Archive for the ‘Uncategorized’ Category

«E se via barbacana diventasse pedonale?»

26 gennaio 2009

Bra

Si è conclusa una prima tranche di lavori in via Barbacana che ha riguardato la riqualificazione della pavimentazione, ora in porfido. Proprio questa miglioria ha dilatato i tempi di riapertura al traffico della strada. Il porfido, infatti, richiede, dopo la posa, un periodo di assestamento, in modo che le mattonelle trovino alloggiamento adatto. Decorso questo periodo, mancherà, al completamento dell’opera, solamente l’arredo urbano, per il quale si attende il perfetto consolidamento del manto. Peraltro via Barbacana ha goduto di un trattamento speciale in questi ultimi mesi di nevicate consistenti; i mezzi che hanno rimosso la neve hanno dedicato particolare cura alla pulizia della strada, per non rischiare di rovinarla e lo sgombero è stato effettuato spesso anche dai cantonieri “armati” solo di pala proprio per evitare danni.
Ora che il manto stradale è rinnovato c’è chi attende ansioso l’apertura al traffico e chi invece sta riflettendo sul fatto che via Barbacana, pedonale, non è poi così male, anzi.
Alcuni lettori di “Braoggi” si fanno promotori di una proposta: rendere via Barbacana un’area pedonale. A detta loro il cambiamento non sarebbe poi così complesso: è sufficiente modificare un po’ la viabilità del centro storico che senza dubbio la trasformazione consentirebbe di rendere meno congestionata.
Per esempio: via Craveri a senso unico verso il centro; all’altezza di Santa Chiara due percorsi a scelta ovvero continuare e destra per via Barbacana fino all’altezza di via Bonino, svoltare a destra e raggiungere via Vittorio, oppure continuare dritto per via Santa Maria del Castello, fino a via Papera (per la quale bisogna ipotizzare un cambiamento del senso di marcia) svoltare a destra e raggiungere via Serra poi Piazza Caduti e corso Garibaldi. e questa non è che un’ipotesi.
In sostanza utilizzando meglio le piccole strade che corrono tra i palazzi del centro storico e studiando adeguati sensi di marcia si potrebbe evitare il traffico spesso al collasso del centro storico ad esempio nei giorni di mercato.
E il nuovo ingresso del municipio sarebbe sgombro da auto. È solo un’idea, ma chissà…

Cherasco: Sindaco e vicesindaco vicini alla non ricandidatura

19 gennaio 2009

Cherasco

La “città delle paci” sarà uno dei centri più grandi della zona a dover affidare le chiavi della città a una nuova Amministrazione. Ma a poche settimane dall’ufficialità più o meno formale delle candidature tutto pare ancora da definire. Così sembra. Ma come nei laghi l’acqua è ferma in superficie, sotto è tutto un vorticar di mulinelli. Per la corsa (a tappe) verso la poltrona di sindaco di Cherasco inizia a delinearsi il quadro dei partecipanti.
E, soprattutto, dei probabili non partenti. Il sindaco uscente, Pierluigi Ghigo, pur usando le parole con molta e comprensibile cautela, lascia intendere che la possibilità di concludere a giugno l’esperienza da primo cittadino non sia remota: «Non c’è niente di definito e, per quanto mi riguarda, sono piuttosto stanco e sto valutando seriamente il da farsi, anche tenendo conto delle riflessioni fatte con la mia famiglia. Il nodo, comunque, sarà sciolto a breve».
Diverse parole per esprimere lo stesso concetto le usa il vicesindaco, Gianni Avagnina: «Non ho ancora preso decisioni definitive, però sto riflettendo sul fatto che, a sessant’anni e dopo oltre sei lustri ininterrotti in municipio, sia forse tempo di lasciare spazio ai giovani. Un mese fa ero propenso a ricandidarmi, ora ritengo sia più opportuno mettersi a disposizione delle nuove leve, per portare avanti una continuità nella novità. Se ciò non sarà possibile, non avrei problemi a essere ancora in prima linea per lavorare e fare, anche perché un’infinità di persone mi chiede di candidarmi e mi sprona ad andare avanti».
Ma se i “gatti”, ovvero Sindaco e Vicesindaco uscenti, non ci fossero, ci sarebbero “topi” pronti a ballare?
Guardando all’esperienza maturata in Comune e al gradimento ottenuto alle passate elezioni, si può pensare che il ruolo calzi bene, per esempio, addosso a Claudio Bogetti. Il diretto interessato, ora come ora, preferisce guardare più all’insieme. «Di fronte a una mia candidatura», spiega l’attuale Assessore ai lavori pubblici, «non mi tirerei indietro, ma al momento non è stato deciso nulla e in questa fase conta essere uniti e che il capolista condiviso: io ho sempre lavorato per tenere insieme il gruppo, anche se magari qualcuno era per arrivare allo scontro Avagnina-Ghigo. Non pretendo di esser io il candidato sindaco, però mi importa che continui l’esperienza di “Insieme per Cherasco” che, a mio avviso, ha governato bene la città nei suoi 15 anni di esistenza».
Un altro “topo in corsa” potrebbe essere Marco Bogetti, anch’egli assessore nell’attuale Amministrazione. Lui dice: «Credo sia il momento di parlare dei progetti e dei programmi per la crescita della città e andare oltre ai nomi dei candidati. Il laboratorio “Insieme per Cherasco”, da cui è nata la lista, dovrebbe essere riconvocato, chiamando a raccolta le persone che in questi anni sono state vicine al gruppo e i tanti giovani attivi per far crescere la città».
Raffaele Viglione

La salsiccia sfida la crisi

24 novembre 2008

Bra

“Crisi” e “rilancio”: queste due parole sono risuonate con maggior frequenza durante la presentazione della dodicesima edizione della “Rassegna della salsiccia di Bra e della carne di razza piemontese”, in programma sotto la Zizzola dal 6 all’8 dicembre. Due parole a prima vista contrastanti, le quali però, negli intenti degli organizzatori, possono coesistere se si è capaci di proporre iniziative “ad hoc”.
Il concetto è semplice: in un momento di crisi generale come quello attuale, è tutt’altro che banale pensare di ottenere un’alta partecipazione. Per farlo, occorre una proposta all’insegna dell’eccellenza che valorizzi vere tipicità e lo faccia attraverso appuntamenti diversi, innovativi nella forma e nei connubi.
Accanto a ciò, per invogliare la permanenza a Bra per quel week-end lungo, tenendo anche conto che in quegli stessi giorni la città ospiterà un altro evento di prim’ordine, di rilievo nazionale, ovvero le fasi finali dei campionati italiani maschili e femminili a squadre di tennis, l’Associazione degli albergatori promuoverà appositi pacchetti-soggiorno con tariffe agevolate.
«Dopo la parentesi dello scorso anno la rassegna della carne risorge», ha commentato l’assessore alle risorse culturali, Paolo Sbuttoni. «Torniamo a una manifestazione di spessore con location e idee nuove. Saranno tre giorni intensi, anche per la concomitanza dell’evento tennistico che richiamerà un gran numero di persone».
Il direttore dell’Ascom, Luigi Barbero, confortato dalle parole del presidente Giacomo Badellino, ha rimarcato l’importanza della manifestazione, «uno degli eventi enogastronomici più importanti della città che attira l’attenzione di molti turisti, contribuisce a valorizzare anche settori come la ristorazione, ancor più coinvolta in questa edizione, e a promuovere un prodotto davvero tipico, unico nel suo genere, valorizzato dai macellai braidesi che hanno saputo coniugare tradizione e innovazione».
Mauro Carbone, direttore dell’ente turismo “Alba, Bra, Langhe, Roero”, ha sottolineato l’importanza di proposte come quella braidese, «utile per svegliare il mercato in una parte dell’anno difficile da un punto di vista turistico. La rassegna sulla carne funziona perché sembra da un prodotto vero, che è buono ed esiste e non è tirato artificiosamente in causa per incentrare su di esso una manifestazione».
Massimo Meineri, segretario di zona della Coldiretti, rimarcando la buona sinergia tra Bra e il sodalizio ha ricordato il convegno del 5 dicembre all’hotel “Cavalieri”, incentrato sulle politiche agroalimentari del futuro e annunciato l’allestimento durante la fiera di una fattoria nel mercato coperto, con un itinerario per far conoscere da vicino ai ragazzi animali come mucche, asini e cavalli, di cui, sempre più spesso, non hanno conoscenza diretta.

Raffaele Viglione

Sbloccati i fondi per la “Zona 30”

24 novembre 2008

Bra

In tema di viabilità non sono mancate, negli ultimi giorni, conferme attese da tempo.
Partiamo dalle questioni legate alla ferrovia. Si è conclusa ieri, lunedì 24 novembre, annunciata e poi rinviata nei giorni scorsi, la Conferenza dei servizi sul progetto che unifica gli interventi relativi alla copertura dei binari e al superamento del passaggio a livello. Adesso si marcia verso la firma dell’accordo di programma, prevista per dicembre. Nel frattempo si attende di indire la gare d’appalto del primo lotto di lavori della copertura dei binari da salita Orti fino all’altezza di via Isonzo.
Sempre in fatto di viabilità, altri lavori sono già stati affidati (le modifiche viarie cosiddette della “zona 30”), ma erano in attesa di partire per alcuni fondi bloccati presso il Ministero dell’economia e che adesso pare, in base a rassicurazioni dello stesso Ministro, siano pronti a prendere il largo verso Bra.
Parte integrante della ridefinizione della viabilità cittadina, accanto alla “zona 30” è anche l’area pedonale di via Vittorio Emanuele. In questo caso tutto è compiuto, nel senso che gli orari definitivi di limitazione del traffico sono entrati in vigore nei giorni scorsi (con i discussi dissuasori che limitano l’accesso), seppur oggetto di alcune polemiche prima di un gruppo di commercianti, poi di alcuni cittadini che hanno definito i primi incontentabili e la Giunta succube di quelli.
L’assessore Roberto Russo replica: «L’area pedonale non è stata snaturata, ma modificata dopo un periodo sperimentale e un lungo confronto con le associazioni di categoria, con l’accordo delle quali si è assunto il provvedimento. Non c’è altro da aggiungere, se non che Bra ha bisogno di più aree pedonali. Spero quindi che l’Amministrazione continui sulla strada intrapresa per ricavarne».

Elisa Broccardo

«Nessuno cura il centro storico»

17 novembre 2008

Sotterraneo non sarà più, almeno stando alle recenti decisioni della Giunta, “agognato”, forse, lo rimarrà per sempre. Stiamo parlando del parcheggio a Bra, inteso in senso specifico, nel primo caso, di una struttura atta a ospitare le vetture in sosta, e in senso lato nel secondo, ovvero di uno spazio di qualche metro quadrato ove abbandonare l’auto giusto il tempo di fare qualche compera oppure per l’orario di lavoro.
Che la viabilità sia uno degli scogli più spiacevoli con cui i braidesi debbono confrontarsi giorno per giorno lo riafferma con forza anche un nostro lettore, il quale ha scritto alla redazione per richiamare l’attenzione sulla situazione in cui versa il centro storico, «se così si può definire una delle zone più sporche e degradate della città».
Dopo aver speso per l’ennesima volta 20 minuti prima di trovare un parcheggio, il lettore fa rilevare come questo sia «ciò che tocca a noi residenti in centro che, nonostante paghiamo molte tasse perché viviamo in una zona “privilegiata”, dobbiamo condividere i nostri androni con i giovani che non hanno un posto per urinare (poverini) e una Giunta che preferisce fasciarsi gli occhi, perché forse non vive in questo quartiere».
Andando nello specifico, il nostro interlocutore osserva come «da questa settimana (la scorsa per chi legge, ndr), l’unica cosa intelligente che era stata fatta, cioè la zona a traffico limitato, ha subìto delle modifiche, non tanto riguardo ai parcheggi (visto che se volevi posteggiare in centro e non prenderti una multa bastava che lo facessi in via Vittorio), ma perché, per colpa di pochi commercianti non contenti, e che continueranno a esserlo anche se gli costruissero un parcheggio a quattro piani e una tangenziale, si sta continuando a cambiare le regole, che dovrebbero essere quelle che formano una collettività».
Assai caustica la conclusione a cui giunge il lettore: «Questa città non ha regole, tutti gli enti che se ne dovrebbero occupare, compreso il primo cittadino, non se ne interessano».

Bra-Ceva: La pista ciclabile si può fare

17 novembre 2008

A piccoli passi procede l’ipotesi di realizzare una pista ciclabile sulla linea ferroviaria Bra-Ceva dismessa dopo l’alluvione del 1994.
L’idea è perseguita da tempo, ma solo nell’ultimo periodo si sono poste le basi per vederla concretizzata, da quando cioè, nei mesi scorsi, le Ferrovie hanno messo sul tavolo della trattativa da tempo avviata con Provincia e Comuni interessati un’altra ipotesi di accordo rispetto a un’inarrivabile cessione a 15 milioni di euro.
L’ultima offerta è di cedere il diritto di superficie dell’intera tratta per 50 anni a un milione e 200 mila euro.
La settimana scorsa si è svolto a Monchiero un incontro, al quale ha preso parte anche l’assessore regionale Bruna Sibille.
Reperire quella somma, ha spiegato Sibille non è impossibile, anzi, la Regione si impegna a fornirla attingendo dai risparmi dei fondi destinati alle opere per l’alluvione del 1994.
C’è però una condizione: quella di congiungere la Ceva-Bra al percorso ciclabile che da Pollenzo conduce ad Alessandria in modo da realizzare sul territorio una delle piste per le due ruote più importanti dell’Europa.
La postilla non dovrebbe comportare gravi difficoltà.
La “green way” della Bra-Ceva è dunque più vicina e si possono avviare le tappe burocratiche e operative per ottenerla: un protocollo d’intesa tra Regione, Provincia, Fs e Comuni e la progettazione dell’opera.
A questo sono da aggiungere due elementi.
Il primo: ciascun Comune potrà avviare con Fs trattative separate per l’eventuale acquisizione degli immobili e delle strutture presenti sul proprio territorio e un tempo a servizio della tratta ferroviaria (le stazioni, per esempio).
Il secondo: tra quanti hanno preso parte all’incontro c’è fiducia, ma anche la consapevolezza di quanto l’impresa sia ancora lunga. L’aver individuato le risorse necessarie per il diritto di superficie della rete ferroviaria è un tassello indispensabile, ma non sufficiente. Altre partite dovranno essere giocate per ottenere i finanziamenti necessari alla realizzazione dell’opera. Se essa però costituirà davvero un primato per l’Europa, allora le possibilità di ottenere contributi si ampliano ben oltre la cerchia degli enti locali e regionali.

Elisa Broccardo

Un’avventura “Mondiale”, giorno per giorno

17 novembre 2008

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Giovedì 6 novembre
I 14 componenti la spedizione azzurra (il d.t. Sergio Corino con i figli Roberto e Andrea, Oscar Giribaldi, Bruno Campagno, Enrico Rinaldi, Gianluca Busca, Lorenzo Bolla, Matteo Levratto, Giorgio Vacchetto, il segretario della Federazione Romano Sirotto, il medico sociale Roberto Campini, il massaggiatore Aldo Donnini e il consigliere federale Mauro Bellero) si ritrovano a Canale per il pranzo. Alle 15 la partenza per Malpensa da dove decollano alle 19 con destinazione Madrid.


Venerdì 7 novembre

All’una di notte si parte per Quito dove si arriva, dopo 11 ore di volo, alle 6 di mattina. Dalla capitale dell’Ecuador trasferimento a Ibarra, 120 km a nord, 2.850 metri slm e vicini al vulcano Imbabura. Dopo la sistemazione in albergo, il medico Campini ordina un’ora di corsa defaticante. Poi tutti svegli fino a cena per assorbire al più presto le sei ore in meno di differenza di fuso orario.

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Sabato 8 novembre
Ore 10. Inizia il mondiale per gli azzurri e inizia con il gioco ecuadoregno, la pelota a mano. Il nostro primo avversario è l’Argentina. L’Italia parte alla grande e si aggiudica il match per 6 a zero. Manco il tempo di tirare il fiato ed alle 12 incontriamo la Bolivia, nettamente più forte, che ci rifila un secco 6 a zero. Per il passaggio del turno sarà decisivo l’incontro Italia-Spagna delle 16, a Otavalo, a 20 minuti di pullman da Ibarra. Ma gli iberici (con ben 25 giocatori convocati) non si presentano in campo. Agli azzurri non resta che attendere il verdetto della commissione tecnica.

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Domenica 9 novembre
Si gioca Italia-Spagna. Il d.t. Sergio Corino, per risparmiare i giocatori che nel pomeriggio, dovranno giocare al “gioco internazionale”, schiera Rinaldi , Levratto , Campagno e Vacchetto. Rinaldi stupisce tutti sfoggiando battute lunghe e si adegua velocemente al gioco ecuadoregno. 1-0 Italia. Rimonta della Spagna 1-2 e pareggio azzurro 2-2. Nell’ultimo gioco del primo set si va 40 pari poi, al terzo vantaggio, la Spagna chiude per il 2-3. Nel secondo set Levratto al salto e Campagno-Vacchetto in chiusura mettono in difficoltà gli iberici. Tutti i giochi vanno al 40 pari, con poca fortuna per i nostri nei “quindici” decisivi. Le numerose contestazioni dei nostri avversari e alcuni “quindici” misteriosamente scomparsi dal nostro tabellino, nonostante le nostre rimostranze, non ci favoriscono e la Spagna si aggiudica gara (2-6) e passaggio al turno successivo. C’è però grande soddisfazione in casa azzurra per aver “scoperto” una nuova nazionale, giovane e promettente.
Inizia anche il torneo del “Gioco Internazionale”. Il nostro primo avversario è ancora la Francia. Gli azzurri scendono in campo con Giribaldi , Roberto e Andrea Corino, Campagno, Busca, e la riserva Rinaldi. Gara subito in salita e transalpini avanti 1-3. Gli azzurri si ritrovano ed iniziano una rimonta che, con un parziale di 5-1, li porterà alla vittoria per 6-4.
Nella seconda partita abbiamo di fronte il Messico. Bolla al posto di Campagno e Levratto al posto di Rinaldi sono i cambi nel nostro team. Anche in questa gara partiamo male (0-2) ma poi i nostri ragazzi (Oscar e Roberto in primis, con le loro “volate”) sanno reagire e vincono 6-3. Vittoria che significa l’accesso in zona medaglia, con gran festa in casa Italia.
La festa viene però rovinata dal ricorso dei messicani che contestano l’uso da parte degli azzurri dei guanti del “fronton”, peraltro utilizzati anche dalle altre nazionali europee ed autorizzati dagli arbitri olandesi prima dell’inizio della sfida con i centroamericani. Nonostante l’appoggio degli spagnoli alla nostra causa, la commissione, composta esclusivamente da sudamericani, ordina la ripetizione della partita.

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Lunedì 10 novembre
Alle 16 azzurri in campo per la ripetizione di Italia-Messico. Prima sorpresa: gli arbitri sono due colombiani. Seconda sorpresa: gli arbitri, oltre a controllare che gli azzurri non indossino guanti da “fronton”, fanno loro togliere anche le protezioni (tapes) delle dita ed i polsini per asciugare il sudore. I nostri giocatori eseguono e finalmente si inizia a giocare. La grinta dei nostri atleti è enorme e i messicani ne fanno le spese uscendo sconfitti per 6-1. La nazionale del Messico lascia il campo a testa bassa mentre gli azzurri già pensano alla gara con la Spagna. La partita non inizia bene e gli iberici avanzano (0-2; 1-3) ma i nostri non hanno ancora smaltito la rabbia agonistica accumulato contro il Messico. Prima pareggiano (4-4) e quindi, grazie ad alcuni applauditi fuoricampo di Giribadi e a R. Corino che infila la difesa avversaria con diagonali bassi e veloci, chiudono vittoriosi il match per 6-4. Ora una medaglia è certa. E vai!

Martedì 11 novembre
Prende il via il torneo di “llargues”, specialità che non ci è congeniale. Tuttavia la nuova protezione della mano, che ci permettono di usare, dà risultati insperati e infonde ottimismo per il futuro. Gli azzurri (Campagno, Rinaldi, Levratto, Corino A., Vacchetto) superano la Bolivia per 6-4, cedono al Belgio, campione mondiale in carica, 6-0 e perdono ancora contro la Colombia 6-1, In quest’ultima gara sono però arrivati al 40 pari in tre giochi. Usciamo dal torneo ma iniziamo ad essere competitivi anche in questa specialità.

Mercoledì 12 novembre
Assegnate le prime medaglie di questo mondiale. Nella specialità “llargues” l’Olanda è campione del mondo, la Spagna medaglia d’argento e Belgio di bronzo.
Nel “gioco internazionale” gli azzurri sono usciti sconfitti dal Belgio 6-5. Alla luce dei risultati delle altre partite, se l’Italia vince contro l’Ecuador è sicuramente seconda. Per riconfermarsi campione del mondo non deve lasciare più di tre giochi agli ecuadoregni e sperare in una vittoria della Spagna sul Belgio. Da segnalare che i nostri giocatori sono scesi in campo con le mani ammaccate all’inverosimile e che l’arbitro, francese, ha concesso buona una palla fermata a due mani al primo salto. Questa svista è stata determinante in quanto avvenuta sul 2-1 per l’Italia e 40 pari con “quindici” decisivo. Così dal possibile 3-1 gli azzurri si sono trovati sul 2-2. I nostri atleti hanno conquistato il pubblico di Ibarra che tifa tutto a nostro favore.
Giovedì 13 novembre
Gli azzurri giocano contro l’Ecuador e strapazzano i padroni di casa 6-0 poi tutti a tifare Spagna. Se gli iberici battono il Belgio siamo ancora Campioni del Mondo. Purtroppo però una Spagna irriconoscibile viene facilmente sconfitta 6-1. Belgio campione del mondo, Italia argento e Spagna bronzo. È comunque un ottimo risultato per gli azzurri. Inizia il torneo di Fronton. A difendere i nostri colori sono Campagno e Rinaldi, campioni italiani, che scendono in campo motivati e determinati. Gara d’esordio contro la Bolivia. Primo set 11-10 per loro, secondo set 11-0 per i nostri. Si va al tie-break e vinciamo 7-4. Nella seconda gara incrociamo il Perù e la nostra coppia si impone facilmente 11-2 e 11-5. Campagno e Rinaldi, sintonizzati sulla stessa frequenza, fanno vedere un gioco degno della miglior scuola di Fronton. Si va quindi contro i padroni di casa.
Pubblico delle grandi occasioni, tifo alle stelle, a malapena si riesce ad intravedere il campo. Andiamo in vantaggio 10-7 ma la classe degli ecuadoregni viene fuori e ci battono 10-11. Perdiamo anche il secondo set 11-9 e siamo fuori dai giochi. Il bilancio conclusivo è buono: riusciamo ad essere competitivi nel Llargues, ci siamo confermati la Nazionale più agguerrita nel Gioco Internazionale e nel Fronton possiamo dire di avere trovato due stelle nascenti che sicuramente nel prossimo futuro faranno parlare di se. Discorso a parte per la “Pelota de mano”, il gioco locale dove ancora una volta abbiamo dimostrato la nostra grande versatilità e dove siamo comunque riusciti a strappare una vittoria proprio contro una squadra Sudamericana, l’Argentina.

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Venerdì 14 novembre
La Nazionale Italiana di pallapugno, campione del mondo uscente, si è aggiudicata, al mondiale di sport sferistici giocatosi in Ecuador, la medaglia d’argento nella specialità del “Gioco internazionale” mentre il capitano azzurro, Roberto Corino, è stato premiato come miglior giocatore del Mondiale. I titoli sono andati al Messico (Fronton), all’Olanda (Llargues), all’Ecuador (Pelota de mano) e al Belgio (Gioco internazionale) che si è aggiudicato anche l’oro nella “Combinata”.

Elio Stona

Un grazie particolare a Giorgio Vacchetto per gli aggiornamenti in tempo quasi reale e le foto che ci ha mandato da Ibarra.

La trifola vola dalla Hilton

10 novembre 2008

Grinzane Cavour

Sarà l’influenza di Wall Street, le conseguenze della crisi economica o il corto circuito di un sistema, come afferma qui accanto Roberto Ponzio, ma la decima edizione dell’Asta del tartufo bianco d’Alba è stata sotto tono. Non per la platea di Vip che ha come sempre affollato il salone del castello di Grinzane, quanto per il “misero” incasso: 118.000 euro dalle sedi di Grinzane, Tokyo e Merano, meno di quanto, lo scorso anno, si ottenne solo per l’ultimo tartufo, assegnato per 143 mila euro.
Mattatore è stato Ezio Greggio, giunto con mezz’ora di ritardo. Si sa: lo spettacolo deve iniziare, così anche senza presentatore si è provveduto a far fuori i primi due lotti grinzanesi, non prima dei saluti di rito, quelli del senatore Tomaso Zanoletti, presidente dell’Enoteca regionale, e quelli della presidente della Regione, Mercedes Bresso (la quale ha annunciato che sarà pubblicato da Rizzoli il suo primo romanzo le cui vicende prendono le mosse dall’Asta del tartufo).
Il richiamo di entrambi alla crisi ha evocato tristi presagi, toccati con mano poco dopo.
Primo lotto grinzanese (162 grammi) con sponsor la campionessa olimpionica Josefa Idem, incassato da Giuliano Soria per 3.200 euro. Secondo lotto (186 grammi) con testimonial Livia Azzariti, acquistato da Fabio Franciosi, titolare del “Belvedere” di La Morra, per 3.500 euro.
A spezzare le puntate arriva Greggio che fredda l’Azzariti la quale gli domanda se sia a conoscenza delle proprietà afrodisiache del tartufo: «No, non ne ho bisogno. Vi ho portato le mie due tartufine (leggi veline, ndr). Annusatele, ma non mettetele all’asta».
A “sponsorizzare” il terzo lotto grinzanese (256 grammi) c’è la scrittrice ruandese Scholastique Mukasonga, che convince l’imprenditore milanese Romano Silini, il quale sborsa 4.200 euro.
Cambio di scena: consegna del riconoscimento di “ambasciatore del tartufo d’Alba nel mondo” allo chef Heinz Beck di “La pergola” di Roma poi via al quarto lotto (284 grammi) che fa esclamare a Greggio il suo inconfondibile: «Che bestia! Che roba!».
A far da testimonial sale alla ribalta la presentatrice cuneese Elisa Isoardi. L’imprenditore Dario Stroppiana non si fa scappare l’occasione e porta a casa la “trifola” per 6.000 euro, mentre da Merano giunge notizia di puntate assai elevate fatte da Vittorio Moretti, «produttore di spumante», lo definisce il co-conduttore dell’asta Davide Paolini, ma il collegamento è ancora aperto e Moretti non la prende bene. Chiama Greggio a far chiarezza: «Ezio, digli che qui si produce Franciacorta».
La guerra è aperta e per il quinto lotto Grinzane fa di tutto per superare Merano. Ben tre testimonial per quei 500 grammi di aroma: accanto a Mauro Carbone, direttore dell’Ente turismo territoriale, ci sono la miss Tania Zamparo e il cantautore Francesco Renga. Ciascuno ci mette del suo per rendere più prezioso quel lotto: Beck aggiunge al mezzo chilo di trifola quella non da meno che gli è stata donata come ambasciatore e una cena per due a “La pergola”, Renga i suoi cinque cd, Greggio la possibilità di assistere a una puntata di “Striscia la notizia” in prima fila e di portarsi a casa le canottiere delle veline. L’intero pacchetto è acquisito per 12.000 euro dall’imprenditore milanese Guido Borghi.
Siamo alle battute finali.
L’ultimo lotto, di 850 grammi, se lo contendono le tre sedi. A far da testimonial c’è Martina Colombari. Tokyo fa fuori in un batter d’occhio Grinzane e poco dopo annienta pure Merano. La trifola volerà in Giappone acquistata, con 24.000 euro, da Kazumasa Terada, presidente dell’azienda di borse “Samantha Tavasa” per conto di Nicky Hilton, sorella di Paris. E nella sala delle maschere del castello si spengono i riflettori anche sulla decima edizione dell’asta.
Elisa Broccardo

Scuola, chi va in piazza e chi no

10 novembre 2008

Bra

Se l’obiettivo dello sciopero dello scorso giovedì contro la riforma Gelmini era di mandare in tilt, seppur per poche ore, il sistema scuola così come siamo abituati a concepirlo, conferendo alla protesta dimensioni tali da renderla evidente anche in una quotidianità spezzata in modo netto, allora non si può che affermare che il traguardo sia stato raggiunto.
Forse da tempo non si assisteva a un incrociare di braccia così generalizzato che ha coinvolto personale docente, tecnico e amministrativo, collaboratori scolastici e studenti svuotando di fatto le scuole, a Bra come altrove.
I numeri della mobilitazione sono eccezionali. Un esempio: al liceo “Giolitti-Gandino” il numero di alunni tra i banchi giovedì mattina sfiorava a malapena il mezzo centinaio, per contare gli insegnanti presenti (un’ottantina in genere) erano più che sufficienti le dita di due mani e per individuare i bidelli risultavano abbondanti quelle di una.
«Sciopero riuscito», commenta un liceale snocciolando questi numeri segno che, afferma, «qualcosa in effetti nella riforma non va. Ma non tutto, ne sono convinto. Certi cambiamenti sono necessari. Per questo io sono qui, a scuola, oggi».
È doveroso dar spazio alle ragioni dei manifestanti, di quanti con banchetti e presidi allestiti a Bra o partecipando ai principali cortei organizzati in zona (a Cuneo e a Torino) hanno voluto evidenziare il loro non accordo con la riforma: lo facciamo alle pagg. 10 e 11. Ma ci è parso altrettanto doveroso dar spazio a chi, giovedì mattina, ha deciso di rimanere in aula.
Per questo ci siamo recati presso le scuole superiori della nostra città per sentire le ragioni dei “dissidenti”.
Tra quanti infatti si sono recati a scuola, alcuni (pochi in vero rispetto ai già pochi presenti), lo hanno fatto in maniera ponderata, quasi ad esprimere solidarietà al ministro Mariastella Gelmini e alla sua riforma.
A riassumere le loro posizioni è un gruppo di liceali che frequentano perlopiù le classi quinte del “Giolitti-Gandino”.
L’approccio è senza dubbio assai determinato: «Oggi», afferma uno studente, «non abbiamo fatto lezione e nessuno ci ha insegnato qualcosa. Io mi sento danneggiato, leso in un diritto e tanto più dovrebbero sentire questo disagio gli alunni di prima e di seconda che sono in classe senza insegnanti. Per loro quella è scuola dell’obbligo».
Infiammata la miccia, il capannello prima ridotto ai minimi termini si amplia: alcuni si avvicinano e vogliono dire la loro. «La riforma della scuola è solo un pretesto adottato da alcuni per portare in piazza il maggior numero di persone a manifestare contro il Governo. La disinformazione dei più ha fatto il resto: in pochi hanno approfondito i contenuti del decreto Gelmini e credono a quanto viene loro raccontato. Io quel decreto l’ho letto e ci trovo nulla di sbagliato, anzi».
Si infervora il nostro interlocutore e si sostituisce all’intervistatore: «Sa qual è la cosa che più mi fa arrabbiare? È il fatto che la gran parte dei miei compagni non è venuto a scuola per inerzia, ma non ha idea di cosa cambierà o non cambierà nella scuola. Neppure sono andati a protestare a ragion veduta. Hanno preferito dormire qualche ora in più. Tutti maggiorenni che hanno diritto al voto. Mi chiedo: in che mani siamo? La gran parte di chi mi circonda non assume decisioni con la propria testa, ma si limita a subire una protesta che non ha ragion d’essere».
Il clima si scioglie e si apre il dibattito.

Elisa Broccardo

«Rinaudo ha molte ragioni sull’inquinamento a Bra»

10 novembre 2008

Bra

Sette giorni questo giornale ha pubblicato una lettera aperta indirizzata all’assessore comunale Gianfranco Dallorto dal presidente del circolo Legambiente, Gianni Rinaudo, il quale ha ribadito la grave situazione di inquinamento ambientale di Bra, spiegando che essa è incrementata dall’altezza degli edifici. Di qui l’appello ai progettisti, a Dallorto particolare, per il suo duplice ruolo di architetto e di esponente dell’Esecutivo comunale, a evitare di incrementare il ristagno dell’aria anche attraverso la realizzazione di edifici imponenti dove oggi sorgono piccole abitazioni e giardini.
Ecco la replica a Rinaudo dell’assessore Dallorto sollecitatagli da Braoggi.

Le preoccupazioni che lei esprime sono le stesse che in questi anni hanno visto coinvolti tutti gli assessorati, in primis il Sindaco, nell’affrontare un problema così delicato e complesso qual è l’ambiente per la vita dei cittadini che costituiscono la comunità di cui noi facciamo parte.
Sono passati alcuni decenni da quando ci siamo resi conto che il mondo è un sistema unico, integrato e sinergico, ma anche piccolo e fragile. Sappiamo anche che, per la prima volta nella storia dell’umanità, la maggior parte degli abitanti del pianeta conduce una vita urbana.
Le proiezioni ci dicono che la tendenza si protrarrà: secondo le previsioni, nel 2050 si sarà concentrato nelle città il 75 per cento della popolazione globale, la quale risiederà perlopiù in megalopoli di svariati milioni di abitanti e in regioni a intensa urbanizzazione, estese oltre i confini degli Stati e dei continenti.
Che cosa implica questa vastità per chi abita nelle città e per chi le costruisce? In che modo il modello dell’urbanità che da secoli sostiene l’esistenza umana può servirci a comprendere la forma nascente di “metropolitanità” introdotta da questo nuovo secolo di massiccia urbanizzazione globale?
Qual è il complesso rapporto tra forma urbana e vita cittadina? Come intervenire per realizzare un mutamento positivo?
Queste sono le tematiche che stiamo affrontando come Amministrazione civica proprio in questo momento di cambiamento e di programmazione dello sviluppo del territorio.
Il paradosso urbano per definizione, composto da confronto e promesse, tensione e alleviamento, coesione sociale ed esclusione, ricchezza urbana e intensa miseria, è un’equazione profondamente spaziale dall’enorme potenziale democratico.
In fin dei conti la forma che attribuiamo alla società influenza la vita quotidiana di chi vive e lavora nelle città di tutto il mondo.
La costruzione di una piccola palestra, di un centro culturale o di uno spazio verde all’aperto nel cuore di un quartiere povero dà dignità all’esistenza di comunità spodestate e può trasformare in modo radicale la vita degli abitanti.
Nella nostra veste di architetti, urbanisti e amministratori, ci impegniamo ogni giorno a creare le condizioni che possano consentire l’interazione sociale o diventare fonte di esclusione e di dominio, concentrandoci sul modo in cui le città del mondo stanno mutando a livello globale e locale, studiando il modo in cui le nuove forme di trasporto e di progettazione urbana possono promuovere la giustizia e l’equità sociale, esaminando i rapporti tra forma delle città e sostenibilità e comprendendo il potenziale coesivo degli spazi pubblici.
La sua lettera getta uno sguardo sul valore sociale dell’architettura cittadina braidese, espone suggerimenti che la programmazione urbanistica futura dovrà tenere in considerazione e che, come addetto ai lavori, penso di avere il dovere di approfondire.
Ma le città sono fatte anche dalle persone che, con i loro piccoli o grandi atti di egoismo, spesso condizionano in linea temporale l’attuazione dei cambiamenti.
Caro Gianni, se confidenzialmente così mi consenti di chiamarti, dobbiamo pazientare e lavorare e perseverare affinché nella nostra società si diffonda una coscienza civica responsabile, non prevalga l’“ego” dei piccoli o grandi interessi, siano essi di partito, di opinione o economici, e si valorizzino i passi compiuti dalle amministrazioni pubbliche come la nostra, che nel suo trascorso ha contribuito all’avvio di cambiamenti che tutti auspichiamo si concretizzino, seppur a gradi, per diventare grandi e definitivi.

Gianfranco Dallorto
(assessore comunale
ai lavori pubblici,
Bra)

Chi in corsa per guidare Comune e Provincia?

27 ottobre 2008

Bra

Un mesetto fa parlavamo di cannonate in lontananza. Ora la prima linea è più vicina, giacché il tempo passa e le candidature per le elezioni amministrative di primavera dovranno presto essere definite, se non rese pubbliche.
Di quanto accade ad Alba, con riverberi in tutta la Granda e forse non solo, ci occupiamo a pag. 17. E a pag. 11 ospitiamo il botta e risposta fra Beppe Lauria di An (il quale, come sempre senza peli sulla lingua, ha rinunciato alla nomina ad assessore provinciale) e Raffaele Costa (altrettanto diretto nella replica), utile non a chiarire la situazione (più che mai confusa), ma a evidenziare una volta di più la tensione esistente nel centro-destra, innescata in parte dalla “campagna acquisti” portata avanti dalla Lega nord soprattutto nelle file del Popolo della libertà.
Qui diamo uno sguardo alla situazione braidese, che non concerne soltanto i nomi in lizza per la gestione del municipio nel quinquennio 2009-2014, bensì pure quelli aspiranti al timone di comando della Provincia. Eh sì, perché Franco Guida, seppur silente per evidenti ragioni di opportunità, ma sempre sostenuto a spada tratta da tutto il gruppo fuoriuscito dall’Udc (e, a livello più ampio, da Carlo Giovanardi), resta il pretendente favorito al ruolo di successore di Costa, se questi davvero non si ripresentasse.
Solo che la guerra scoppiata ad Alba fra gli ex e gli attuali Udc rischia di mettere a repentaglio la candidatura unitaria dell’ex Sindaco di Bra, già maldigerita dal Carroccio.
In politica alle parole non sempre, anzi di rado, seguono i fatti (al riguardo ribadiamo l’invito a leggere, a pag. 17, la spiegazione dell’ira funesta di Teresio Delfino data da Giuseppe Rossetto), però Guida al momento non è più sicuro che su di lui confluisca compatto il centro-destra.
E nel centro-sinistra? Se Atene piange, Sparta non ride: lo dimostrano le polemiche interne albesi. Ma sotto la Zizzola l’ipotesi che Bruna Sibille ritenti il colpaccio fallito per un soffio nel 2004 azzera ogni possibile tensione: se l’Assessore regionale scendesse di nuovo in lizza, metterebbe tutti d’accordo (almeno nel Pd).
Ma che ne è dell’ipotesi che si candidi Domenico Dogliani, lanciata da questo giornale? La cosa ha fatto rumore, ha suscitato molto interesse, nonché qualche speranza, e nessuno ha smentito nulla.
Dal canto suo, l’ambasciatore della “Ferrero” nel mondo sul suo giornale sabato ha vergato un articolo di fondo che, sotto forma di sogno, spiega come egli vedrebbe Bra nel 2015, cioè allo scadere del prossimo mandato amministrativo…
È un segnale? Se anche lo fosse, occorrerebbe che si verificasse ciò che appare un’utopia: il rimescolamento delle alleanze, tipo “unità nazionale”, che porti a una candidatura unitaria. Oggi, 28 ottobre 2008, è impossibile; fra qualche settimana, chissà.

Claudio Puppione

La città rischia di soffocare; appello di Legambiente

27 ottobre 2008

Bra

Riceviamo per conoscenza e pubblichiamo una lettera aperta all’assessore ai lavori pubblici, Gianfranco Dallorto. Restiamo ovviamente a disposizione per le eventuali repliche a quanto affermato dal Presidente del circolo Legambiente della città della Zizzola.

Gentilissimo assessore architetto Gianfranco Dallorto, come lei ben saprà, l’Esa (Agenzia spaziale europea) ha mandato nello spazio un satellite, Envisat, che ha all’interno uno strumento che si chiama “Sciamachy”. Esso produce una mappa dell’inquinamento aereo globale in cui si evince che la Padania è tra le zone più inquinate del mondo. Il centro urbano di Bra, per la sua geomorfologia, raddoppia in negativo le caratteristiche della Pianura padana.
La grande pianura è aperta ad est, ma racchiusa dalle Alpi a nord e e ovest e dagli Appennini a sud; Bra, invece, pur trovandosi nel catino padano, è pure chiusa a est, nord-est da uno spallone collinare che si erge di circa 100 metri sul centro abitato. A Bra, racconta una ricerca fatta dall’Arpa di Cuneo nel 2005, «gli episodi di vento, ovvero con velocità inferiori a 0,5 m/s, si sono verificati nel 29,4% delle ore. Essi sono stati maggiormente frequenti nelle ore notturne (45%). Mediamente il vento ha avuto una velocità contenute al di sotto di 2 m/s (…) si deduce che la zona non è sottoposta a regimi di brezza» (cfr http://www.arpa.piemonte.it/upload/dl/Aria/RELAZIONE_BRA_2005-3.PDF).
La città è riuscita a far migliorare le emissione delle aziende e ciò anche grazie all’Aia (autorizzazione integrata ambientale) richiesta dall’Europa, dall’Italia, dalla Regione e dalla Provincia a tutte le aziende con significativo impatto ambientale. Ma solo in minima parte si è intervenuti sulla viabilità interna al centro urbano. Come ben lei saprà, nella città madre di Slow Food continuano a imperversare ben dieci semafori che, specie nelle ore d’intenso traffico, fanno produrre una quantità enorme di smog perché rallentano migliaia di auto. Togliere i semafori e realizzare solo sensi unici permetterebbe di usare di più la bici e aumenterebbe i posti auto liberi.
Perché ciò non si realizzi è un bel mistero.
Andare in bici o a piedi nel centro urbano dalle 7 alle 9, dalle 12 alle 13 e dalle 17 alle 19,30 è come volersi suicidare. Nei giorni feriali, nelle vie più trafficate si respirano solo veleni e ciò in genere da ottobre a marzo.  Sono ben sei mesi.
L’aria a Bra ha un ricambio molto lento. Il ricambio dell’aria nella “braida” avviene solo dopo ore e ciò a causa della ridotta ventosità certificata dall’Arpa di Cuneo.
Come lei, tutti gli architetti, ingegneri e geometri e le imprese che operano nel nostro centro urbano forse non conoscono a sufficienza ciò che provoca alla salute dei cittadini che abitano nel centro urbano, il ristagno dell’aria inquinata nei mesi invernali.
L’inquinamento a Bra è elevato e questo è causa della recrudescenza delle malattie respiratorie, in quanto le Pm10 sono le particelle di fumo più fini, quelle che entrano nei polmoni e che vanno giù fino ai bronchi. Come lei saprà si respira, in media, oltre ventimila volte al giorno.
Una causa del ristagno dell’aria inquinata nel centro di Bra è costruire palazzi oltre i due-tre piani fuori terra. Si è affermata la pratica insana di costruire palazzi troppo alti dove prima c’erano piccole abitazioni o giardini. I palazzi a quattro, cinque, sei o sette piani bisognerebbe costruirli dove esiste una ventosità medio-alta. Per Bra questa moda di costruire oltre i tre piani fuori terra è nociva. Si costruisco case alte in vie strette e, per di più, si fanno passare auto a volontà. Purtroppo anche in queste settimane si continuano a costruire “dighe” al ricambio atmosferico nel centro urbano.
Costruire palazzi di oltre tre piani fuori terra nelle vie di Bra vuol dire decuplicare l’effetto di ristagno e quindi dell’inquinamento che ammorba la Padania. Purtroppo, se non ci sarà un copernicano cambiamento nel costruire nella nostra città, respireremo sempre meno bene e la causa sarà anche dell’edilizia, dei Prg.
A noi non rimane che continuare a dire e a scrivere che oggi a Bra una causa dell’inquinamento sono le case troppo alte che bloccano il ricambio atmosferico. Prima o poi riusciremo a convincervi della sensatezza delle nostre proposte, ne siamo certi.
È vero: le aziende, le auto e il riscaldamento sono tre fonti di smog riconosciute ovunque, ma a Bra il modo di costruire le case, i palazzi ha rilevanza più che altrove. Domandiamo a lei e a tutti i professionisti dell’edilizia di darci una mano a respirare meglio. Pensate ai polmoni di bimbi e anziani e anche ai vostri, oltre che a quelli dei vostri familiari.

Gianni Rinaudo
(presidente del circolo
Legambiente di Bra)

Giacomo Pirra: «Investiamo ancora sul futuro»

27 ottobre 2008

Bra

Una buona dose di realismo, ma privo di qualsiasi tipo di sfiducia, è emerso dall’intervento di Giacomo Pirra, presidente di zona di Confartigianato, durante la festa che domenica ha visto riuniti i soci.
La crisi c’è, inutile negarlo, «e sta facendo vivere anche a noi artigiani un periodo difficile in cui crescere e produrre vuol dire sacrificio, imprevedibilità e nuove spese». Ad aggravare la situazione, accanto ai costi elevati, permane l’eccesso di burocrazia che «ci ha privati delle giovani leve, svuotando di risorse umane il serbatoio di esperienza acquisita dall’apprendista nelle nostre botteghe» e generando disoccupazione.
Ma a una situazione non rosea Pirra ha replicato invocando i valori intrinsechi al mondo artigiano e la capacità «di rimboccarsi le maniche consci di non poterci aspettare niente dagli altri, di tener duro diventando ancora una volta il motore trainante dell’economia italiana».
L’ha fatto rivolgendo un doppio appello.
Il primo ai governanti affinché «ci aiutino a difendere l’artigianato senza intoppi e penalizzazioni, cercando di semplificare gli adempimenti che oggi ingessano l’operato del lavoratore, ostacolano la crescita delle aziende, smorzano gli entusiasmi degli imprenditori», nella consapevolezza che a simili risultati si possa giungere solo attraverso il dialogo a la sinergia tra le parti.
Il secondo appello, forse il più accorato, Pirra l’ha rivolto ai “suoi” artigiani: «Non perdetevi di coraggio, non lasciatevi influenzare dal terrorismo fatto da alcuni mass media, continuate a investire in tecnologie e innovazione. Non perdete il treno, perché quello non aspetta e il mondo, seppur più lentamente, continua ad andare avanti. Facciamo la nostra parte per aiutare l’economia, per essere competitivi sul mercato così da superare, per il bene di tutti, questa crisi. E ricordiamo che dopo ogni tempesta è sempre arrivato il sole!».

Elisa Broccardo

Disabili alleati per eliminare le barriere architettoniche

13 ottobre 2008

Bra

A volte cambiare prospettiva aiuta e serve, se non a risolvere i problemi, ad alleviarli.
È all’incirca la conclusione del botta e risposta, in alcuni occasioni al limite dello scontro, che ha visto protagonisti nei giorni scorsi l’Amministrazione comunale e alcune associazioni di volontariato.
Per riprendere il bandolo della matassa occorre tornare agli inizi di settembre quando, in una lettera aperta inviata al Sindaco, alcuni gruppi che lavorano a favore dei disabili hanno segnalato «il grave disagio che troviamo nel percorrere le vie della città».
Barriere architettoniche non abbattute, anzi realizzate ex novo in caso di ristrutturazioni, posteggi per disabili carenti, scomodi e usati da quanti godono di ottima salute: queste le principali recriminazioni rivolte al primo cittadino.
Nessuna risposta ufficiale è arrivata, spiegano i firmatari della missiva, se non certe dichiarazioni di alcuni assessori che non sono andate giù.
Bene. Si cambia registro.
«Inutile generare bisticci, scaramucce, contrasti», spiega Giancarlo Burdese, presidente dell’associazione “Ruota amica”, emanazione del Rotary club Bra. «Noi sappiamo cosa sono le barriere architettoniche, perché con esse dobbiamo fare i conti tutti i giorni. Un gradino da superare, un edificio pubblico senza uno scivolo d’accesso, una palina nel bel mezzo di un marciapiede sono barriere per i disabili, ma anche per una mamma con un passeggino, per un anziano, per un giovane che si è rotto una gamba. Consapevoli di cos’è una barriera architettonica e spesso anche di come fare per eliminare quel problema, abbiamo pensato di dare una mano all’Amministrazione civica, cercando forme di collaborazione».
Lo strumento attraverso cui giungere a questo risultato si chiama Oba (Osservatorio barriere architettoniche) ed è un gruppo di lavoro costituito da alcuni sodalizi attivi sul territorio (oltre a “Ruota amica”, Utim, Vism e “Sportiamo”) domenica 5 ottobre, sesta Giornata nazionale per l’abbattimento delle barriere architettoniche.
Il sodalizio è presieduto da Roberto Casetta.
Secondo in provincia di Cuneo dopo quello di Fossano avviato qualche anno fa e che ha già ottenuto lusinghieri risultati (un esponente del gruppo fossanese, per esempio, siede nella Commissione edilizia ed esprime il proprio parere sui progetti che essa valuta, guardando appunto alle barriere da abbattere), l’Oba di Bra si propone di avviare un’intensa attività finalizzata all’eliminazione delle barriere: quelle concrete, poste sulla strada dei disabili, e quelle culturali, che non consentono una piena integrazione ai portatori di handicap.
Tutto questo, per dirla con le parole dei promotori dell’iniziativa, «nell’ottica di una sempre più stretta collaborazione tra Amministrazione e cittadinanza attiva la quale intende responsabilmente farsi carico di problematiche di interesse generale e contribuire alla loro soluzione, consapevole che il miglioramento della qualità della vita passa attraverso la responsabilizzazione del singolo nell’interesse della collettività».

Strada Belvedere impercorribile, ma a qualcuno va bene così

13 ottobre 2008

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Legambiente ha denunciato, con una lettera all’Amministrazione e ai giornali, lo stato di profondo degrado in cui versa strada Belvedere, nota anche come strada “Tiraculo”.
Mi sono sentito toccato da quella segnalazione in quanto, come volontario della Protezione civile, avevo partecipato alcuni anni fa alla pulizia della strada o, meglio, all’avvio dei lavori di pulizia.
Ricordo che il buon Mario Garino, allora presidente del Comitato di frazione San Michele, aveva scritto ai volontari del gruppo civico di Protezione civile chiedendo di occuparsi della pulizia e affermando che avrebbero fatto un servizio alla città rendendo praticabile una strada chiusa da anni.
Come volontari pensionati, sempre dotati di senso civico, avevamo iniziato la pulizia e ricordo ancora perfettamente l’entusiasmo all’avvio dei lavori.
Poco dopo, però, tornò tutto affannato a trovarci e, chiedendo mille volte scusa, ci disse di sospendere i lavori, poiché c’erano dei problemi. «Si vedrà in seguito cosa fare», ci disse.
Noi sospendemmo subito tutto, ma ci rendemmo conto, trovando nella strada erba tagliata e riportata, che ai vicini della strada faceva comodo così, anche perché così non c’era il passaggio di gente che insudicia tutto e sparge chissà cos’altro, se la strada è poco frequentata e poco illuminata.
Legambiente forse non conosceva questi problemi e non ha scoperto nulla di nuovo, poiché ci sono come minimo altre tre strade o sentieri che versano nella stessa situazione in zona: per metà via Piroletto, il collegamento di via Serra con via Sant’Ignazio ostruito da un portone arrugginito in ferro, il sentiero che da via Fossaretto sale alla Zizzola.
Legambiente e il sito del Partito democratico braidese (che denuncia il fatto) sanno che qualche abitante vicino a strada Belvedere o “Tiraculo” forse potrebbe non essere contento della pulizia della comoda discarica? La cosa che mi dispiace di più è che l’amico Garino non sia più tra noi per dire chi, allora, aveva fermato i lavori, ma, soprattutto, che non ci sia più un amico che si dava molto da fare per al sua frazione e la città.
Per le persone come lui spero di esserci ancora per ripulire le strade indicate. Ma… occorre fare presto: ho molti acciacchi e tanti anni e, se non ci mettono la politica di mezzo, lo farò più volentieri. Grazie.

Insediato il nuovo Questore Ferdinando Palombi

13 ottobre 2008

Cuneo

Il nuovo questore, Ferdinando Palombi, 59 anni, originario di Benevento, ha preso servizio ieri, lunedì 13 ottobre. Arriva da Bologna, dove dirigeva la Polfer dell’Emilia Romagna, è sposato e ha tre figli, due dei quali sono in Polizia.
Il suo predecessore, Leonardo La Vigna, è stato trasferito a Roma, con un incarico di rilievo nella Direzione centrale della Polizia criminale.
Il dottor Palombi ha alle spalle anni di esperienza nelle zone più calde d’Italia. Negli anni ’80 ha diretto la Sezione omicidi di Napoli durante l’apice della faida tra i clan camorristi.
Per quattro anni è stato poi a capo del Commissariato di Lamezia Terme, quindi ha diretto la Criminalpol di Puglia e Basilicata, affrontando l’emergenza legata agli sbarchi dei clandestini.
A Bologna, nell’agosto dell’anno scorso, orchestrò l’operazione che portò alla celere cattura di Giancarlo Gallucci, affiliato al clan camorristico di Acerra evaso dal carcere di Pavia. Palombi dispose il controllo di tutti i treni in arrivo nello scalo bolognese dal nord e così la fuga del malvivente durò poche ore, perché tre agenti della Polfer lo bloccarono in un sottopassaggio della stazione centrale.
«In Piemonte ho già lavorato per un triennio, negli anni ’70, a Torino», spiega il nuovo Questore.
Entrato nella Polizia di Stato nel 1979, ha accumulato una vasta esperienza nella Polizia giudiziaria, nella lotta alla delinquenza organizzata e nella Digos: «Mi mancava solo di fare il questore e sono molto soddisfatto per l’incarico che mi è stato affidato dal Capo della Polizia», dice Palombi, che conclude: «La Polizia deve essere intesa come forza amica del cittadino. Vengo nella provincia Granda con tanta, tanta voglia di fare».

Il “totosindaco” e quelli che parlano delle pagliuzze altrui

6 ottobre 2008

Indiciamo un concorso fra i lettori, affinché ci suggeriscano gli aggettivi più consoni per definire gli atteggiamenti “giornalistici” su cui ci stiamo per soffermare. A noi, in quanto dotati di un vocabolario troppo povero (e grezzo), ne verrebbero alla mente alcuni, però non sono pubblicabili.
Da tempo si parla delle possibili candidature per le elezioni amministrative del 2009 (tra sei mesi), le consultazioni popolari più sentite e coinvolgenti per la gente, visto che si tratterà di scegliere fra persone che di norma si incontrano ogni giorno per la via, incaricate di gestire gli affari terra-terra dei cittadini.
Nel variegato mondo dell’informazione (?) locale, ci sono alcuni che scrivono un’articolessa (dicesi tale un pezzo decisamente troppo lungo, rispetto al messaggio che si vuole esprimere), nel quale iniziano dicendo che loro, essendo seri (?), non daranno spazio al “totosindaco”. Dopo di che i nove decimi del testo servono a elencare tutti i nomi già riportati da altri giornali come possibili candidati… Da premio “Pulitzer”.
Altri, in genere intellettuali sedicenti (o, meglio, secredenti) punte di diamante dell’intellighentia locale, sparano a zero contro le testate concorrenti, ribabendo che è piuttosto stupidotto rincorrere le anticipazioni sui possibili aspiranti sindaci, cioè esattamente la notizia sulla quale aveva aperto la prima pagina sette giorni prima il loro giornale.
Non paghi, aggiungono che certe “sparate” sono disperati tentativi dovuti a crisi di copie e di idee. Evangelicamente, costoro additano la pagliuzza nell’occhio altrui e dimenticano le travi con cui hanno a che fare. Poverini.

Claudio Puppione

Rumeno torna e rapisce la moglie

6 ottobre 2008

Monticello

«L’intervento tempestivo del Vigile ha consentito di allertare subito i Carabinieri, creando quella sinergia auspicabile e necessaria sul territorio, come avevo espresso nel corso del convegno sulla sicurezza tenutosi a luglio a Bra, a nome dei sindaci di Langhe e Roero. La sicurezza e la qualità della vita sono un diritto e una priorità che richiedono l’azione congiunta di più livelli di governo, con le rispettive competenze, e adeguate risorse a favore dei comuni per poterle attuare».
Sono parole di Valerio Chiesa, sindaco di Monticello, il quale si complimenta anche «con il Comando della Compagnia dei Carabinieri di Bra per il coordinamento e la brillante conclusione dell’operazione che ha portato all’arresto del sequestratore, dimostrando ancora una volta come l’Arma dei Carabinieri sia un punto di riferimento costante e qualificato per il territorio».
Il rapimento consumatosi giovedì a Monticello ha contribuito ad alimentare il dibattito in tema di sicurezza, offrendo l’esempio dei positivi risultati che si possono ottenere con una buona sinergia tra le Forze dell’ordine.
È stato infatti il civich monticellese, Marco Milano di Bra, a far scattare l’allarme, avvedendosi di quanto stava avvenendo durante un’azione di controllo e pattugliamento che il Comune attua periodicamente. Grazie alla sua segnalazione, sono stati tempestivi sia i soccorsi portati alla suocera del rapitore, accasciata a terra dopo l’aggressione, sia il piano d’azione dei Carabinieri sotto la guida del Comando di Bra del capitano Pasquale Iovinella e del Comando provinciale di Cuneo.
La ricostruzione di quanto avvenuto il 2 ottobre in località Casà di Monticello parte dalle maglie di un rapporto di coppia difficile, degenerato spesso in episodi di violenza e conclusosi con la separazione dei due rumeni che abitavano a Sommariva Perno.
Ma Marius Vasile Covaci, 32enne, non accettava di vivere lontano dalla consorte, la 23enne C.N.E. e dal figlio di 6 anni, forse anche perché il suo sostentamento veniva dallo stipendio della compagna e della suocera, impiegate in una cooperativa di servizi attiva nella zona.
Così, dopo aver cercato ospitalità in Lazio presso la sorella, è tornato nel Roero e, forse senza un preciso piano d’azione, ha bloccato, mentre transitava a Monticello, l’auto della suocera, aggredendo la donna e costringendo la moglie, che viaggiava con la madre, a salire sulla sua vetture.
Di qui è partita la fuga che li avrebbe condotti in Lazio, dove l’uomo è stato arrestato 30 ore dopo e la donna liberata.
In tal senso l’azione dei Carabinieri della Compagnia di Bra si è rivelata fondamentale.
I militari hanno al tempo stesso avviato un piano estesosi sull’intero territorio nazionale e un’operazione investigativa volta a ricostruire la vicenda e la personalità del ricercato, cercando di prevederne le intenzioni. La tempestività è stato un elemento indispensabile. Il carattere violento dell’uomo ha fatto temere che le sue intenzioni fossero di sopprimere la compagna.
Il contatto con la Compagnia dei Carabinieri di Bracciano (avviato poiché la sorella dell’uomo abita a Morlupo e l’aveva ospitato negli ultimi giorni) si è rivelato vincente. La “Seat Ibiza” del sequestratore è stata individuata e bloccata. L’uomo si trova nel carcere di Rebibbia: dovrà rispondere di sequestro di persona.

Elisa Broccardo

Alba: mancano i giudici, rischio sciopero avvocati

6 ottobre 2008

Alba

Non ci può essere giustizia se c’è lentezza dei processi. Non può che esserci lentezza se Tribunale e Procura della Repubblica lavorano con un organico ridotto all’osso, come avviene ad Alba.
Date le premesse, una sola è la conclusione: una situazione inaccettabile, quale che sia il punto da cui la si osserva, denunciati o denuncianti, avvocati o magistrati.
A dirsi allarmati sono in particolare i legali del Foro di Alba, convocati in assemblea per il pomeriggio di venerdì 10 ottobre per confrontarsi sulla carenza di organico venutosi a creare nel Tribunale e presso la Procura e per concordare le iniziative da assumere. Il presidente dell’Ordine, Giancarlo Bongioanni anticipa quali potrebbero essere le mosse della categoria: «In primo luogo, proclameremo lo stato di agitazione e poi assumeremo altre iniziative, come informare la stampa sulla situazione».
Tra le altre iniziative è contemplato lo sciopero?
«Non lo escluderei, perché la situazione è disastrosa».
L’organico per il Tribunale di Alba e Bra è di 12 giudici, mentre la Procura della Repubblica ha 5 magistrati. Per trasferimenti vari e applicazioni in scadenza, è andata via tutta una serie magistrati bravi e  preparati e oggi siamo incredibilmente sotto organico, con soli 5 giudici al Tribunale e la Procura che, a breve, rischia di rimanere con un unico magistrato.
Allo stato attuale vi è un giudice che si fa carico di tutto il civile di Alba, il dottor Marson, che da solo si occupa delle cause di lavoro e del civile di Bra, mentre il penale braidese, ora che è andato via il dottor Pisaturo, sarà appannaggio di una collega e del dottor Pasi, il quale a breve se ne andrà, perché scadono gli otto anni di applicazione.
Per palesare lo stato attuale, basti un esempio: «di recente il dottor Marson è dovuto scappare da Alba per venire a Bra perché c’erano dei processi, ma non un giudice».
«Senza contare che», aggiunge Bongioanni, «quando manderanno dei giudici di prima nomina, non potranno essere impiegati per il penale monocratico, ma solo per quello collegiale, che ormai è ridotto all’osso. Quindi saranno messi a fare il civile, con conseguente spostamento degli altri giudici».
Le considerazioni che alimentano le preoccupazioni  forensi sono numerose: «Va ancora detto che, con l’aggiunta del territorio di Carmagnola, seguito ora dalla sede distaccata di Bra, le cause penali a carico del Tribunale di Alba sono cresciute in modo esponenziale, per tacere dei problemi di incompatibilità che si verranno a creare in seguito di questa carenza, che rende difficile anche organizzare un collegio e gestire il funzionamento della macchina giudiziaria».
In conclusione, una considerazione di carattere generale: «Il bacino di utenza del Tribunale di Alba-Bra supera di 20.000 abitanti quello di Cuneo. Abbiamo un impianto produttivo-industriale-occupazionale che è tra i primi del Piemonte. Lo Stato non può abdicare così alle sue funzioni in un ambito tanto importante. Il nostro territorio dà moltissimo dal punto di vista economico finanziario, ma è debolissimo dal punto di vista politico, tant’è che è l’unico a trovarsi in tali condizioni».
Gli fa eco l’avvocato albese Roberto Ponzio: «Viene da chiedersi quale protezione abbia il nostro Tribunale sotto il profilo politico. Nulla o quasi, e forse già questo fatto ha determinato lo svuotamento. Dove ci sono altri numi tutelari, può darsi che si abbia un mantenimento dei Tribunale. Questo può essere preoccupante anche in vista della modifica della geografia giudiziaria italiana».
Raffaele Viglione

Slow Food taglia quota 100.000 soci nel mondo

6 ottobre 2008

Bra

A ventidue anni dalla fondazione (come evoluzione di Arcigola), Slow Food ha raggiunto quota centomila soci: sparse nel mondo intero, tante sono le persone iscritte all’associazione fondata da Carlo Petrini a Bra. “Braoggi” gli ha rivolto qualche domanda  per conoscere meglio il guru planetario.

Sono seduta al bar, nel mio angolo preferito, e mi godo un caffè, quando entra Carlin Petrini, il quale saluta gli amici, si siede anche lui nell’angolino preferito, ordina, apre un giornale e inizia a leggere.
È un momento di meritato relax per lui, così pieno di impegni: come posso pensare di disturbarlo per una mini-intervista?
Ma non ci penso su, mi alzo e gli chiedo: Scusa, puoi rispondere a tre, solo a tre, brevi domande?
Petrini mi sorride: «Sì, ma soltanto a tre!».
D’accordo. La prima è: qual è la cosa che ti irrita di più durante una cena?
«Quando si alzano per fumare e abbandonano la tavola. Non sanno resistere e lasciano soli gli altri commensali».
Tra tanti contatti con persone, le più disparate, qual è stato il più drammatico e quale il più gratificante?
«Il più drammatico quando, in India, in una regione grande come l’Italia, sono venuto a conoscenza del fatto che intere comunità di contadini, ben ventimila ogni anno, si suicidano perché non riescono a pagare i fertilizzanti e i prodotti chimici».
Come ventimila? Guarda che lo scrivo…
«Hai capito bene, ventimila contadini ogni anno».
E l’incontro più gratificante? Non è stato quello con Carlo d’Inghilterra?
Non mi risponde subito, ci pensa su e poi mi dice: «Il più gratificante è ritrovare nei vari centri Slow Food persone semplici con le quali stabilisco un’amicizia sincera e duratura».

Fiorella Avalle Nemolis