Archive for the ‘Cherasco’ Category

«La Provincia pagherà i danni per non aver messo in sicurezza la Bra-Cherasco»

26 gennaio 2009

Bra

Da anni minacciavano: «Altrimenti ci arrabbiamo». Ora si sono arrabbiati davvero.
I titolari della “Gemini project”, di cui una sede si trova lungo il tratto Bra-Cherasco della strada provinciale 661, stanchi di implorare e/o sollecitare interventi risolutivi per la pericolosità della via di comunicazione sulla quale si affaccia la loro azienda, sono passati alla “fase 2”.
Pur con doverosi distinguo e riconoscendo la qualità dell’impegno dei pubblici amministratori, alla luce di un’incidentalità da record e constatando il nulla di fatto pratico attuale, Giancarlo Scarzello, fondatore con il fratello gemello Aldo della “Gemini project”, ha scritto al prefetto, Bruno D’Alfonso, al presidente della Provincia, Raffaele Costa,  all’assessore provinciale alla viabilità, Giovanni Negro, e ai sindaci della città della Zizzola e della “città delle paci”, Camillo Scimone e Pierluigi Ghigo.
Il succo della missiva è di una semplice e forse anche comprensibile minacciosità: l’impresa specializzata in climatizzatori, riscaldamento e condizionamento comunica in via ufficiale che, «qualora fossero coinvolti in incidenti maestranze, titolari o addetti di “Gemini project” nelle fasi di accesso o di deflusso della struttura», si riserva la facoltà «di rivalersi nei confronti dell’ente proprietario della strada (leggasi Provincia, ndr) per le eventuali richieste di danni materiali o morali arrecati a persone e di danni materiali alle cose, a qualsiasi titolo avanzate» nei confronti dell’azienda.
Si tratta in primis di una “clausola di salvaguardia” per tutelare i propri interessi, ma anche del tentativo (estremo?) di smuovere una situazione che l’ingegner Scarzello ha preso davvero a cuore non solo pensando pro domo sua.
Che sia così stanno a dimostrarlo gli innumerevoli atti, pubblici e privati, compiuti, alcuni dei quali rievocati nella lettera. In essa viene ribadito il grave stato di pericolosità in cui versa, in particolare, il percorso fra la rotonda nel territorio di Cherasco e l’abitato di Bra: «La larghezza della carreggiata in alcuni tratti non supera i 5,5 metri e le banchine si presentano, anche solo all’esame visivo, friabili e non transitabili». L’incresciosa condizione, spesso unita all’eccessiva velocità, è alla base dei dodici incidenti in dodici mesi registrati nel solo tratto davanti la sede della “Gemini project”.
La battaglia risale almeno al luglio 2002, allorché l’ingegner Scarzello, a nome di circa quaranta aziende operanti nella zona, con Franco Madiotto, rappresentante dei residenti (altrettanto esasperati già all’epoca), consegnarono al presidente della Provincia, Giovanni Quaglia, e al suo assessore alla viabilità, Marco Botto, la richiesta di messa in sicurezza della strada.
Quaglia e Botto sono stati rimpiazzati da Costa e Negro, i quali, precisa il firmatario della lettera, non sono rimasti con le mani in mano. Tuttavia per ora resta nei cassetti il progetto, del costo complessivo di 12 milioni e 902 mila euro, per la ristrutturazione della 661 da Carmagnola fino alla confluenza con la Fondovalle Tanaro. Ma trovare tutti quei soldi è difficile. L’ingegner Scarzello ne è conscio e tra le righe, ma neppure troppo, fa sapere che, secondo lui, resta comunque una questione di scelte politiche e di priorità da dare. Una priorità che, finora, non è stata accordata da chi ha il potere di farlo.
Claudio Puppione

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Cherasco: Sindaco e vicesindaco vicini alla non ricandidatura

19 gennaio 2009

Cherasco

La “città delle paci” sarà uno dei centri più grandi della zona a dover affidare le chiavi della città a una nuova Amministrazione. Ma a poche settimane dall’ufficialità più o meno formale delle candidature tutto pare ancora da definire. Così sembra. Ma come nei laghi l’acqua è ferma in superficie, sotto è tutto un vorticar di mulinelli. Per la corsa (a tappe) verso la poltrona di sindaco di Cherasco inizia a delinearsi il quadro dei partecipanti.
E, soprattutto, dei probabili non partenti. Il sindaco uscente, Pierluigi Ghigo, pur usando le parole con molta e comprensibile cautela, lascia intendere che la possibilità di concludere a giugno l’esperienza da primo cittadino non sia remota: «Non c’è niente di definito e, per quanto mi riguarda, sono piuttosto stanco e sto valutando seriamente il da farsi, anche tenendo conto delle riflessioni fatte con la mia famiglia. Il nodo, comunque, sarà sciolto a breve».
Diverse parole per esprimere lo stesso concetto le usa il vicesindaco, Gianni Avagnina: «Non ho ancora preso decisioni definitive, però sto riflettendo sul fatto che, a sessant’anni e dopo oltre sei lustri ininterrotti in municipio, sia forse tempo di lasciare spazio ai giovani. Un mese fa ero propenso a ricandidarmi, ora ritengo sia più opportuno mettersi a disposizione delle nuove leve, per portare avanti una continuità nella novità. Se ciò non sarà possibile, non avrei problemi a essere ancora in prima linea per lavorare e fare, anche perché un’infinità di persone mi chiede di candidarmi e mi sprona ad andare avanti».
Ma se i “gatti”, ovvero Sindaco e Vicesindaco uscenti, non ci fossero, ci sarebbero “topi” pronti a ballare?
Guardando all’esperienza maturata in Comune e al gradimento ottenuto alle passate elezioni, si può pensare che il ruolo calzi bene, per esempio, addosso a Claudio Bogetti. Il diretto interessato, ora come ora, preferisce guardare più all’insieme. «Di fronte a una mia candidatura», spiega l’attuale Assessore ai lavori pubblici, «non mi tirerei indietro, ma al momento non è stato deciso nulla e in questa fase conta essere uniti e che il capolista condiviso: io ho sempre lavorato per tenere insieme il gruppo, anche se magari qualcuno era per arrivare allo scontro Avagnina-Ghigo. Non pretendo di esser io il candidato sindaco, però mi importa che continui l’esperienza di “Insieme per Cherasco” che, a mio avviso, ha governato bene la città nei suoi 15 anni di esistenza».
Un altro “topo in corsa” potrebbe essere Marco Bogetti, anch’egli assessore nell’attuale Amministrazione. Lui dice: «Credo sia il momento di parlare dei progetti e dei programmi per la crescita della città e andare oltre ai nomi dei candidati. Il laboratorio “Insieme per Cherasco”, da cui è nata la lista, dovrebbe essere riconvocato, chiamando a raccolta le persone che in questi anni sono state vicine al gruppo e i tanti giovani attivi per far crescere la città».
Raffaele Viglione

Don Luigi Ciotti, cittadino onorario di Cherasco

2 luglio 2008

Cherasco

Una sottile, ma significativa, linea unisce tre personaggi che, in modo diverso, saliranno alla ribalta cheraschese il 12 luglio.
Come ha comunicato il vicesindaco, Gianni Avagnina, nell’ultimo Consiglio comunale, in quella data sarà conferita la cittadinanza onoraria a don Luigi Ciotti, sacerdote noto per il suo impegno sociale, emigrato presto dal Veneto a Torino, passando per la “città delle paci”, dove da bimbo visse per quattro anni.
Don Ciotti iniziò la sua opera a carattere sociale con la creazione del “Gruppo Abele”, l’organizzazione che opera all’interno delle carceri minorili e aiuta le vittime della droga. Diventò poi il primo presidente della Lega italiana per la lotta contro l’Aids e nel 1995 fondò “Libera”, rete di organizzazioni impegnate nella lotta alle mafie. Il sacerdote, come ha ricordato il Vicesindaco «è stato uno degli amici più intimi di Gina Lagorio», altra cittadina onoraria cheraschese, in ricordo della quale il Comune ha istituito tre anni fa un premio nazionale denominato “Una donna nel mondo”, volto a omaggiare una protagonista femminile del nostro tempo che, nella sua vita e nelle sue opere, abbia lasciato segni forti e significativi per i grandi valori della comunità civile. Il riconoscimento sarà assegnato lo stesso giorno, subito prima del conferimento della cittadinanza onoraria a don Ciotti: a esserne insignita sarà Rita Borsellino, sorella del magistrato Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia 15 anni fa, il 19 luglio 1993.
Da allora Rita Borsellino si è fatta testimone della lotta alle criminalità organizzate, collaborando con lo stesso don Ciotti come dimostra, per esempio, la  sua vicepresidenza sino al 1995 dell’associazione “Libera” di cui è divenuta poi presidentessa onoraria  sino a quando decise nel 2006 di candidarsi, nelle fine del centro-sinistra, alla presidenza della Regione Sicilia.

Raffaele Viglione

Sì ( al pelo) al piano regolatore cheraschese

25 giugno 2008

Cherasco

Una seduta del Consiglio comunale con piccola suspance finale è andata in scena martedì 17 giugno nella “città delle paci”.
Nessun colpo di scena teatrale, solo un po’ di attesa di natura numerica, giusto il tempo di contare i consiglieri presenti per accertarsi di avere il numero legale per approvare l’ultimo punto all’ordine del giorno, riguardante l’adozione del progetto preliminare della revisione del Piano regolatore.
Il sindaco, Pier Luigi Ghigo, per non contravvenire a quanto dichiarato all’inizio del mandato, ovvero l’impegno di uscire dall’aula ogni qual volta si trattano questioni urbanistiche, vista l’importanza dell’argomento, ha deciso di prendere parte alla discussione, assentandosi però al momento di votazione.
Per non inficiare la validità della delibera, come ha ricordato il consigliere di minoranza Giuseppe Talarico, è stato richiesto ai consiglieri che avevano interessi diretti o indiretti (fino al quarto grado di parentela) legati al nuovo strumento urbanistico di abbandonare l’aula.
Uno dopo l’altro, hanno lasciato la sala in cinque, a cui si sono aggiunte le uscite, al momento del voto, del Sindaco e dei due esponenti di Alleanza nazionale (Talarico e Madeo), sicché alla fine il numero di votanti, ovvero i componenti della maggioranza rimasti e i due esponenti di “Alleanza per Cherasco” era pari a nove, il minimo indispensabile per approvare, all’unanimità, il punto all’ordine del giorno….
Prima di giungere alla votazione, il Piano regolatore è stato dibattuto a lungo, prendendo spunto dalle considerazioni del vicesindaco, nonché assessore all’urbanisstica, Gianni Avagnina, il quale ha ricordato l’iter tortuoso del progetto: «Due anni fa abbiamo presentato la variante generale al Piano regolatore in Regione, ente che ha espresso una serie di osservazioni che noi abbiamo recepito, riducendo gli spazi previsti e fornendo un aggiornamento reale sui metri quadri disponibili, sui nuovi insediamenti realizzati e sulla popolazione cheraschese. L’Amministrazione, dunque, non ha aggiunto nulla, bensì ha semplicemente tagliato o trasferito delle aree, per giungere all’approvazione del piano e dare la possibilità alla città di crescere e svilupparsi».
Si è detto scettico il consigliere di minoranza Giuseppe Talarico, che ha sottolineato: «Un piano regolatore del 2008 dovrebbe contenere indicazioni per il recupero delle acque piovane e sul fotovoltaico, nonché dettare regole più stringenti sulla costruzione di capannoni. Occorre un strumento che permetta di costruire con criterio, non come si è fatto in certe parti di Cherasco».
Alle considerazioni di Talarico ha replicato il Sindaco: «Noi non siamo insensibili a questi tematiche, tanto che si sta attivando una sinergia con il Politecnico di Mondovì per studiare piani per il recupero ambientale delle aree».
«Il Piano regolatore rivisto», ha aggiunto la maggioranza per voce di Avagnina, «non può contenere elementi nuovi, ma deve limitarsi ad apportare le modifiche legale alle osservazioni della Regione».
«È difficile», ha aggiunto il primo cittadino, «dare indicazioni di questo genere nel Piano regolatore. Ci sono, invece, strumenti successivi che permettono di apportare modifiche, porre dei paletti, incentivare certe scelte».
Avagnina, già sindaco per due legislature, non ha potuto non rispondere alle critiche di Talarico riguardo alla politica urbanistica del passato: «Difendo quel che è stato fatto perché, grazie a quelle scelte, la nostra città ha potuto svilupparsi anche da un punto di vista industriale, con aziende che sono crescite e danno lavoro pure a persone di fuori Cherasco».
«Nel 2008 questo Prg non posso votarlo», ha ribadito Talarico, prima di abbandonare l’aula con Luigi Madeo, lasciando ai nove “superstiti” l’incombenza della votazione.

Raffaele Viglione