostante le copiose rassicurazioni, restano i dubbi di alcuni, poco espressi pubblicamente come se il dirli fosse un modo per incentivarne la trasformazione in realtà. Ci riferiamo al timore (per certi, la consapevolezza) che i tunnel per il superamento di Alba resteranno a lungo inghiottiti nel progetto. Sullo sfondo compare un incubo: l’essenziale diventerà concludere il collegamento autostradale, in qualsiasi modo, anche a costo di dirottarne il traffico sulla tangenziale della città delle torri.
Momentaneamente, s’intende, in attesa di valutare il modo migliore per superare il Tanaro passando sotto il letto del fiume. Peccato però che l’Asti-Cuneo ci abbia abituati a “momenti” che durano anni, anche decenni…

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La trifola vola dalla Hilton

10 novembre 2008

Grinzane Cavour

Sarà l’influenza di Wall Street, le conseguenze della crisi economica o il corto circuito di un sistema, come afferma qui accanto Roberto Ponzio, ma la decima edizione dell’Asta del tartufo bianco d’Alba è stata sotto tono. Non per la platea di Vip che ha come sempre affollato il salone del castello di Grinzane, quanto per il “misero” incasso: 118.000 euro dalle sedi di Grinzane, Tokyo e Merano, meno di quanto, lo scorso anno, si ottenne solo per l’ultimo tartufo, assegnato per 143 mila euro.
Mattatore è stato Ezio Greggio, giunto con mezz’ora di ritardo. Si sa: lo spettacolo deve iniziare, così anche senza presentatore si è provveduto a far fuori i primi due lotti grinzanesi, non prima dei saluti di rito, quelli del senatore Tomaso Zanoletti, presidente dell’Enoteca regionale, e quelli della presidente della Regione, Mercedes Bresso (la quale ha annunciato che sarà pubblicato da Rizzoli il suo primo romanzo le cui vicende prendono le mosse dall’Asta del tartufo).
Il richiamo di entrambi alla crisi ha evocato tristi presagi, toccati con mano poco dopo.
Primo lotto grinzanese (162 grammi) con sponsor la campionessa olimpionica Josefa Idem, incassato da Giuliano Soria per 3.200 euro. Secondo lotto (186 grammi) con testimonial Livia Azzariti, acquistato da Fabio Franciosi, titolare del “Belvedere” di La Morra, per 3.500 euro.
A spezzare le puntate arriva Greggio che fredda l’Azzariti la quale gli domanda se sia a conoscenza delle proprietà afrodisiache del tartufo: «No, non ne ho bisogno. Vi ho portato le mie due tartufine (leggi veline, ndr). Annusatele, ma non mettetele all’asta».
A “sponsorizzare” il terzo lotto grinzanese (256 grammi) c’è la scrittrice ruandese Scholastique Mukasonga, che convince l’imprenditore milanese Romano Silini, il quale sborsa 4.200 euro.
Cambio di scena: consegna del riconoscimento di “ambasciatore del tartufo d’Alba nel mondo” allo chef Heinz Beck di “La pergola” di Roma poi via al quarto lotto (284 grammi) che fa esclamare a Greggio il suo inconfondibile: «Che bestia! Che roba!».
A far da testimonial sale alla ribalta la presentatrice cuneese Elisa Isoardi. L’imprenditore Dario Stroppiana non si fa scappare l’occasione e porta a casa la “trifola” per 6.000 euro, mentre da Merano giunge notizia di puntate assai elevate fatte da Vittorio Moretti, «produttore di spumante», lo definisce il co-conduttore dell’asta Davide Paolini, ma il collegamento è ancora aperto e Moretti non la prende bene. Chiama Greggio a far chiarezza: «Ezio, digli che qui si produce Franciacorta».
La guerra è aperta e per il quinto lotto Grinzane fa di tutto per superare Merano. Ben tre testimonial per quei 500 grammi di aroma: accanto a Mauro Carbone, direttore dell’Ente turismo territoriale, ci sono la miss Tania Zamparo e il cantautore Francesco Renga. Ciascuno ci mette del suo per rendere più prezioso quel lotto: Beck aggiunge al mezzo chilo di trifola quella non da meno che gli è stata donata come ambasciatore e una cena per due a “La pergola”, Renga i suoi cinque cd, Greggio la possibilità di assistere a una puntata di “Striscia la notizia” in prima fila e di portarsi a casa le canottiere delle veline. L’intero pacchetto è acquisito per 12.000 euro dall’imprenditore milanese Guido Borghi.
Siamo alle battute finali.
L’ultimo lotto, di 850 grammi, se lo contendono le tre sedi. A far da testimonial c’è Martina Colombari. Tokyo fa fuori in un batter d’occhio Grinzane e poco dopo annienta pure Merano. La trifola volerà in Giappone acquistata, con 24.000 euro, da Kazumasa Terada, presidente dell’azienda di borse “Samantha Tavasa” per conto di Nicky Hilton, sorella di Paris. E nella sala delle maschere del castello si spengono i riflettori anche sulla decima edizione dell’asta.
Elisa Broccardo

In Consiglio la rottura fra Udc e “Progetto Bra”?

10 novembre 2008

Bra

Alle 17,30 di oggi, martedì 11 novembre, si riunirà il Consiglio comunale.L’ordine del giorno prevede, accanto alle comunicazioni del presidente, Gian Massimo Vuerich, e del sindaco Camillo Scimone, il dibattito su alcune interrogazioni dei consiglieri di opposizione. Si parlerà inoltre di sdemanializzazione di un tratto di via Boetto e dell’acquisizione di parte del sedime di via 1° maggio, corso Monviso e via Ravello, di pianificazione urbanistica di un’area in via don Orione e di modifiche al regolamento del Consiglio.
Ma c’è attesa, soprattutto, per alcune mozioni presentate dalla minoranza: una sulla situazione del Tribunale albese di cui parliamo in questa pagina, le altre sulla legge elettorale nazionale (con la richiesta di riattivare il voto di preferenza), sui tagli governativi al fondo per le politiche sociali e sulla riforma dell’istruzione.
Proprio queste mozioni potrebbero originare, come già abbiamo avuto modo di dire nelle settimane scorse, colpi di scena non indifferenti all’interno del quadro politico amministrativo braidese determinando la spaccatura di “Progetto Bra”.
Marcello Lusso, consigliere di quel gruppo, unico al momento ad aver aderito all’Udc dopo la rottura del partito di Pierferdinando Casini con Forza Italia e An, afferma: «Voterò quelle mozioni seguendo le linee dell’Udc e non di “Progetto Bra”, dunque, seppur proponendo qualche aggiustamento, darò voto favorevole. Del resto da tempo l’Udc si batte per il ripristino del voto di preferenza e a favore delle politiche sociali e afferma che la riforma della scuola non può essere effettuata a suon di decreti che sminuiscono il ruolo del Parlamento».
Che simili affermazioni possano preannunciare scissioni e lascino intravedere una campagna elettorale ormai alle porte è fin troppo evidente.
Al momento non ho costituito in Consiglio un gruppo dell’Udc, ma se la situazione dovesse cambiare determinando risvolti che renderebbero incompatibile la mia presenza in “Progetto Bra”, non avrei problemi a farlo», afferma Lusso rilevando come la Sezione cittadina dell’Udc fisserà a breve un congresso per eleggere la propria segreteria e abbia già in calendario per martedì 18 un incontro con i tesserati per iniziare a stilare un programma in vista delle prossime amministrative e di future alleanze.
«Sosterremo il candidato sindaco che condividerà il nostro programma e, se né centro-sinistra né centro-destra lo faranno in modo adeguato, non avremo problemi a correre da soli».
Dopo Alba, anche a Bra l’Udc prepara la riscossa e apre possibili cambi di scenario come spieghiamo anche nell’articolo qui sotto.

Elisa Broccardo

Scuola, chi va in piazza e chi no

10 novembre 2008

Bra

Se l’obiettivo dello sciopero dello scorso giovedì contro la riforma Gelmini era di mandare in tilt, seppur per poche ore, il sistema scuola così come siamo abituati a concepirlo, conferendo alla protesta dimensioni tali da renderla evidente anche in una quotidianità spezzata in modo netto, allora non si può che affermare che il traguardo sia stato raggiunto.
Forse da tempo non si assisteva a un incrociare di braccia così generalizzato che ha coinvolto personale docente, tecnico e amministrativo, collaboratori scolastici e studenti svuotando di fatto le scuole, a Bra come altrove.
I numeri della mobilitazione sono eccezionali. Un esempio: al liceo “Giolitti-Gandino” il numero di alunni tra i banchi giovedì mattina sfiorava a malapena il mezzo centinaio, per contare gli insegnanti presenti (un’ottantina in genere) erano più che sufficienti le dita di due mani e per individuare i bidelli risultavano abbondanti quelle di una.
«Sciopero riuscito», commenta un liceale snocciolando questi numeri segno che, afferma, «qualcosa in effetti nella riforma non va. Ma non tutto, ne sono convinto. Certi cambiamenti sono necessari. Per questo io sono qui, a scuola, oggi».
È doveroso dar spazio alle ragioni dei manifestanti, di quanti con banchetti e presidi allestiti a Bra o partecipando ai principali cortei organizzati in zona (a Cuneo e a Torino) hanno voluto evidenziare il loro non accordo con la riforma: lo facciamo alle pagg. 10 e 11. Ma ci è parso altrettanto doveroso dar spazio a chi, giovedì mattina, ha deciso di rimanere in aula.
Per questo ci siamo recati presso le scuole superiori della nostra città per sentire le ragioni dei “dissidenti”.
Tra quanti infatti si sono recati a scuola, alcuni (pochi in vero rispetto ai già pochi presenti), lo hanno fatto in maniera ponderata, quasi ad esprimere solidarietà al ministro Mariastella Gelmini e alla sua riforma.
A riassumere le loro posizioni è un gruppo di liceali che frequentano perlopiù le classi quinte del “Giolitti-Gandino”.
L’approccio è senza dubbio assai determinato: «Oggi», afferma uno studente, «non abbiamo fatto lezione e nessuno ci ha insegnato qualcosa. Io mi sento danneggiato, leso in un diritto e tanto più dovrebbero sentire questo disagio gli alunni di prima e di seconda che sono in classe senza insegnanti. Per loro quella è scuola dell’obbligo».
Infiammata la miccia, il capannello prima ridotto ai minimi termini si amplia: alcuni si avvicinano e vogliono dire la loro. «La riforma della scuola è solo un pretesto adottato da alcuni per portare in piazza il maggior numero di persone a manifestare contro il Governo. La disinformazione dei più ha fatto il resto: in pochi hanno approfondito i contenuti del decreto Gelmini e credono a quanto viene loro raccontato. Io quel decreto l’ho letto e ci trovo nulla di sbagliato, anzi».
Si infervora il nostro interlocutore e si sostituisce all’intervistatore: «Sa qual è la cosa che più mi fa arrabbiare? È il fatto che la gran parte dei miei compagni non è venuto a scuola per inerzia, ma non ha idea di cosa cambierà o non cambierà nella scuola. Neppure sono andati a protestare a ragion veduta. Hanno preferito dormire qualche ora in più. Tutti maggiorenni che hanno diritto al voto. Mi chiedo: in che mani siamo? La gran parte di chi mi circonda non assume decisioni con la propria testa, ma si limita a subire una protesta che non ha ragion d’essere».
Il clima si scioglie e si apre il dibattito.

Elisa Broccardo

«Rinaudo ha molte ragioni sull’inquinamento a Bra»

10 novembre 2008

Bra

Sette giorni questo giornale ha pubblicato una lettera aperta indirizzata all’assessore comunale Gianfranco Dallorto dal presidente del circolo Legambiente, Gianni Rinaudo, il quale ha ribadito la grave situazione di inquinamento ambientale di Bra, spiegando che essa è incrementata dall’altezza degli edifici. Di qui l’appello ai progettisti, a Dallorto particolare, per il suo duplice ruolo di architetto e di esponente dell’Esecutivo comunale, a evitare di incrementare il ristagno dell’aria anche attraverso la realizzazione di edifici imponenti dove oggi sorgono piccole abitazioni e giardini.
Ecco la replica a Rinaudo dell’assessore Dallorto sollecitatagli da Braoggi.

Le preoccupazioni che lei esprime sono le stesse che in questi anni hanno visto coinvolti tutti gli assessorati, in primis il Sindaco, nell’affrontare un problema così delicato e complesso qual è l’ambiente per la vita dei cittadini che costituiscono la comunità di cui noi facciamo parte.
Sono passati alcuni decenni da quando ci siamo resi conto che il mondo è un sistema unico, integrato e sinergico, ma anche piccolo e fragile. Sappiamo anche che, per la prima volta nella storia dell’umanità, la maggior parte degli abitanti del pianeta conduce una vita urbana.
Le proiezioni ci dicono che la tendenza si protrarrà: secondo le previsioni, nel 2050 si sarà concentrato nelle città il 75 per cento della popolazione globale, la quale risiederà perlopiù in megalopoli di svariati milioni di abitanti e in regioni a intensa urbanizzazione, estese oltre i confini degli Stati e dei continenti.
Che cosa implica questa vastità per chi abita nelle città e per chi le costruisce? In che modo il modello dell’urbanità che da secoli sostiene l’esistenza umana può servirci a comprendere la forma nascente di “metropolitanità” introdotta da questo nuovo secolo di massiccia urbanizzazione globale?
Qual è il complesso rapporto tra forma urbana e vita cittadina? Come intervenire per realizzare un mutamento positivo?
Queste sono le tematiche che stiamo affrontando come Amministrazione civica proprio in questo momento di cambiamento e di programmazione dello sviluppo del territorio.
Il paradosso urbano per definizione, composto da confronto e promesse, tensione e alleviamento, coesione sociale ed esclusione, ricchezza urbana e intensa miseria, è un’equazione profondamente spaziale dall’enorme potenziale democratico.
In fin dei conti la forma che attribuiamo alla società influenza la vita quotidiana di chi vive e lavora nelle città di tutto il mondo.
La costruzione di una piccola palestra, di un centro culturale o di uno spazio verde all’aperto nel cuore di un quartiere povero dà dignità all’esistenza di comunità spodestate e può trasformare in modo radicale la vita degli abitanti.
Nella nostra veste di architetti, urbanisti e amministratori, ci impegniamo ogni giorno a creare le condizioni che possano consentire l’interazione sociale o diventare fonte di esclusione e di dominio, concentrandoci sul modo in cui le città del mondo stanno mutando a livello globale e locale, studiando il modo in cui le nuove forme di trasporto e di progettazione urbana possono promuovere la giustizia e l’equità sociale, esaminando i rapporti tra forma delle città e sostenibilità e comprendendo il potenziale coesivo degli spazi pubblici.
La sua lettera getta uno sguardo sul valore sociale dell’architettura cittadina braidese, espone suggerimenti che la programmazione urbanistica futura dovrà tenere in considerazione e che, come addetto ai lavori, penso di avere il dovere di approfondire.
Ma le città sono fatte anche dalle persone che, con i loro piccoli o grandi atti di egoismo, spesso condizionano in linea temporale l’attuazione dei cambiamenti.
Caro Gianni, se confidenzialmente così mi consenti di chiamarti, dobbiamo pazientare e lavorare e perseverare affinché nella nostra società si diffonda una coscienza civica responsabile, non prevalga l’“ego” dei piccoli o grandi interessi, siano essi di partito, di opinione o economici, e si valorizzino i passi compiuti dalle amministrazioni pubbliche come la nostra, che nel suo trascorso ha contribuito all’avvio di cambiamenti che tutti auspichiamo si concretizzino, seppur a gradi, per diventare grandi e definitivi.

Gianfranco Dallorto
(assessore comunale
ai lavori pubblici,
Bra)

Calcoli preelettorali sommarivesi

3 novembre 2008

Sommariva del Bosco

Di solito incandescente anche in questioni all’apparenza marginali, il clima dell’attività politico-amministrativa sommarivese pare essersi tutto a un tratto impigrito. Di certo si è fatto meno loquace.
Ma l’apparenza inganna. L’approssimarsi della campagna elettorale impone che le parole siano sussurrate negli incontri che si susseguono tra i vari gruppi per la scelta dei migliori candidati alla poltrona di sindaco. Scoprire le carte prima del tempo si rivela spesso controproducente e le scelte vanno ben ponderate. Tanto più che a fare da ulteriore variabile in un contesto già complicato c’è una sentenza del Consiglio di Stato in merito alla surroga di Giuseppe Mirabile attesa in coincidenza con il periodo preelettorale. Quanto stabilito a Roma potrebbe influenzare l’esito delle amministrative, suggerendo agli elettori l’eccessivo accanimento degli uni o degli altri.
In una simile situazione non è facile carpire sentori, candidature più o meno accreditate, proposte. Ma al tempo stesso, come altrove, il totosindaco impazza.
Partiamo dall’attuale compagine di maggioranza. Le recenti dichiarazioni espresse in Consiglio non fanno che palesare quanto era intuibile, ovvero la piena sinergia con cui operano i gruppi che la compongono: la parte rimasta in maggioranza di “Vivere Sommariva”, legata al sindaco Andrea Pedussia, e quella che si è scissa da “Sommariva di tutti” andando ad appoggiare il primo cittadino (Serenella Pinca, che oggi ricopre il ruolo di vicesindaco, Pierpaolo Giudice e Mirabile).
L’intenzione di continuare a lavorare in team portando a compimento quanto finora è stato avviato è espressa da Pedussia, il quale non si sbilancia sul ruolo che si candiderà a occupare. Se per alcuni pare scontato che sarà lui il candidato sindaco, altri affermano che è ancora in corso il braccio di ferro tra la parte residua di “Vivere Sommariva” e il gruppo di Pinca, Giudice e Mirabile legato al Partito democratico.
Pinca potrebbe aspirare a “salire di grado” puntando direttamente alla poltrona principale a meno che, e l’ipotesi pare tutt’altro che azzardata, considerato il ruolo occupato nel locale Coordinamento del Pd, per lei non si profili una candidatura in Consiglio provinciale.
Se il rischio dell’attuale maggioranza è di avere troppi galli nel pollaio, non sono da meno i gruppi della minoranza. Paiono lavorare in piena collaborazione in vista di prossimi disegni “Sommariva concreta” (guidata da Carlo Giordanengo, con Antonio Bogetti, Marco Pedussia e Lorenzo Demichelis) e “Voce dei sommarivesi” (Francesco Gramari e Liliana Dogliani). Tra loro Marco Pedussia parrebbe essere il candidato ideale, come confermerebbero alcune posizioni e affermazioni in Consiglio. Ma la questione sarebbe ancora in corso di valutazione: Demichelis, infatti, dall’alto dei quasi 300 voti individuali portati al mulino di Andrea Pedussia durante le scorse elezioni, potrebbe risultare un cavallo vincente, oltre tutto capace di maggiori mediazioni. Si tratterà di vedere se la ritrosia del diretto interessato a occupare ruoli di vertice sarà vinta dalle insistenze dei compagni d’avventura.
Un altro avvicinamento pare all’orizzonte: quello tra il gruppo “In Comune per Sommariva” guidato da Fabrizio Vanni e strettamente legato all’ex sindaco del paese (e suo padre), Pierluigi Vanni, con Bernardino Borri rimasto solo, in Consiglio, a rappresentare “Sommariva di tutti”.
In questo caso il candidato più accreditato pare essere proprio l’ex primo cittadino che, con la sua pluriennale esperienza amministrativa, sembra non voler essere secondo a nessuno.
A meno che… Spesso in politica a far fare un passo indietro quanto ad aggregare è la lotta contro il nemico comune. Il desiderio di veder sconfitto Andrea Pedussia potrebbe invogliare Vanni e i suoi ex (Demichelis e Marco Pedussia insieme al loro entourage) a fare fronte comune contro il primo cittadino. I contatti si starebbero facendo intensi e potrebbero approdare a risultati concreti, qualora si raggiungesse l’accordo su chi sarà il candidato a sindaco e su chi dovrà accontentarsi di fare il vice.
Fin qui la situazione guardando al Consiglio comunale. Ma i gruppi a scendere in campo potrebbero essere di più.
Che fine ha fatto per esempio, Marcello Dattrino, che nel 2004 si presentò con una propria lista tra gli aspiranti alla guida della città? E ancora: se velleità da sindaco o almeno da aspirante tornassero ad animare personalità come Giacomino Groppo? Forse si tratterebbe di liste per così dire minoritarie, ma che sposterebbero voti e potrebbero rivelarsi pericolose per gli altri candidati.
E così, dopo il tempo degli scontri e del tutti contro tutti, a Sommariva è venuto quello della ricerca della conciliazione.
Necessariamente.

Elisa Broccardo

Chi in corsa per guidare Comune e Provincia?

27 ottobre 2008

Bra

Un mesetto fa parlavamo di cannonate in lontananza. Ora la prima linea è più vicina, giacché il tempo passa e le candidature per le elezioni amministrative di primavera dovranno presto essere definite, se non rese pubbliche.
Di quanto accade ad Alba, con riverberi in tutta la Granda e forse non solo, ci occupiamo a pag. 17. E a pag. 11 ospitiamo il botta e risposta fra Beppe Lauria di An (il quale, come sempre senza peli sulla lingua, ha rinunciato alla nomina ad assessore provinciale) e Raffaele Costa (altrettanto diretto nella replica), utile non a chiarire la situazione (più che mai confusa), ma a evidenziare una volta di più la tensione esistente nel centro-destra, innescata in parte dalla “campagna acquisti” portata avanti dalla Lega nord soprattutto nelle file del Popolo della libertà.
Qui diamo uno sguardo alla situazione braidese, che non concerne soltanto i nomi in lizza per la gestione del municipio nel quinquennio 2009-2014, bensì pure quelli aspiranti al timone di comando della Provincia. Eh sì, perché Franco Guida, seppur silente per evidenti ragioni di opportunità, ma sempre sostenuto a spada tratta da tutto il gruppo fuoriuscito dall’Udc (e, a livello più ampio, da Carlo Giovanardi), resta il pretendente favorito al ruolo di successore di Costa, se questi davvero non si ripresentasse.
Solo che la guerra scoppiata ad Alba fra gli ex e gli attuali Udc rischia di mettere a repentaglio la candidatura unitaria dell’ex Sindaco di Bra, già maldigerita dal Carroccio.
In politica alle parole non sempre, anzi di rado, seguono i fatti (al riguardo ribadiamo l’invito a leggere, a pag. 17, la spiegazione dell’ira funesta di Teresio Delfino data da Giuseppe Rossetto), però Guida al momento non è più sicuro che su di lui confluisca compatto il centro-destra.
E nel centro-sinistra? Se Atene piange, Sparta non ride: lo dimostrano le polemiche interne albesi. Ma sotto la Zizzola l’ipotesi che Bruna Sibille ritenti il colpaccio fallito per un soffio nel 2004 azzera ogni possibile tensione: se l’Assessore regionale scendesse di nuovo in lizza, metterebbe tutti d’accordo (almeno nel Pd).
Ma che ne è dell’ipotesi che si candidi Domenico Dogliani, lanciata da questo giornale? La cosa ha fatto rumore, ha suscitato molto interesse, nonché qualche speranza, e nessuno ha smentito nulla.
Dal canto suo, l’ambasciatore della “Ferrero” nel mondo sul suo giornale sabato ha vergato un articolo di fondo che, sotto forma di sogno, spiega come egli vedrebbe Bra nel 2015, cioè allo scadere del prossimo mandato amministrativo…
È un segnale? Se anche lo fosse, occorrerebbe che si verificasse ciò che appare un’utopia: il rimescolamento delle alleanze, tipo “unità nazionale”, che porti a una candidatura unitaria. Oggi, 28 ottobre 2008, è impossibile; fra qualche settimana, chissà.

Claudio Puppione

La città rischia di soffocare; appello di Legambiente

27 ottobre 2008

Bra

Riceviamo per conoscenza e pubblichiamo una lettera aperta all’assessore ai lavori pubblici, Gianfranco Dallorto. Restiamo ovviamente a disposizione per le eventuali repliche a quanto affermato dal Presidente del circolo Legambiente della città della Zizzola.

Gentilissimo assessore architetto Gianfranco Dallorto, come lei ben saprà, l’Esa (Agenzia spaziale europea) ha mandato nello spazio un satellite, Envisat, che ha all’interno uno strumento che si chiama “Sciamachy”. Esso produce una mappa dell’inquinamento aereo globale in cui si evince che la Padania è tra le zone più inquinate del mondo. Il centro urbano di Bra, per la sua geomorfologia, raddoppia in negativo le caratteristiche della Pianura padana.
La grande pianura è aperta ad est, ma racchiusa dalle Alpi a nord e e ovest e dagli Appennini a sud; Bra, invece, pur trovandosi nel catino padano, è pure chiusa a est, nord-est da uno spallone collinare che si erge di circa 100 metri sul centro abitato. A Bra, racconta una ricerca fatta dall’Arpa di Cuneo nel 2005, «gli episodi di vento, ovvero con velocità inferiori a 0,5 m/s, si sono verificati nel 29,4% delle ore. Essi sono stati maggiormente frequenti nelle ore notturne (45%). Mediamente il vento ha avuto una velocità contenute al di sotto di 2 m/s (…) si deduce che la zona non è sottoposta a regimi di brezza» (cfr http://www.arpa.piemonte.it/upload/dl/Aria/RELAZIONE_BRA_2005-3.PDF).
La città è riuscita a far migliorare le emissione delle aziende e ciò anche grazie all’Aia (autorizzazione integrata ambientale) richiesta dall’Europa, dall’Italia, dalla Regione e dalla Provincia a tutte le aziende con significativo impatto ambientale. Ma solo in minima parte si è intervenuti sulla viabilità interna al centro urbano. Come ben lei saprà, nella città madre di Slow Food continuano a imperversare ben dieci semafori che, specie nelle ore d’intenso traffico, fanno produrre una quantità enorme di smog perché rallentano migliaia di auto. Togliere i semafori e realizzare solo sensi unici permetterebbe di usare di più la bici e aumenterebbe i posti auto liberi.
Perché ciò non si realizzi è un bel mistero.
Andare in bici o a piedi nel centro urbano dalle 7 alle 9, dalle 12 alle 13 e dalle 17 alle 19,30 è come volersi suicidare. Nei giorni feriali, nelle vie più trafficate si respirano solo veleni e ciò in genere da ottobre a marzo.  Sono ben sei mesi.
L’aria a Bra ha un ricambio molto lento. Il ricambio dell’aria nella “braida” avviene solo dopo ore e ciò a causa della ridotta ventosità certificata dall’Arpa di Cuneo.
Come lei, tutti gli architetti, ingegneri e geometri e le imprese che operano nel nostro centro urbano forse non conoscono a sufficienza ciò che provoca alla salute dei cittadini che abitano nel centro urbano, il ristagno dell’aria inquinata nei mesi invernali.
L’inquinamento a Bra è elevato e questo è causa della recrudescenza delle malattie respiratorie, in quanto le Pm10 sono le particelle di fumo più fini, quelle che entrano nei polmoni e che vanno giù fino ai bronchi. Come lei saprà si respira, in media, oltre ventimila volte al giorno.
Una causa del ristagno dell’aria inquinata nel centro di Bra è costruire palazzi oltre i due-tre piani fuori terra. Si è affermata la pratica insana di costruire palazzi troppo alti dove prima c’erano piccole abitazioni o giardini. I palazzi a quattro, cinque, sei o sette piani bisognerebbe costruirli dove esiste una ventosità medio-alta. Per Bra questa moda di costruire oltre i tre piani fuori terra è nociva. Si costruisco case alte in vie strette e, per di più, si fanno passare auto a volontà. Purtroppo anche in queste settimane si continuano a costruire “dighe” al ricambio atmosferico nel centro urbano.
Costruire palazzi di oltre tre piani fuori terra nelle vie di Bra vuol dire decuplicare l’effetto di ristagno e quindi dell’inquinamento che ammorba la Padania. Purtroppo, se non ci sarà un copernicano cambiamento nel costruire nella nostra città, respireremo sempre meno bene e la causa sarà anche dell’edilizia, dei Prg.
A noi non rimane che continuare a dire e a scrivere che oggi a Bra una causa dell’inquinamento sono le case troppo alte che bloccano il ricambio atmosferico. Prima o poi riusciremo a convincervi della sensatezza delle nostre proposte, ne siamo certi.
È vero: le aziende, le auto e il riscaldamento sono tre fonti di smog riconosciute ovunque, ma a Bra il modo di costruire le case, i palazzi ha rilevanza più che altrove. Domandiamo a lei e a tutti i professionisti dell’edilizia di darci una mano a respirare meglio. Pensate ai polmoni di bimbi e anziani e anche ai vostri, oltre che a quelli dei vostri familiari.

Gianni Rinaudo
(presidente del circolo
Legambiente di Bra)

Giacomo Pirra: «Investiamo ancora sul futuro»

27 ottobre 2008

Bra

Una buona dose di realismo, ma privo di qualsiasi tipo di sfiducia, è emerso dall’intervento di Giacomo Pirra, presidente di zona di Confartigianato, durante la festa che domenica ha visto riuniti i soci.
La crisi c’è, inutile negarlo, «e sta facendo vivere anche a noi artigiani un periodo difficile in cui crescere e produrre vuol dire sacrificio, imprevedibilità e nuove spese». Ad aggravare la situazione, accanto ai costi elevati, permane l’eccesso di burocrazia che «ci ha privati delle giovani leve, svuotando di risorse umane il serbatoio di esperienza acquisita dall’apprendista nelle nostre botteghe» e generando disoccupazione.
Ma a una situazione non rosea Pirra ha replicato invocando i valori intrinsechi al mondo artigiano e la capacità «di rimboccarsi le maniche consci di non poterci aspettare niente dagli altri, di tener duro diventando ancora una volta il motore trainante dell’economia italiana».
L’ha fatto rivolgendo un doppio appello.
Il primo ai governanti affinché «ci aiutino a difendere l’artigianato senza intoppi e penalizzazioni, cercando di semplificare gli adempimenti che oggi ingessano l’operato del lavoratore, ostacolano la crescita delle aziende, smorzano gli entusiasmi degli imprenditori», nella consapevolezza che a simili risultati si possa giungere solo attraverso il dialogo a la sinergia tra le parti.
Il secondo appello, forse il più accorato, Pirra l’ha rivolto ai “suoi” artigiani: «Non perdetevi di coraggio, non lasciatevi influenzare dal terrorismo fatto da alcuni mass media, continuate a investire in tecnologie e innovazione. Non perdete il treno, perché quello non aspetta e il mondo, seppur più lentamente, continua ad andare avanti. Facciamo la nostra parte per aiutare l’economia, per essere competitivi sul mercato così da superare, per il bene di tutti, questa crisi. E ricordiamo che dopo ogni tempesta è sempre arrivato il sole!».

Elisa Broccardo

Fermati un albese e la sua compagna con oltre un chilo di hascish

20 ottobre 2008

Alba

I Carabinieri hanno assestato un altro duro colpo al mercato dello spaccio delle sostanze stupefacenti.
Sono stati arrestati due 20enni incensurati (M.C. di Alba e la sua convivente I.C. di Bra, entrambi figli di professionisti) con le gravi accuse di coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti.
A loro sono arrivati i militari della stazione di Corneliano agli ordini del maresciallo Giovanni Ielo, dopo appostamenti e pedinamenti protrattisi per alcuni giorni. La coppia era tenuta sotto discreto controllo dai militari, insospettiti dal tenore di vita dei due giovani, entrambi disoccupati.
Nella serata di mercoledì scorso i Carabinieri hanno bloccato i due mentre si trovavano a bordo della loro vettura ed erano diretti ad Alba. La coppia ha tentato la fuga, ma è stata fermata. Nel loro veicolo i militari hanno trovato 600 grammi di hashish, già suddivisi in sei panetti.
Nell’appartamento affittato dai due arrestati è stata effettuata una perquisizione con la collaborazione di un’unità cinofila della Polizia penitenziaria di Asti, che ha consentito di rinvenire e porre sotto sequestro altri 450 grammi di hashish e una serra domestica per la coltivazione di marijuana, dotata di lampade alogene e condizionatori per garantire il microclima necessario allo sviluppo delle sei piante dell’altezza di circa un metro in essa coltivate.
Sono stati trovati anche numerosi semi di canapa indiana, una dose di cocaina e una dose dell’allucinogeno “Mdma”, diffuso perlopiù tra i giovani nelle discoteche, diventato famoso con la canzone del gruppo rock “Baustelle”.
I Carabinieri hanno sequestrato anche 12.500 euro in contanti, ritenendoli provento del traffico illecito.
Lo stupefacente, tra i più rilevanti quantitativi di droga sequestrati ad Alba, sul mercato clandestino avrebbe un valore di 6.000 euro

Sono state due in tutto le notti che la coppia ha dovuto trascorrere in carcere. Venerdì 17 ottobre, davanti al giudice del Tribunale di Alba Francesca Di Naro, ha avuto luogo l’udienza di convalida del fermo e i due legali dei ragazzi, Roberto Ponzio per l’albese, Caterina Pasini, d’ufficio per la braidese, hanno chiesto il patteggiamento per lo spaccio di sostanze stupefacenti e la coltivazione di marijuana, ottenendo la condanna a un anno con la condizionale. I giovani sono stati subito scarcerati.

Così sarà l’area tra le vie Cavour e Audisio

20 ottobre 2008

Bra

«Io mi rifiuto di fare falsi storici. Se qualcosa ha un senso e una storia peculiare in un determinato contesto, lo si recupera o, meglio, lo si restaura. Altrimenti, piuttosto di falsificare, si ricostruisce. Del resto abbiamo a disposizione materiali all’avanguardia, nuove tecnologie. Perché abbinarli a un falso e non a una linea architettonica che esprima contemporaneità?».
Sono necessarie queste premesse per sviluppare l’argomento che proponiamo.
A esprimerle è l’architetto braidese Flavio Lovizolo a cui la “Cassa di risparmio di Bra” ha affidato la stesura del piano particolareggiato per l’area compresa tra via Audisio e via Cavour. Un prospetto approvato dalla Commissione urbanistica seppure con l’impegno assunto dai vertici della “Crb” e dal progettista di modificare in parte, per quanto riguarda l’aspetto estetico, le facciate degli edifici su via Cavour. Se quella parte è in fase di rivisitazione, e si può affermare solo che è previsto l’allineamento degli edifici di proprietà “Crb” a quelli adiacenti, con l’innalzamento di un paio di piani, il resto lo si può osservare in questa pagina.
Proprio da via Cavour si aprirà una nuova visuale che porterà lo sguardo fino a via Audisio. «Gli attuali edifici sono a cortina, chiusi», spiega Lovizolo. «Con la traversabilità dell’area, ottenuta con la demolizione del fabbricato ex Gec, si creerà una nuova prospettiva». E i porticati a piano terra e l’ampio utilizzo di vetro contribuiranno a determinarla.
Dal piano terra di via Cavour si potrà accedere, tramite una galleria che ospiterà negozi, al cortile interno verso via Sarti. Qui saranno sistemati parcheggi, ma soprattutto molto verde, ripreso anche con terrazze alberate al primo piano, dal lato interno dell’edificio, e sopra l’edificio a ponte in vetro e marmo che, affacciato su via Sarti, collegherà gli uffici della banca con il nuovo auditorium, al quale si accederà da via Sarti. Poi, tra le via Sarti e Audisio, saranno collocati un altro fabbricato a ponte e due parcheggi: uno a due piani, interrato (in parte a disposizione della “Crb”, in parte con box auto privati), uno a raso, inerbito e alberato, con posti pubblici.
Fino ad arrivare a via Audisio dov’è previsto il rifacimento dell’edificio che un tempo ospitava il centro anziani per dare continuità all’intero intervento. Insomma, un vero cambio di prospettiva, assicura il progettista.

Elisa Broccardo

La Confartigianato di Bra fa festa con i suoi associati

20 ottobre 2008

Bra

Due giorni per celebrare il forte legame fra gli artigiani e la loro associazione: la Confartigianato zonale si sta preparando per la tradizionale manifestazione che come ogni anno vedrà la premiazione di numerosi associati, oltre a vari momenti conviviali.
Bra torna a rendere omaggio agli artigiani e lo fa con un primo momento celebrativo e di intrattenimento che avrà luogo venerdì 24 ottobre nel palazzetto dello sport di viale Risorgimento dove, alle 21, inizierà il concerto-spettacolo dell’orchestra di Franco Bagutti.
L’ingresso sarà consentito fino ad esaurimento posti.
La festa entrerà nel vivo domenica 26, nella sala conferenze “Montà” dell’hotel Cavalieri, dove al cospetto delle autorità civili, militari e di categoria saranno premiate venti ditte artigiane della zona.
A ricevere il riconoscimento saranno quattro imprese braidesi, Antonio Filippone, Ezio Avalle, Bartolomeo Maccagno e “Motorcycle” di Giuseppe Cugnolio & c; due cheraschesi, il colorificio “Val Tanaro” di Burdisso & c e “Gariano e Panero” snc; due narzolesi, Lorenzo Gatti ed Elena Olivero; due di Sommariva del Bosco, Mario Teresio Cane e Luigino De Boni; due di Sanfrè, Antonio Dellarocca e Luciano Bonino; due di Pocapaglia, “Mattis e Capriolo” snc e carrozzeria “Rosso e Battaglino” snc; “Albalanga” di Liliana Destefanis” di Ceresole; autocarrozzeria Bartolomeo Zorgnotti di Cervere; Giovanni Oberto di La Morra; “Cme” snc di Francesco Graglia & c di Santa Vittoria; “Cs” di “Cornero e Orsetti” snc di Sommariva Perno; “Lm” di Massimo Lusso di Verduno.
Nell’occasione saranno consegnati anche tre riconoscimenti speciali: due “Artigiandor”, riservati a chi si è distinto per particolari meriti a favore della comunità e del mondo artigiano, che premieranno l’impegno di Giuseppe Manassero, responsabile dell’Ufficio manifestazioni del Comune di Bra, e di Giorgio Rolfo, presidente onorario del gruppo industriale “Rolfo” spa, e il premio “Artigiani senza confini”, destinato a chi ha contribuito a far conoscere i manufatti e la professionalità del comparto nel mondo, attribuito al produttore vitivinicolo Gianni Gagliardo, originario di Monticello, la cui azienda omonima ha sede a Serra dei Turchi di La Morra.
Seguiranno il pranzo sociale nel ristorante dell’albergo e un pomeriggio di festa all’insegna della buona musica.
«La nostra festa», dice il presidente della zona di Bra di Confartigianato, Giacomo Pirra, «è diventata una preziosa occasione non solo per ringraziare i colleghi che, con dedizione e senso del dovere, hanno dato un grande contributo allo sviluppo sociale ed economico di questa area geografica, ma anche per dimostrare a quanti interverranno la coesione che nel corso degli anni ha sempre caratterizzato l’associazione».
Per avere maggiori informazioni, si può contattare la segreteria di zona di Confartigianato, in piazza Giovanni Arpino 35 (tel. 0172-429611, fax 0172-429612).

Disabili alleati per eliminare le barriere architettoniche

13 ottobre 2008

Bra

A volte cambiare prospettiva aiuta e serve, se non a risolvere i problemi, ad alleviarli.
È all’incirca la conclusione del botta e risposta, in alcuni occasioni al limite dello scontro, che ha visto protagonisti nei giorni scorsi l’Amministrazione comunale e alcune associazioni di volontariato.
Per riprendere il bandolo della matassa occorre tornare agli inizi di settembre quando, in una lettera aperta inviata al Sindaco, alcuni gruppi che lavorano a favore dei disabili hanno segnalato «il grave disagio che troviamo nel percorrere le vie della città».
Barriere architettoniche non abbattute, anzi realizzate ex novo in caso di ristrutturazioni, posteggi per disabili carenti, scomodi e usati da quanti godono di ottima salute: queste le principali recriminazioni rivolte al primo cittadino.
Nessuna risposta ufficiale è arrivata, spiegano i firmatari della missiva, se non certe dichiarazioni di alcuni assessori che non sono andate giù.
Bene. Si cambia registro.
«Inutile generare bisticci, scaramucce, contrasti», spiega Giancarlo Burdese, presidente dell’associazione “Ruota amica”, emanazione del Rotary club Bra. «Noi sappiamo cosa sono le barriere architettoniche, perché con esse dobbiamo fare i conti tutti i giorni. Un gradino da superare, un edificio pubblico senza uno scivolo d’accesso, una palina nel bel mezzo di un marciapiede sono barriere per i disabili, ma anche per una mamma con un passeggino, per un anziano, per un giovane che si è rotto una gamba. Consapevoli di cos’è una barriera architettonica e spesso anche di come fare per eliminare quel problema, abbiamo pensato di dare una mano all’Amministrazione civica, cercando forme di collaborazione».
Lo strumento attraverso cui giungere a questo risultato si chiama Oba (Osservatorio barriere architettoniche) ed è un gruppo di lavoro costituito da alcuni sodalizi attivi sul territorio (oltre a “Ruota amica”, Utim, Vism e “Sportiamo”) domenica 5 ottobre, sesta Giornata nazionale per l’abbattimento delle barriere architettoniche.
Il sodalizio è presieduto da Roberto Casetta.
Secondo in provincia di Cuneo dopo quello di Fossano avviato qualche anno fa e che ha già ottenuto lusinghieri risultati (un esponente del gruppo fossanese, per esempio, siede nella Commissione edilizia ed esprime il proprio parere sui progetti che essa valuta, guardando appunto alle barriere da abbattere), l’Oba di Bra si propone di avviare un’intensa attività finalizzata all’eliminazione delle barriere: quelle concrete, poste sulla strada dei disabili, e quelle culturali, che non consentono una piena integrazione ai portatori di handicap.
Tutto questo, per dirla con le parole dei promotori dell’iniziativa, «nell’ottica di una sempre più stretta collaborazione tra Amministrazione e cittadinanza attiva la quale intende responsabilmente farsi carico di problematiche di interesse generale e contribuire alla loro soluzione, consapevole che il miglioramento della qualità della vita passa attraverso la responsabilizzazione del singolo nell’interesse della collettività».

Strada Belvedere impercorribile, ma a qualcuno va bene così

13 ottobre 2008

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Legambiente ha denunciato, con una lettera all’Amministrazione e ai giornali, lo stato di profondo degrado in cui versa strada Belvedere, nota anche come strada “Tiraculo”.
Mi sono sentito toccato da quella segnalazione in quanto, come volontario della Protezione civile, avevo partecipato alcuni anni fa alla pulizia della strada o, meglio, all’avvio dei lavori di pulizia.
Ricordo che il buon Mario Garino, allora presidente del Comitato di frazione San Michele, aveva scritto ai volontari del gruppo civico di Protezione civile chiedendo di occuparsi della pulizia e affermando che avrebbero fatto un servizio alla città rendendo praticabile una strada chiusa da anni.
Come volontari pensionati, sempre dotati di senso civico, avevamo iniziato la pulizia e ricordo ancora perfettamente l’entusiasmo all’avvio dei lavori.
Poco dopo, però, tornò tutto affannato a trovarci e, chiedendo mille volte scusa, ci disse di sospendere i lavori, poiché c’erano dei problemi. «Si vedrà in seguito cosa fare», ci disse.
Noi sospendemmo subito tutto, ma ci rendemmo conto, trovando nella strada erba tagliata e riportata, che ai vicini della strada faceva comodo così, anche perché così non c’era il passaggio di gente che insudicia tutto e sparge chissà cos’altro, se la strada è poco frequentata e poco illuminata.
Legambiente forse non conosceva questi problemi e non ha scoperto nulla di nuovo, poiché ci sono come minimo altre tre strade o sentieri che versano nella stessa situazione in zona: per metà via Piroletto, il collegamento di via Serra con via Sant’Ignazio ostruito da un portone arrugginito in ferro, il sentiero che da via Fossaretto sale alla Zizzola.
Legambiente e il sito del Partito democratico braidese (che denuncia il fatto) sanno che qualche abitante vicino a strada Belvedere o “Tiraculo” forse potrebbe non essere contento della pulizia della comoda discarica? La cosa che mi dispiace di più è che l’amico Garino non sia più tra noi per dire chi, allora, aveva fermato i lavori, ma, soprattutto, che non ci sia più un amico che si dava molto da fare per al sua frazione e la città.
Per le persone come lui spero di esserci ancora per ripulire le strade indicate. Ma… occorre fare presto: ho molti acciacchi e tanti anni e, se non ci mettono la politica di mezzo, lo farò più volentieri. Grazie.

Insediato il nuovo Questore Ferdinando Palombi

13 ottobre 2008

Cuneo

Il nuovo questore, Ferdinando Palombi, 59 anni, originario di Benevento, ha preso servizio ieri, lunedì 13 ottobre. Arriva da Bologna, dove dirigeva la Polfer dell’Emilia Romagna, è sposato e ha tre figli, due dei quali sono in Polizia.
Il suo predecessore, Leonardo La Vigna, è stato trasferito a Roma, con un incarico di rilievo nella Direzione centrale della Polizia criminale.
Il dottor Palombi ha alle spalle anni di esperienza nelle zone più calde d’Italia. Negli anni ’80 ha diretto la Sezione omicidi di Napoli durante l’apice della faida tra i clan camorristi.
Per quattro anni è stato poi a capo del Commissariato di Lamezia Terme, quindi ha diretto la Criminalpol di Puglia e Basilicata, affrontando l’emergenza legata agli sbarchi dei clandestini.
A Bologna, nell’agosto dell’anno scorso, orchestrò l’operazione che portò alla celere cattura di Giancarlo Gallucci, affiliato al clan camorristico di Acerra evaso dal carcere di Pavia. Palombi dispose il controllo di tutti i treni in arrivo nello scalo bolognese dal nord e così la fuga del malvivente durò poche ore, perché tre agenti della Polfer lo bloccarono in un sottopassaggio della stazione centrale.
«In Piemonte ho già lavorato per un triennio, negli anni ’70, a Torino», spiega il nuovo Questore.
Entrato nella Polizia di Stato nel 1979, ha accumulato una vasta esperienza nella Polizia giudiziaria, nella lotta alla delinquenza organizzata e nella Digos: «Mi mancava solo di fare il questore e sono molto soddisfatto per l’incarico che mi è stato affidato dal Capo della Polizia», dice Palombi, che conclude: «La Polizia deve essere intesa come forza amica del cittadino. Vengo nella provincia Granda con tanta, tanta voglia di fare».

Il “totosindaco” e quelli che parlano delle pagliuzze altrui

6 ottobre 2008

Indiciamo un concorso fra i lettori, affinché ci suggeriscano gli aggettivi più consoni per definire gli atteggiamenti “giornalistici” su cui ci stiamo per soffermare. A noi, in quanto dotati di un vocabolario troppo povero (e grezzo), ne verrebbero alla mente alcuni, però non sono pubblicabili.
Da tempo si parla delle possibili candidature per le elezioni amministrative del 2009 (tra sei mesi), le consultazioni popolari più sentite e coinvolgenti per la gente, visto che si tratterà di scegliere fra persone che di norma si incontrano ogni giorno per la via, incaricate di gestire gli affari terra-terra dei cittadini.
Nel variegato mondo dell’informazione (?) locale, ci sono alcuni che scrivono un’articolessa (dicesi tale un pezzo decisamente troppo lungo, rispetto al messaggio che si vuole esprimere), nel quale iniziano dicendo che loro, essendo seri (?), non daranno spazio al “totosindaco”. Dopo di che i nove decimi del testo servono a elencare tutti i nomi già riportati da altri giornali come possibili candidati… Da premio “Pulitzer”.
Altri, in genere intellettuali sedicenti (o, meglio, secredenti) punte di diamante dell’intellighentia locale, sparano a zero contro le testate concorrenti, ribabendo che è piuttosto stupidotto rincorrere le anticipazioni sui possibili aspiranti sindaci, cioè esattamente la notizia sulla quale aveva aperto la prima pagina sette giorni prima il loro giornale.
Non paghi, aggiungono che certe “sparate” sono disperati tentativi dovuti a crisi di copie e di idee. Evangelicamente, costoro additano la pagliuzza nell’occhio altrui e dimenticano le travi con cui hanno a che fare. Poverini.

Claudio Puppione

Rumeno torna e rapisce la moglie

6 ottobre 2008

Monticello

«L’intervento tempestivo del Vigile ha consentito di allertare subito i Carabinieri, creando quella sinergia auspicabile e necessaria sul territorio, come avevo espresso nel corso del convegno sulla sicurezza tenutosi a luglio a Bra, a nome dei sindaci di Langhe e Roero. La sicurezza e la qualità della vita sono un diritto e una priorità che richiedono l’azione congiunta di più livelli di governo, con le rispettive competenze, e adeguate risorse a favore dei comuni per poterle attuare».
Sono parole di Valerio Chiesa, sindaco di Monticello, il quale si complimenta anche «con il Comando della Compagnia dei Carabinieri di Bra per il coordinamento e la brillante conclusione dell’operazione che ha portato all’arresto del sequestratore, dimostrando ancora una volta come l’Arma dei Carabinieri sia un punto di riferimento costante e qualificato per il territorio».
Il rapimento consumatosi giovedì a Monticello ha contribuito ad alimentare il dibattito in tema di sicurezza, offrendo l’esempio dei positivi risultati che si possono ottenere con una buona sinergia tra le Forze dell’ordine.
È stato infatti il civich monticellese, Marco Milano di Bra, a far scattare l’allarme, avvedendosi di quanto stava avvenendo durante un’azione di controllo e pattugliamento che il Comune attua periodicamente. Grazie alla sua segnalazione, sono stati tempestivi sia i soccorsi portati alla suocera del rapitore, accasciata a terra dopo l’aggressione, sia il piano d’azione dei Carabinieri sotto la guida del Comando di Bra del capitano Pasquale Iovinella e del Comando provinciale di Cuneo.
La ricostruzione di quanto avvenuto il 2 ottobre in località Casà di Monticello parte dalle maglie di un rapporto di coppia difficile, degenerato spesso in episodi di violenza e conclusosi con la separazione dei due rumeni che abitavano a Sommariva Perno.
Ma Marius Vasile Covaci, 32enne, non accettava di vivere lontano dalla consorte, la 23enne C.N.E. e dal figlio di 6 anni, forse anche perché il suo sostentamento veniva dallo stipendio della compagna e della suocera, impiegate in una cooperativa di servizi attiva nella zona.
Così, dopo aver cercato ospitalità in Lazio presso la sorella, è tornato nel Roero e, forse senza un preciso piano d’azione, ha bloccato, mentre transitava a Monticello, l’auto della suocera, aggredendo la donna e costringendo la moglie, che viaggiava con la madre, a salire sulla sua vetture.
Di qui è partita la fuga che li avrebbe condotti in Lazio, dove l’uomo è stato arrestato 30 ore dopo e la donna liberata.
In tal senso l’azione dei Carabinieri della Compagnia di Bra si è rivelata fondamentale.
I militari hanno al tempo stesso avviato un piano estesosi sull’intero territorio nazionale e un’operazione investigativa volta a ricostruire la vicenda e la personalità del ricercato, cercando di prevederne le intenzioni. La tempestività è stato un elemento indispensabile. Il carattere violento dell’uomo ha fatto temere che le sue intenzioni fossero di sopprimere la compagna.
Il contatto con la Compagnia dei Carabinieri di Bracciano (avviato poiché la sorella dell’uomo abita a Morlupo e l’aveva ospitato negli ultimi giorni) si è rivelato vincente. La “Seat Ibiza” del sequestratore è stata individuata e bloccata. L’uomo si trova nel carcere di Rebibbia: dovrà rispondere di sequestro di persona.

Elisa Broccardo

Alba: mancano i giudici, rischio sciopero avvocati

6 ottobre 2008

Alba

Non ci può essere giustizia se c’è lentezza dei processi. Non può che esserci lentezza se Tribunale e Procura della Repubblica lavorano con un organico ridotto all’osso, come avviene ad Alba.
Date le premesse, una sola è la conclusione: una situazione inaccettabile, quale che sia il punto da cui la si osserva, denunciati o denuncianti, avvocati o magistrati.
A dirsi allarmati sono in particolare i legali del Foro di Alba, convocati in assemblea per il pomeriggio di venerdì 10 ottobre per confrontarsi sulla carenza di organico venutosi a creare nel Tribunale e presso la Procura e per concordare le iniziative da assumere. Il presidente dell’Ordine, Giancarlo Bongioanni anticipa quali potrebbero essere le mosse della categoria: «In primo luogo, proclameremo lo stato di agitazione e poi assumeremo altre iniziative, come informare la stampa sulla situazione».
Tra le altre iniziative è contemplato lo sciopero?
«Non lo escluderei, perché la situazione è disastrosa».
L’organico per il Tribunale di Alba e Bra è di 12 giudici, mentre la Procura della Repubblica ha 5 magistrati. Per trasferimenti vari e applicazioni in scadenza, è andata via tutta una serie magistrati bravi e  preparati e oggi siamo incredibilmente sotto organico, con soli 5 giudici al Tribunale e la Procura che, a breve, rischia di rimanere con un unico magistrato.
Allo stato attuale vi è un giudice che si fa carico di tutto il civile di Alba, il dottor Marson, che da solo si occupa delle cause di lavoro e del civile di Bra, mentre il penale braidese, ora che è andato via il dottor Pisaturo, sarà appannaggio di una collega e del dottor Pasi, il quale a breve se ne andrà, perché scadono gli otto anni di applicazione.
Per palesare lo stato attuale, basti un esempio: «di recente il dottor Marson è dovuto scappare da Alba per venire a Bra perché c’erano dei processi, ma non un giudice».
«Senza contare che», aggiunge Bongioanni, «quando manderanno dei giudici di prima nomina, non potranno essere impiegati per il penale monocratico, ma solo per quello collegiale, che ormai è ridotto all’osso. Quindi saranno messi a fare il civile, con conseguente spostamento degli altri giudici».
Le considerazioni che alimentano le preoccupazioni  forensi sono numerose: «Va ancora detto che, con l’aggiunta del territorio di Carmagnola, seguito ora dalla sede distaccata di Bra, le cause penali a carico del Tribunale di Alba sono cresciute in modo esponenziale, per tacere dei problemi di incompatibilità che si verranno a creare in seguito di questa carenza, che rende difficile anche organizzare un collegio e gestire il funzionamento della macchina giudiziaria».
In conclusione, una considerazione di carattere generale: «Il bacino di utenza del Tribunale di Alba-Bra supera di 20.000 abitanti quello di Cuneo. Abbiamo un impianto produttivo-industriale-occupazionale che è tra i primi del Piemonte. Lo Stato non può abdicare così alle sue funzioni in un ambito tanto importante. Il nostro territorio dà moltissimo dal punto di vista economico finanziario, ma è debolissimo dal punto di vista politico, tant’è che è l’unico a trovarsi in tali condizioni».
Gli fa eco l’avvocato albese Roberto Ponzio: «Viene da chiedersi quale protezione abbia il nostro Tribunale sotto il profilo politico. Nulla o quasi, e forse già questo fatto ha determinato lo svuotamento. Dove ci sono altri numi tutelari, può darsi che si abbia un mantenimento dei Tribunale. Questo può essere preoccupante anche in vista della modifica della geografia giudiziaria italiana».
Raffaele Viglione

Slow Food taglia quota 100.000 soci nel mondo

6 ottobre 2008

Bra

A ventidue anni dalla fondazione (come evoluzione di Arcigola), Slow Food ha raggiunto quota centomila soci: sparse nel mondo intero, tante sono le persone iscritte all’associazione fondata da Carlo Petrini a Bra. “Braoggi” gli ha rivolto qualche domanda  per conoscere meglio il guru planetario.

Sono seduta al bar, nel mio angolo preferito, e mi godo un caffè, quando entra Carlin Petrini, il quale saluta gli amici, si siede anche lui nell’angolino preferito, ordina, apre un giornale e inizia a leggere.
È un momento di meritato relax per lui, così pieno di impegni: come posso pensare di disturbarlo per una mini-intervista?
Ma non ci penso su, mi alzo e gli chiedo: Scusa, puoi rispondere a tre, solo a tre, brevi domande?
Petrini mi sorride: «Sì, ma soltanto a tre!».
D’accordo. La prima è: qual è la cosa che ti irrita di più durante una cena?
«Quando si alzano per fumare e abbandonano la tavola. Non sanno resistere e lasciano soli gli altri commensali».
Tra tanti contatti con persone, le più disparate, qual è stato il più drammatico e quale il più gratificante?
«Il più drammatico quando, in India, in una regione grande come l’Italia, sono venuto a conoscenza del fatto che intere comunità di contadini, ben ventimila ogni anno, si suicidano perché non riescono a pagare i fertilizzanti e i prodotti chimici».
Come ventimila? Guarda che lo scrivo…
«Hai capito bene, ventimila contadini ogni anno».
E l’incontro più gratificante? Non è stato quello con Carlo d’Inghilterra?
Non mi risponde subito, ci pensa su e poi mi dice: «Il più gratificante è ritrovare nei vari centri Slow Food persone semplici con le quali stabilisco un’amicizia sincera e duratura».

Fiorella Avalle Nemolis

Asta del Barolo da record con Miss Italia

29 settembre 2008

La Morra Protagonista dell’undicesima Asta del Barolo, svoltasi domenica presso l’azienda “Gianni Gagliardo”, è stato il “Re dei vini”, che ha ribadito il suo carattere internazionale e il grande fascino esercitati su operatori e appassionati. La “Barolo hall” di Serra dei Turchi ha accolto oltre duecento appassionati degustatori e compratori da varie parti del mondo, mentre altri acquirenti si sono radunati a Hong Kong, presso il ristorante Grissini del Grand hotel Haytt, e a Pechino, al ristorante Cepe del Ritz-Carlton hotel, collegati via Internet per rispondere alle lusinghe di questo prestigioso rosso piemontese. I lotti erano trentuno più uno di beneficenza, con una straordinaria carrellata di annate (diciotto in tutto, dal 1961 al 2006) e una passerella dei migliori produttori di questo vino: ventinove aziende, tra le quali Fratelli Oddero, Francesco Rinaldi, Bartolo Mascarello, Giacomo Conterno, Poderi Luigi Einaudi, Prunotto, Azelia, Cordero di Montezemolo, Rocche dei Manzoni, Michele Chiarlo, Poderi Aldo Conterno, Germano Ettore, Paolo Scavino, Parusso, Gigi Rosso, Domenico Clerico Tenuta Carretta, Elvio Cogno, La Spinetta e Cavallotto, oltre naturalmente al padrone di casa, Gianni Gagliardo che ha proposto anche il lotto di beneficenza, un doppio magnum di 3 litri di Barolo Docg “Serre” del 2004, battuto al prezzo di 5.200 euro e aggiudicato a Ferruccio Dardanello, presidente della Camera di commercio di Cuneo. Il ricavato sarà devoluto alla scuola alberghiera “Bosco hotel school”, fondata dal missionario piemontese salesiano in Cambogia padre Roberto Panetto. Dopo i tradizionali convenevoli di benvenuto, l’asta è iniziata sotto la regia del banditore Giancarlo Montaldo, uomo del vino di Langa, professionista molto apprezzato della comunicazione e dell’organizzazione aziendale. I risultati sono stati assai importanti, superiori persino a ogni più rosea aspettativa. Già il rialzo globale dei trentadue lotti è stato consistente: partendo da una base d’asta di 27.635 euro, l’incasso è stato di 78.180 euro, con un incremento di oltre il 272%. I lotti che hanno ottenuto risultati eclatanti sono stati numerosi. La performance più importante, dopo il lotto di beneficenza, è stata quella del lotto 12, costituito da un magnum di Barolo Docg “Monfortino” 1997 di Giacomo Conterno che, partendo da una base d’asta di 350 euro, è stato aggiudicato a 2.050 euro (+586%). Al secondo posto si è piazzato il lotto 18 (due bottiglie di Barolo 1961 dell’azienda Poderi e Cantine Oddero) che aveva una base d’asta di 350 euro ed è stato aggiudicato a 1.480 euro (+423%). Al terzo posto nella classifica dei lotti più rivalutati troviamo numero 1, costituito da tre magnum dell’annata 2003 dell’azienda Ettore Germano di Serralunga che partiva da 160 euro ed è arrivato a 660 Euro (+412,5%). In quarta posizione si è inserito il lotto 27, cioè tre bottiglie di “Monfortino” di Giacomo Conterno delle annate 1982, 1988 e 1990, che aveva una base d’asta di 600 euro ed è stato aggiudicato a 2.350 euro, con un incremento del 392%. Quinto si è piazzato il lotto 6 (doppio magnum di “Bussia” 2000 dell’azienda Prunotto di Alba) che da una base d’asta di 280 euro è stato aggiudicato a 1.020 euro (+364%). Una proposta del tutto particolare sono stati i lotti in barrique (228 litri, pari a 304 bottiglie) del Barolo “Serra dei Turchi” 2006. Sono quattro lotti di un vino che Gianni Gagliardo realizza per l’asta. Partendo da 3.600 euro l’uno, sono stati aggiudicati a cifre tra 8.100 e 8.500 euro, tutti tra Pechino e Hong Kong.