Archive for the ‘Dal territorio’ Category

I conduttori di “Caterpillar” di Radiodue in cattedra a Monforte

26 gennaio 2009

Monforte

Forse non molti dei bambini presenti li riconosceranno, perché di loro più che i volti sono note le voci e il programma radiofonico cult che conducono su Radiodue. Massimo Cirri e Filippo Solibello, travolgenti conduttori della trasmissione pomeridiana “Caterpillar” saranno il mattino di lunedì 2 febbraio a Monforte, presso il teatro comunale, per animare un incontro che si preannuncia allo stesso tempo interessante e divertente.
Su invito di Maria Bianucci, giornalista di Radiodue, la quale risiede nel paese langarolo, i due mattatori radiofonici incontreranno i bambini delle elementari e quanti vorranno presenziare all’incontro, per confrontarsi con loro su tematiche ambientali e non solo. Prendendo spunto dal loro libro, “Nostra eccellenza”,  del quale i giovani studenti leggeranno alcuni stralci, Cirri e Solibello racconteranno pezzi d’Italia diversa da quella che siamo spesso costretti a sentire, in cui le soluzioni ai problemi non solo si trovano ma si mettono anche in pratica. Loro stessi sono un esempio: qualche anno fa, infatti, quasi per scherzo, da “Caterpillar” lanciarono la giornata del risparmio energetico “M’illumino di meno”  che negli anni ha trovato numerosi e insigni aderenti, come il Vaticano!

«La Provincia pagherà i danni per non aver messo in sicurezza la Bra-Cherasco»

26 gennaio 2009

Bra

Da anni minacciavano: «Altrimenti ci arrabbiamo». Ora si sono arrabbiati davvero.
I titolari della “Gemini project”, di cui una sede si trova lungo il tratto Bra-Cherasco della strada provinciale 661, stanchi di implorare e/o sollecitare interventi risolutivi per la pericolosità della via di comunicazione sulla quale si affaccia la loro azienda, sono passati alla “fase 2”.
Pur con doverosi distinguo e riconoscendo la qualità dell’impegno dei pubblici amministratori, alla luce di un’incidentalità da record e constatando il nulla di fatto pratico attuale, Giancarlo Scarzello, fondatore con il fratello gemello Aldo della “Gemini project”, ha scritto al prefetto, Bruno D’Alfonso, al presidente della Provincia, Raffaele Costa,  all’assessore provinciale alla viabilità, Giovanni Negro, e ai sindaci della città della Zizzola e della “città delle paci”, Camillo Scimone e Pierluigi Ghigo.
Il succo della missiva è di una semplice e forse anche comprensibile minacciosità: l’impresa specializzata in climatizzatori, riscaldamento e condizionamento comunica in via ufficiale che, «qualora fossero coinvolti in incidenti maestranze, titolari o addetti di “Gemini project” nelle fasi di accesso o di deflusso della struttura», si riserva la facoltà «di rivalersi nei confronti dell’ente proprietario della strada (leggasi Provincia, ndr) per le eventuali richieste di danni materiali o morali arrecati a persone e di danni materiali alle cose, a qualsiasi titolo avanzate» nei confronti dell’azienda.
Si tratta in primis di una “clausola di salvaguardia” per tutelare i propri interessi, ma anche del tentativo (estremo?) di smuovere una situazione che l’ingegner Scarzello ha preso davvero a cuore non solo pensando pro domo sua.
Che sia così stanno a dimostrarlo gli innumerevoli atti, pubblici e privati, compiuti, alcuni dei quali rievocati nella lettera. In essa viene ribadito il grave stato di pericolosità in cui versa, in particolare, il percorso fra la rotonda nel territorio di Cherasco e l’abitato di Bra: «La larghezza della carreggiata in alcuni tratti non supera i 5,5 metri e le banchine si presentano, anche solo all’esame visivo, friabili e non transitabili». L’incresciosa condizione, spesso unita all’eccessiva velocità, è alla base dei dodici incidenti in dodici mesi registrati nel solo tratto davanti la sede della “Gemini project”.
La battaglia risale almeno al luglio 2002, allorché l’ingegner Scarzello, a nome di circa quaranta aziende operanti nella zona, con Franco Madiotto, rappresentante dei residenti (altrettanto esasperati già all’epoca), consegnarono al presidente della Provincia, Giovanni Quaglia, e al suo assessore alla viabilità, Marco Botto, la richiesta di messa in sicurezza della strada.
Quaglia e Botto sono stati rimpiazzati da Costa e Negro, i quali, precisa il firmatario della lettera, non sono rimasti con le mani in mano. Tuttavia per ora resta nei cassetti il progetto, del costo complessivo di 12 milioni e 902 mila euro, per la ristrutturazione della 661 da Carmagnola fino alla confluenza con la Fondovalle Tanaro. Ma trovare tutti quei soldi è difficile. L’ingegner Scarzello ne è conscio e tra le righe, ma neppure troppo, fa sapere che, secondo lui, resta comunque una questione di scelte politiche e di priorità da dare. Una priorità che, finora, non è stata accordata da chi ha il potere di farlo.
Claudio Puppione

Cherasco: Sindaco e vicesindaco vicini alla non ricandidatura

19 gennaio 2009

Cherasco

La “città delle paci” sarà uno dei centri più grandi della zona a dover affidare le chiavi della città a una nuova Amministrazione. Ma a poche settimane dall’ufficialità più o meno formale delle candidature tutto pare ancora da definire. Così sembra. Ma come nei laghi l’acqua è ferma in superficie, sotto è tutto un vorticar di mulinelli. Per la corsa (a tappe) verso la poltrona di sindaco di Cherasco inizia a delinearsi il quadro dei partecipanti.
E, soprattutto, dei probabili non partenti. Il sindaco uscente, Pierluigi Ghigo, pur usando le parole con molta e comprensibile cautela, lascia intendere che la possibilità di concludere a giugno l’esperienza da primo cittadino non sia remota: «Non c’è niente di definito e, per quanto mi riguarda, sono piuttosto stanco e sto valutando seriamente il da farsi, anche tenendo conto delle riflessioni fatte con la mia famiglia. Il nodo, comunque, sarà sciolto a breve».
Diverse parole per esprimere lo stesso concetto le usa il vicesindaco, Gianni Avagnina: «Non ho ancora preso decisioni definitive, però sto riflettendo sul fatto che, a sessant’anni e dopo oltre sei lustri ininterrotti in municipio, sia forse tempo di lasciare spazio ai giovani. Un mese fa ero propenso a ricandidarmi, ora ritengo sia più opportuno mettersi a disposizione delle nuove leve, per portare avanti una continuità nella novità. Se ciò non sarà possibile, non avrei problemi a essere ancora in prima linea per lavorare e fare, anche perché un’infinità di persone mi chiede di candidarmi e mi sprona ad andare avanti».
Ma se i “gatti”, ovvero Sindaco e Vicesindaco uscenti, non ci fossero, ci sarebbero “topi” pronti a ballare?
Guardando all’esperienza maturata in Comune e al gradimento ottenuto alle passate elezioni, si può pensare che il ruolo calzi bene, per esempio, addosso a Claudio Bogetti. Il diretto interessato, ora come ora, preferisce guardare più all’insieme. «Di fronte a una mia candidatura», spiega l’attuale Assessore ai lavori pubblici, «non mi tirerei indietro, ma al momento non è stato deciso nulla e in questa fase conta essere uniti e che il capolista condiviso: io ho sempre lavorato per tenere insieme il gruppo, anche se magari qualcuno era per arrivare allo scontro Avagnina-Ghigo. Non pretendo di esser io il candidato sindaco, però mi importa che continui l’esperienza di “Insieme per Cherasco” che, a mio avviso, ha governato bene la città nei suoi 15 anni di esistenza».
Un altro “topo in corsa” potrebbe essere Marco Bogetti, anch’egli assessore nell’attuale Amministrazione. Lui dice: «Credo sia il momento di parlare dei progetti e dei programmi per la crescita della città e andare oltre ai nomi dei candidati. Il laboratorio “Insieme per Cherasco”, da cui è nata la lista, dovrebbe essere riconvocato, chiamando a raccolta le persone che in questi anni sono state vicine al gruppo e i tanti giovani attivi per far crescere la città».
Raffaele Viglione

Narzole, tetto non sicuro: alunni a casa

22 dicembre 2008

Narzole

Nemmeno due mesi dopo essere rientrati a far lezione nelle loro aule, gli alunni delle elementari sono di nuovo senza un tetto (sicuro) sopra la testa. Mercoledì, infatti, un’ordinanza del Sindaco ha decretato la chiusura dell’edificio, dopo che una perizia ha rilevato la necessità di un intervento in tempi stretti per sistemare le magagne sussistenti dopo i lavori estivi.
Per tutta l’estate la scuola era stata oggetto di ristrutturazione con, in particolare, il rifacimento del tetto. I tempi dei lavori si era protratti oltre la durata delle vacanze, costringendo gli alunni a iniziare l’anno scolastico in sistemazioni provvisorie.
A novembre, però, si era fatto ritorno alla scuola di via Michelangelo e tutto lasciava intendere che lì si sarebbe rimasti in tutta tranquillità.
Tutto, tranne un sopralluogo ai piani alti. Quando il 12 dicembre due consiglieri della minoranza, ovvero Giacomo Arcostanzo e Mario Giaccardi, anche in virtù di quel che avevano visto (e che poco li aveva convinti) nei giorni in cui la ditta appaltatrice stava costruendo le capriate nella vicina piazza Giovanni Paolo II, si sono recati sul solaio per vedere come avesse risposto alle fresche nevicate, si sono subito resi conto che qualche cosa non tornava, tanto da far ritenere a rischio la stessa sicurezza della struttura.
Il giorno successivo hanno presentato un’interpellanza urgente affinché si prendessero provvedimenti e un immediato sopralluogo tecnico richiesto dall’Amministrazione ha indotto a far chiudere a tempo indeterminato la scuola.
Comunque il sindaco, Fiorenzo Prever, ritiene che la problematica si possa sistemare in breve tempo: «Attendiamo ancora i risultati delle verifiche tecniche, ma pare che i lavori per mettere in sicurezza il tetto e avere l’idoneità statica della struttura non richiedano tempi troppo lunghi, a meno di intoppi burocratici. La nostra speranza, quindi, è che al ritorno dalle vacanze natalizie gli alunni possano far lezione regolarmente nelle loro scuola. Da parte nostra, c’è grande rincrescimento per questo stato di cose e per l’incomodo che si dà agli alunni. Come Comune abbiamo dimostrato buona volontà anche nel reperire fondi per mettere in sicurezza la struttura. Certo che, se alcuni lavori non sono stati eseguiti a regola d’arte e sussiste anche un rischio minimo, riteniamo indispensabile intervenire di nuovo e in tempi brevi».
«Come richiesto dalla minoranza nell’interpellanza urgente», aggiunge il primo cittadino, «abbiamo istituito una commissione consiliare che andrà a fondo della questione, per determinare le cause di questo intoppo».
L’opposizione, da parte sua, sottolinea: «Non ci sono dubbi che i lavori siano stati eseguiti in modo perlomeno discutibile. La colpa di ciò non si può certo ascrivere all’Amministrazione, la quale però avrebbe forse potuto attuare controlli più attenti sull’operato della ditta, anche perché campanelli di allarme in questo senso c’erano

Bra non aumenta le tasse locali

15 dicembre 2008

Bra

La storia si ripete: i tagli nei trasferimenti statali destinati ai Comuni costringono a razionalizzazioni.
Per dare un’idea dei tagli subìti dal municipio di Bra basti pensare che nel 2008 sono venuti meno 420.000 euro da Roma e per il 2009 si preannuncia un ulteriore taglio di 200.000 euro senza contare i mancati introiti per 108.000 euro sui fondi investimenti perché lo Stato non partecipa più all’ammortamento di alcuni vecchi mutui rinegoziati nel 1995.
Non per questo il bilancio di previsione del 2009 approvato dalla Giunta che dovrà passare al vaglio del Consiglio si presenta particolarmente sofferente. «Ma», spiega l’assessore Claudio Lacertosa, «nonostante le risorse sempre minori, è un buon bilancio che non tralascia l’intenzione di essere ambizioso, ma guardando a investimenti mirati e concreti».
Il rendiconto del 2009 pareggia su 41 milioni e 408 mila euro con una spesa corrente di 21 milioni e 811 mila euro ridotta, rispetto all’assestamento del 2008, di 380.000 euro. Così Lacertosa spiega la riduzione: «Abbiamo ridimensionato alcune voci senza toccare nulla in settori importanti come quello scolastico o dell’assistenza». Il 30% della spesa corrente è per la retribuzione del personale.
Per quanto riguarda le entrate, precisa l’Assessore, «non saranno aumentate le aliquote tributarie, né le tariffe relative a servizi a domanda individuale (mensa, trasporto scolastico…). Abbiamo invece aumentato le agevolazioni per le famiglie meno abbienti».
Il riferimento è all’innalzamento da 8.500 a 9.000 euro della soglia di reddito per l’esenzione dall’addizionale Irpef. Allo stesso modo è stata innalzata da 11.500 a 12.000 euro la soglia di reddito per richiedere almeno il 50% di esenzione sulla tassa per lo smaltimento dei rifiuti. In questi termini: fino a 10.000 euro di reddito (aumentati di un terzo per ogni familiare e della metà in caso di presenza di un portatore di handicap) si ha diritto all’esenzione fino al 75%. Con un reddito tra i 10.001 e i 12.000 euro si ha diritto a pagare la metà.
Continuando a parlare di Tarsu, sono confermati il 10% di riduzione della tassa per quanti effettuano il compostaggio domestico e per quanti abitano ad almeno un chilometro dal punto di raccolta rifiuti più vicino. Sono confermate pure la riduzione di un terzo della Tarsu per chi vive da solo e la possibilità di rateizzare il versamento, a discrezione degli uffici, nel caso in cui la cifra dovuta sia superiore a 500 euro.
Venendo all’imposta comunale sugli immobili, eliminata dal Governo quella sulla prima casa, viene confermata a Bra l’aliquota del 7 per mille sulla seconda abitazione. È stata ridotta dal 3 al 2 per mille l’aliquota in caso di affitti concordati, una scelta, precisa Lacertosa, «effettuata per sensibilizzare all’utilizzo dello strumento attivato nel 2006 grazie a un accordo tra Comune, affittuari e conduttori». L’aliquota è confermata al 4 per mille per i primi quattro anni per i nuovi insediamenti produttivi.
In fatto di tasse e tariffe, chiosa l’Assessore al bilancio, «continua l’impegno nel recupero dell’evasione. L’Aipa, l’azienda che se ne occupa stima, di far entrare nel 2009 nella casse comunali circa 400.000 euro. Dal 2004, quando la ditta ha assunto l’incarico ha già consentito di incamerare un milione e 700 mila euro».

Elisa Broccardo


									

Bra-Ceva: La pista ciclabile si può fare

17 novembre 2008

A piccoli passi procede l’ipotesi di realizzare una pista ciclabile sulla linea ferroviaria Bra-Ceva dismessa dopo l’alluvione del 1994.
L’idea è perseguita da tempo, ma solo nell’ultimo periodo si sono poste le basi per vederla concretizzata, da quando cioè, nei mesi scorsi, le Ferrovie hanno messo sul tavolo della trattativa da tempo avviata con Provincia e Comuni interessati un’altra ipotesi di accordo rispetto a un’inarrivabile cessione a 15 milioni di euro.
L’ultima offerta è di cedere il diritto di superficie dell’intera tratta per 50 anni a un milione e 200 mila euro.
La settimana scorsa si è svolto a Monchiero un incontro, al quale ha preso parte anche l’assessore regionale Bruna Sibille.
Reperire quella somma, ha spiegato Sibille non è impossibile, anzi, la Regione si impegna a fornirla attingendo dai risparmi dei fondi destinati alle opere per l’alluvione del 1994.
C’è però una condizione: quella di congiungere la Ceva-Bra al percorso ciclabile che da Pollenzo conduce ad Alessandria in modo da realizzare sul territorio una delle piste per le due ruote più importanti dell’Europa.
La postilla non dovrebbe comportare gravi difficoltà.
La “green way” della Bra-Ceva è dunque più vicina e si possono avviare le tappe burocratiche e operative per ottenerla: un protocollo d’intesa tra Regione, Provincia, Fs e Comuni e la progettazione dell’opera.
A questo sono da aggiungere due elementi.
Il primo: ciascun Comune potrà avviare con Fs trattative separate per l’eventuale acquisizione degli immobili e delle strutture presenti sul proprio territorio e un tempo a servizio della tratta ferroviaria (le stazioni, per esempio).
Il secondo: tra quanti hanno preso parte all’incontro c’è fiducia, ma anche la consapevolezza di quanto l’impresa sia ancora lunga. L’aver individuato le risorse necessarie per il diritto di superficie della rete ferroviaria è un tassello indispensabile, ma non sufficiente. Altre partite dovranno essere giocate per ottenere i finanziamenti necessari alla realizzazione dell’opera. Se essa però costituirà davvero un primato per l’Europa, allora le possibilità di ottenere contributi si ampliano ben oltre la cerchia degli enti locali e regionali.

Elisa Broccardo

Un ospedale senza strade

10 novembre 2008

Alba

Passa di mano, almeno in parte, il cantiere dell’ospedale unico di Verduno: la notizia l’abbiamo data sette giorni fa, ripromettendoci di approfondire l’argomento. Lo facciamo con un’intervista all’architetto Ferruccio Bianco, direttore dei servizi tecnici dell’Azienda sanitaria di Alba e Bra e responsabile unico del procedimento del nuovo ospedale.
Perché la “Maire Engineering” ha ceduto la gestione di parte del cantiere?
«Al momento non abbiamo comunicazioni ufficiali in merito anche perché deve concludersi, tra le parti, la discussione sugli ambiti contrattuali. Si tratta però di una prassi. La “Maire” si è aggiudicata un appalto in concessione, dunque è autorizzata ad affidare in parte o in toto le opere ad altre aziende nel rispetto di certi parametri (come quello del limite di spesa). La “Maire” ha avviato dunque due gare pubbliche: una per la realizzazione delle strutture e degli impianti, l’altra per quella delle facciate e delle vetrate. La prima gara è stata aggiudicata dall’impresa “Matarrese” che lavora, in zona, con la “Olicar” di Bra. La seconda gara non è stata ancora conclusa anche perché è inerente alle vetrate e alla copertura della grossa galleria centrale. Si tratta di lavori meno urgenti».
Dunque non si prevedono lievitazioni di costi?
«No, salvo un incremento della spesa prevista per la messa in sicurezza del versante della collina, necessità emersa nel corso dei lavori e già prevista a bilancio. A influire sulla spesa totale potrebbero essere richieste che sopraggiungano durante i lavori. La Regione, per esempio, ha chiesto una riduzione da 578 a 540 posti letto, ma anche l’introduzione di specialità come la radioterapia e l’emodinamica. Per rispondere a quelle istanze non dovrebbero però esserci grandi variazioni nella spesa. E ancora: è allo studio una revisione in chiave ecosostenibile del progetto che prevede investimenti elevati (però finanziati in parte dalla Regione e in parte dal gestore degli impianti), ma ammortizzabili, in termini gestionali, nel tempo, rendendo l’edificio quasi autosufficiente dal punto di vista energetico».
Quali sono i costi previsti per l’intera opera?
«145 milioni di euro sono i costi generali (acquisto dei terreni, progettazione e realizzazione). A questa somma si aggiungono circa 50 milioni di euro per l’acquisto delle strutture, che però la Fondazione costituita nei mesi scorsi dovrebbe contribuire a trovare in buona parte ,e 40 milioni di euro per la revisione del progetto ecosostenibile, in parte finanziati dalla Regione e in parte dal gestore».
Parliamo di tempi. Quando avremo il nuovo ospedale?
«L’iniziale consegna dei lavori era prevista per metà 2010. Ci sono stati alcuni ritardi perché scavando si è disturbato l’equilibrio della collina e si è dovuto intervenire per porvi rimedio. I ritardi sono di circa sei mesi e peraltro potrebbero essere recuperati. Possiamo comunque ipotizzare che l’ospedale sarà concluso nel corso del 2011. Tra qualche giorno partiremo con le strutture in elevazione e, da quel momento, non dovrebbero più esserci imprevisti».

Alba

Il completamento dell’Asti-Cuneo riuscirà a non mancare l’appuntamento con l’ospedale di Verduno? A quel punto l’autostrada sarebbe indispensabile per il collegamento agevole con il nosocomio che scongiuri l’intasamento delle strade minori…
Lo chiediamo all’architetto Ferruccio Bianco.
«Non conosco con esattezza il cronoprogramma per l’autostrada (al momento la data ultima è ancora fissata al febbraio 2012, ndr), ma so che il tratto che collega Alba a Cherasco sarà realizzato per ultimo. Tecnicamente credo che, se riusciranno a farlo, arriveranno appena in tempo».
Non si sbaglia se non in un eccesso di ottimismo, Bianco. Se entrambe le tempistiche annunciate fossero rispettate, l’ospedale dovrà fare a meno dell’autostrada per un anno.
Ed è una previsione molto ottimistica, purtroppo.
In un recente incontro ad Alba, tra la concessionaria dell’Asti-Cuneo e i rappresentanti di Provincia, Comune ed enti locali coinvolti, si è confermato che i lavori per l’infrastruttura dovrebbero essere completati all’inizio del 2012 (i due tunnel per superare Alba compresi).
Ma con diversi “però”.
I tecnici della società “Asti-Cuneo” hanno rassicurato sulla volontà di realizzare i due trafori, quello sotto il Tanaro e quello tra Roddi e Verduno, ma per il primo bisognerà rivedere la progettazione della rampa d’accesso che sarebbe troppo vicina alle opere di fondazione dei cavalcavia della tangenziale. C’è inoltre da stilare il piano delle cave per il prelievo dei materiali che serviranno per i tunnel. Infine bisogna valutare attentamente il collegamento tra il casello dell’autostrada e le vie d’accesso all’ospedale. Questione non irrilevante è il fatto che i progetti dei lotti albesi siano ancora fermi al Ministero dell’ambiente in attesa (ormai da mesi) della dichiarazione di compatibilità ambientale.
Ma i più coltivano speranze, potenziate dalla recente approvazione da parte dell’Anas dei progetti esecutivi dei lotti che collegheranno Castelletto Stura con Cuneo.
Nonostante le copiose rassicurazioni, restano i dubbi di alcuni, poco espressi pubblicamente come se il dirli fosse un modo per incentivarne la trasformazione in realtà. Ci riferiamo al timore (per certi, la consapevolezza) che i tunnel per il superamento di Alba resteranno a lungo inghiottiti nel progetto. Sullo sfondo compare un incubo: l’essenziale diventerà concludere il collegamento autostradale, in qualsiasi modo, anche a costo di dirottarne il traffico sulla tangenziale della città delle torri.
Momentaneamente, s’intende, in attesa di valutare il modo migliore per superare il Tanaro passando sotto il letto del fiume. Peccato però che l’Asti-Cuneo ci abbia abituati a “momenti” che durano anni, anche decenni…

La trifola vola dalla Hilton

10 novembre 2008

Grinzane Cavour

Sarà l’influenza di Wall Street, le conseguenze della crisi economica o il corto circuito di un sistema, come afferma qui accanto Roberto Ponzio, ma la decima edizione dell’Asta del tartufo bianco d’Alba è stata sotto tono. Non per la platea di Vip che ha come sempre affollato il salone del castello di Grinzane, quanto per il “misero” incasso: 118.000 euro dalle sedi di Grinzane, Tokyo e Merano, meno di quanto, lo scorso anno, si ottenne solo per l’ultimo tartufo, assegnato per 143 mila euro.
Mattatore è stato Ezio Greggio, giunto con mezz’ora di ritardo. Si sa: lo spettacolo deve iniziare, così anche senza presentatore si è provveduto a far fuori i primi due lotti grinzanesi, non prima dei saluti di rito, quelli del senatore Tomaso Zanoletti, presidente dell’Enoteca regionale, e quelli della presidente della Regione, Mercedes Bresso (la quale ha annunciato che sarà pubblicato da Rizzoli il suo primo romanzo le cui vicende prendono le mosse dall’Asta del tartufo).
Il richiamo di entrambi alla crisi ha evocato tristi presagi, toccati con mano poco dopo.
Primo lotto grinzanese (162 grammi) con sponsor la campionessa olimpionica Josefa Idem, incassato da Giuliano Soria per 3.200 euro. Secondo lotto (186 grammi) con testimonial Livia Azzariti, acquistato da Fabio Franciosi, titolare del “Belvedere” di La Morra, per 3.500 euro.
A spezzare le puntate arriva Greggio che fredda l’Azzariti la quale gli domanda se sia a conoscenza delle proprietà afrodisiache del tartufo: «No, non ne ho bisogno. Vi ho portato le mie due tartufine (leggi veline, ndr). Annusatele, ma non mettetele all’asta».
A “sponsorizzare” il terzo lotto grinzanese (256 grammi) c’è la scrittrice ruandese Scholastique Mukasonga, che convince l’imprenditore milanese Romano Silini, il quale sborsa 4.200 euro.
Cambio di scena: consegna del riconoscimento di “ambasciatore del tartufo d’Alba nel mondo” allo chef Heinz Beck di “La pergola” di Roma poi via al quarto lotto (284 grammi) che fa esclamare a Greggio il suo inconfondibile: «Che bestia! Che roba!».
A far da testimonial sale alla ribalta la presentatrice cuneese Elisa Isoardi. L’imprenditore Dario Stroppiana non si fa scappare l’occasione e porta a casa la “trifola” per 6.000 euro, mentre da Merano giunge notizia di puntate assai elevate fatte da Vittorio Moretti, «produttore di spumante», lo definisce il co-conduttore dell’asta Davide Paolini, ma il collegamento è ancora aperto e Moretti non la prende bene. Chiama Greggio a far chiarezza: «Ezio, digli che qui si produce Franciacorta».
La guerra è aperta e per il quinto lotto Grinzane fa di tutto per superare Merano. Ben tre testimonial per quei 500 grammi di aroma: accanto a Mauro Carbone, direttore dell’Ente turismo territoriale, ci sono la miss Tania Zamparo e il cantautore Francesco Renga. Ciascuno ci mette del suo per rendere più prezioso quel lotto: Beck aggiunge al mezzo chilo di trifola quella non da meno che gli è stata donata come ambasciatore e una cena per due a “La pergola”, Renga i suoi cinque cd, Greggio la possibilità di assistere a una puntata di “Striscia la notizia” in prima fila e di portarsi a casa le canottiere delle veline. L’intero pacchetto è acquisito per 12.000 euro dall’imprenditore milanese Guido Borghi.
Siamo alle battute finali.
L’ultimo lotto, di 850 grammi, se lo contendono le tre sedi. A far da testimonial c’è Martina Colombari. Tokyo fa fuori in un batter d’occhio Grinzane e poco dopo annienta pure Merano. La trifola volerà in Giappone acquistata, con 24.000 euro, da Kazumasa Terada, presidente dell’azienda di borse “Samantha Tavasa” per conto di Nicky Hilton, sorella di Paris. E nella sala delle maschere del castello si spengono i riflettori anche sulla decima edizione dell’asta.
Elisa Broccardo

Scuola, chi va in piazza e chi no

10 novembre 2008

Bra

Se l’obiettivo dello sciopero dello scorso giovedì contro la riforma Gelmini era di mandare in tilt, seppur per poche ore, il sistema scuola così come siamo abituati a concepirlo, conferendo alla protesta dimensioni tali da renderla evidente anche in una quotidianità spezzata in modo netto, allora non si può che affermare che il traguardo sia stato raggiunto.
Forse da tempo non si assisteva a un incrociare di braccia così generalizzato che ha coinvolto personale docente, tecnico e amministrativo, collaboratori scolastici e studenti svuotando di fatto le scuole, a Bra come altrove.
I numeri della mobilitazione sono eccezionali. Un esempio: al liceo “Giolitti-Gandino” il numero di alunni tra i banchi giovedì mattina sfiorava a malapena il mezzo centinaio, per contare gli insegnanti presenti (un’ottantina in genere) erano più che sufficienti le dita di due mani e per individuare i bidelli risultavano abbondanti quelle di una.
«Sciopero riuscito», commenta un liceale snocciolando questi numeri segno che, afferma, «qualcosa in effetti nella riforma non va. Ma non tutto, ne sono convinto. Certi cambiamenti sono necessari. Per questo io sono qui, a scuola, oggi».
È doveroso dar spazio alle ragioni dei manifestanti, di quanti con banchetti e presidi allestiti a Bra o partecipando ai principali cortei organizzati in zona (a Cuneo e a Torino) hanno voluto evidenziare il loro non accordo con la riforma: lo facciamo alle pagg. 10 e 11. Ma ci è parso altrettanto doveroso dar spazio a chi, giovedì mattina, ha deciso di rimanere in aula.
Per questo ci siamo recati presso le scuole superiori della nostra città per sentire le ragioni dei “dissidenti”.
Tra quanti infatti si sono recati a scuola, alcuni (pochi in vero rispetto ai già pochi presenti), lo hanno fatto in maniera ponderata, quasi ad esprimere solidarietà al ministro Mariastella Gelmini e alla sua riforma.
A riassumere le loro posizioni è un gruppo di liceali che frequentano perlopiù le classi quinte del “Giolitti-Gandino”.
L’approccio è senza dubbio assai determinato: «Oggi», afferma uno studente, «non abbiamo fatto lezione e nessuno ci ha insegnato qualcosa. Io mi sento danneggiato, leso in un diritto e tanto più dovrebbero sentire questo disagio gli alunni di prima e di seconda che sono in classe senza insegnanti. Per loro quella è scuola dell’obbligo».
Infiammata la miccia, il capannello prima ridotto ai minimi termini si amplia: alcuni si avvicinano e vogliono dire la loro. «La riforma della scuola è solo un pretesto adottato da alcuni per portare in piazza il maggior numero di persone a manifestare contro il Governo. La disinformazione dei più ha fatto il resto: in pochi hanno approfondito i contenuti del decreto Gelmini e credono a quanto viene loro raccontato. Io quel decreto l’ho letto e ci trovo nulla di sbagliato, anzi».
Si infervora il nostro interlocutore e si sostituisce all’intervistatore: «Sa qual è la cosa che più mi fa arrabbiare? È il fatto che la gran parte dei miei compagni non è venuto a scuola per inerzia, ma non ha idea di cosa cambierà o non cambierà nella scuola. Neppure sono andati a protestare a ragion veduta. Hanno preferito dormire qualche ora in più. Tutti maggiorenni che hanno diritto al voto. Mi chiedo: in che mani siamo? La gran parte di chi mi circonda non assume decisioni con la propria testa, ma si limita a subire una protesta che non ha ragion d’essere».
Il clima si scioglie e si apre il dibattito.

Elisa Broccardo

Calcoli preelettorali sommarivesi

3 novembre 2008

Sommariva del Bosco

Di solito incandescente anche in questioni all’apparenza marginali, il clima dell’attività politico-amministrativa sommarivese pare essersi tutto a un tratto impigrito. Di certo si è fatto meno loquace.
Ma l’apparenza inganna. L’approssimarsi della campagna elettorale impone che le parole siano sussurrate negli incontri che si susseguono tra i vari gruppi per la scelta dei migliori candidati alla poltrona di sindaco. Scoprire le carte prima del tempo si rivela spesso controproducente e le scelte vanno ben ponderate. Tanto più che a fare da ulteriore variabile in un contesto già complicato c’è una sentenza del Consiglio di Stato in merito alla surroga di Giuseppe Mirabile attesa in coincidenza con il periodo preelettorale. Quanto stabilito a Roma potrebbe influenzare l’esito delle amministrative, suggerendo agli elettori l’eccessivo accanimento degli uni o degli altri.
In una simile situazione non è facile carpire sentori, candidature più o meno accreditate, proposte. Ma al tempo stesso, come altrove, il totosindaco impazza.
Partiamo dall’attuale compagine di maggioranza. Le recenti dichiarazioni espresse in Consiglio non fanno che palesare quanto era intuibile, ovvero la piena sinergia con cui operano i gruppi che la compongono: la parte rimasta in maggioranza di “Vivere Sommariva”, legata al sindaco Andrea Pedussia, e quella che si è scissa da “Sommariva di tutti” andando ad appoggiare il primo cittadino (Serenella Pinca, che oggi ricopre il ruolo di vicesindaco, Pierpaolo Giudice e Mirabile).
L’intenzione di continuare a lavorare in team portando a compimento quanto finora è stato avviato è espressa da Pedussia, il quale non si sbilancia sul ruolo che si candiderà a occupare. Se per alcuni pare scontato che sarà lui il candidato sindaco, altri affermano che è ancora in corso il braccio di ferro tra la parte residua di “Vivere Sommariva” e il gruppo di Pinca, Giudice e Mirabile legato al Partito democratico.
Pinca potrebbe aspirare a “salire di grado” puntando direttamente alla poltrona principale a meno che, e l’ipotesi pare tutt’altro che azzardata, considerato il ruolo occupato nel locale Coordinamento del Pd, per lei non si profili una candidatura in Consiglio provinciale.
Se il rischio dell’attuale maggioranza è di avere troppi galli nel pollaio, non sono da meno i gruppi della minoranza. Paiono lavorare in piena collaborazione in vista di prossimi disegni “Sommariva concreta” (guidata da Carlo Giordanengo, con Antonio Bogetti, Marco Pedussia e Lorenzo Demichelis) e “Voce dei sommarivesi” (Francesco Gramari e Liliana Dogliani). Tra loro Marco Pedussia parrebbe essere il candidato ideale, come confermerebbero alcune posizioni e affermazioni in Consiglio. Ma la questione sarebbe ancora in corso di valutazione: Demichelis, infatti, dall’alto dei quasi 300 voti individuali portati al mulino di Andrea Pedussia durante le scorse elezioni, potrebbe risultare un cavallo vincente, oltre tutto capace di maggiori mediazioni. Si tratterà di vedere se la ritrosia del diretto interessato a occupare ruoli di vertice sarà vinta dalle insistenze dei compagni d’avventura.
Un altro avvicinamento pare all’orizzonte: quello tra il gruppo “In Comune per Sommariva” guidato da Fabrizio Vanni e strettamente legato all’ex sindaco del paese (e suo padre), Pierluigi Vanni, con Bernardino Borri rimasto solo, in Consiglio, a rappresentare “Sommariva di tutti”.
In questo caso il candidato più accreditato pare essere proprio l’ex primo cittadino che, con la sua pluriennale esperienza amministrativa, sembra non voler essere secondo a nessuno.
A meno che… Spesso in politica a far fare un passo indietro quanto ad aggregare è la lotta contro il nemico comune. Il desiderio di veder sconfitto Andrea Pedussia potrebbe invogliare Vanni e i suoi ex (Demichelis e Marco Pedussia insieme al loro entourage) a fare fronte comune contro il primo cittadino. I contatti si starebbero facendo intensi e potrebbero approdare a risultati concreti, qualora si raggiungesse l’accordo su chi sarà il candidato a sindaco e su chi dovrà accontentarsi di fare il vice.
Fin qui la situazione guardando al Consiglio comunale. Ma i gruppi a scendere in campo potrebbero essere di più.
Che fine ha fatto per esempio, Marcello Dattrino, che nel 2004 si presentò con una propria lista tra gli aspiranti alla guida della città? E ancora: se velleità da sindaco o almeno da aspirante tornassero ad animare personalità come Giacomino Groppo? Forse si tratterebbe di liste per così dire minoritarie, ma che sposterebbero voti e potrebbero rivelarsi pericolose per gli altri candidati.
E così, dopo il tempo degli scontri e del tutti contro tutti, a Sommariva è venuto quello della ricerca della conciliazione.
Necessariamente.

Elisa Broccardo

Chi in corsa per guidare Comune e Provincia?

27 ottobre 2008

Bra

Un mesetto fa parlavamo di cannonate in lontananza. Ora la prima linea è più vicina, giacché il tempo passa e le candidature per le elezioni amministrative di primavera dovranno presto essere definite, se non rese pubbliche.
Di quanto accade ad Alba, con riverberi in tutta la Granda e forse non solo, ci occupiamo a pag. 17. E a pag. 11 ospitiamo il botta e risposta fra Beppe Lauria di An (il quale, come sempre senza peli sulla lingua, ha rinunciato alla nomina ad assessore provinciale) e Raffaele Costa (altrettanto diretto nella replica), utile non a chiarire la situazione (più che mai confusa), ma a evidenziare una volta di più la tensione esistente nel centro-destra, innescata in parte dalla “campagna acquisti” portata avanti dalla Lega nord soprattutto nelle file del Popolo della libertà.
Qui diamo uno sguardo alla situazione braidese, che non concerne soltanto i nomi in lizza per la gestione del municipio nel quinquennio 2009-2014, bensì pure quelli aspiranti al timone di comando della Provincia. Eh sì, perché Franco Guida, seppur silente per evidenti ragioni di opportunità, ma sempre sostenuto a spada tratta da tutto il gruppo fuoriuscito dall’Udc (e, a livello più ampio, da Carlo Giovanardi), resta il pretendente favorito al ruolo di successore di Costa, se questi davvero non si ripresentasse.
Solo che la guerra scoppiata ad Alba fra gli ex e gli attuali Udc rischia di mettere a repentaglio la candidatura unitaria dell’ex Sindaco di Bra, già maldigerita dal Carroccio.
In politica alle parole non sempre, anzi di rado, seguono i fatti (al riguardo ribadiamo l’invito a leggere, a pag. 17, la spiegazione dell’ira funesta di Teresio Delfino data da Giuseppe Rossetto), però Guida al momento non è più sicuro che su di lui confluisca compatto il centro-destra.
E nel centro-sinistra? Se Atene piange, Sparta non ride: lo dimostrano le polemiche interne albesi. Ma sotto la Zizzola l’ipotesi che Bruna Sibille ritenti il colpaccio fallito per un soffio nel 2004 azzera ogni possibile tensione: se l’Assessore regionale scendesse di nuovo in lizza, metterebbe tutti d’accordo (almeno nel Pd).
Ma che ne è dell’ipotesi che si candidi Domenico Dogliani, lanciata da questo giornale? La cosa ha fatto rumore, ha suscitato molto interesse, nonché qualche speranza, e nessuno ha smentito nulla.
Dal canto suo, l’ambasciatore della “Ferrero” nel mondo sul suo giornale sabato ha vergato un articolo di fondo che, sotto forma di sogno, spiega come egli vedrebbe Bra nel 2015, cioè allo scadere del prossimo mandato amministrativo…
È un segnale? Se anche lo fosse, occorrerebbe che si verificasse ciò che appare un’utopia: il rimescolamento delle alleanze, tipo “unità nazionale”, che porti a una candidatura unitaria. Oggi, 28 ottobre 2008, è impossibile; fra qualche settimana, chissà.

Claudio Puppione

Fermati un albese e la sua compagna con oltre un chilo di hascish

20 ottobre 2008

Alba

I Carabinieri hanno assestato un altro duro colpo al mercato dello spaccio delle sostanze stupefacenti.
Sono stati arrestati due 20enni incensurati (M.C. di Alba e la sua convivente I.C. di Bra, entrambi figli di professionisti) con le gravi accuse di coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti.
A loro sono arrivati i militari della stazione di Corneliano agli ordini del maresciallo Giovanni Ielo, dopo appostamenti e pedinamenti protrattisi per alcuni giorni. La coppia era tenuta sotto discreto controllo dai militari, insospettiti dal tenore di vita dei due giovani, entrambi disoccupati.
Nella serata di mercoledì scorso i Carabinieri hanno bloccato i due mentre si trovavano a bordo della loro vettura ed erano diretti ad Alba. La coppia ha tentato la fuga, ma è stata fermata. Nel loro veicolo i militari hanno trovato 600 grammi di hashish, già suddivisi in sei panetti.
Nell’appartamento affittato dai due arrestati è stata effettuata una perquisizione con la collaborazione di un’unità cinofila della Polizia penitenziaria di Asti, che ha consentito di rinvenire e porre sotto sequestro altri 450 grammi di hashish e una serra domestica per la coltivazione di marijuana, dotata di lampade alogene e condizionatori per garantire il microclima necessario allo sviluppo delle sei piante dell’altezza di circa un metro in essa coltivate.
Sono stati trovati anche numerosi semi di canapa indiana, una dose di cocaina e una dose dell’allucinogeno “Mdma”, diffuso perlopiù tra i giovani nelle discoteche, diventato famoso con la canzone del gruppo rock “Baustelle”.
I Carabinieri hanno sequestrato anche 12.500 euro in contanti, ritenendoli provento del traffico illecito.
Lo stupefacente, tra i più rilevanti quantitativi di droga sequestrati ad Alba, sul mercato clandestino avrebbe un valore di 6.000 euro

Sono state due in tutto le notti che la coppia ha dovuto trascorrere in carcere. Venerdì 17 ottobre, davanti al giudice del Tribunale di Alba Francesca Di Naro, ha avuto luogo l’udienza di convalida del fermo e i due legali dei ragazzi, Roberto Ponzio per l’albese, Caterina Pasini, d’ufficio per la braidese, hanno chiesto il patteggiamento per lo spaccio di sostanze stupefacenti e la coltivazione di marijuana, ottenendo la condanna a un anno con la condizionale. I giovani sono stati subito scarcerati.

Rumeno torna e rapisce la moglie

6 ottobre 2008

Monticello

«L’intervento tempestivo del Vigile ha consentito di allertare subito i Carabinieri, creando quella sinergia auspicabile e necessaria sul territorio, come avevo espresso nel corso del convegno sulla sicurezza tenutosi a luglio a Bra, a nome dei sindaci di Langhe e Roero. La sicurezza e la qualità della vita sono un diritto e una priorità che richiedono l’azione congiunta di più livelli di governo, con le rispettive competenze, e adeguate risorse a favore dei comuni per poterle attuare».
Sono parole di Valerio Chiesa, sindaco di Monticello, il quale si complimenta anche «con il Comando della Compagnia dei Carabinieri di Bra per il coordinamento e la brillante conclusione dell’operazione che ha portato all’arresto del sequestratore, dimostrando ancora una volta come l’Arma dei Carabinieri sia un punto di riferimento costante e qualificato per il territorio».
Il rapimento consumatosi giovedì a Monticello ha contribuito ad alimentare il dibattito in tema di sicurezza, offrendo l’esempio dei positivi risultati che si possono ottenere con una buona sinergia tra le Forze dell’ordine.
È stato infatti il civich monticellese, Marco Milano di Bra, a far scattare l’allarme, avvedendosi di quanto stava avvenendo durante un’azione di controllo e pattugliamento che il Comune attua periodicamente. Grazie alla sua segnalazione, sono stati tempestivi sia i soccorsi portati alla suocera del rapitore, accasciata a terra dopo l’aggressione, sia il piano d’azione dei Carabinieri sotto la guida del Comando di Bra del capitano Pasquale Iovinella e del Comando provinciale di Cuneo.
La ricostruzione di quanto avvenuto il 2 ottobre in località Casà di Monticello parte dalle maglie di un rapporto di coppia difficile, degenerato spesso in episodi di violenza e conclusosi con la separazione dei due rumeni che abitavano a Sommariva Perno.
Ma Marius Vasile Covaci, 32enne, non accettava di vivere lontano dalla consorte, la 23enne C.N.E. e dal figlio di 6 anni, forse anche perché il suo sostentamento veniva dallo stipendio della compagna e della suocera, impiegate in una cooperativa di servizi attiva nella zona.
Così, dopo aver cercato ospitalità in Lazio presso la sorella, è tornato nel Roero e, forse senza un preciso piano d’azione, ha bloccato, mentre transitava a Monticello, l’auto della suocera, aggredendo la donna e costringendo la moglie, che viaggiava con la madre, a salire sulla sua vetture.
Di qui è partita la fuga che li avrebbe condotti in Lazio, dove l’uomo è stato arrestato 30 ore dopo e la donna liberata.
In tal senso l’azione dei Carabinieri della Compagnia di Bra si è rivelata fondamentale.
I militari hanno al tempo stesso avviato un piano estesosi sull’intero territorio nazionale e un’operazione investigativa volta a ricostruire la vicenda e la personalità del ricercato, cercando di prevederne le intenzioni. La tempestività è stato un elemento indispensabile. Il carattere violento dell’uomo ha fatto temere che le sue intenzioni fossero di sopprimere la compagna.
Il contatto con la Compagnia dei Carabinieri di Bracciano (avviato poiché la sorella dell’uomo abita a Morlupo e l’aveva ospitato negli ultimi giorni) si è rivelato vincente. La “Seat Ibiza” del sequestratore è stata individuata e bloccata. L’uomo si trova nel carcere di Rebibbia: dovrà rispondere di sequestro di persona.

Elisa Broccardo

Asta del Barolo da record con Miss Italia

29 settembre 2008

La Morra Protagonista dell’undicesima Asta del Barolo, svoltasi domenica presso l’azienda “Gianni Gagliardo”, è stato il “Re dei vini”, che ha ribadito il suo carattere internazionale e il grande fascino esercitati su operatori e appassionati. La “Barolo hall” di Serra dei Turchi ha accolto oltre duecento appassionati degustatori e compratori da varie parti del mondo, mentre altri acquirenti si sono radunati a Hong Kong, presso il ristorante Grissini del Grand hotel Haytt, e a Pechino, al ristorante Cepe del Ritz-Carlton hotel, collegati via Internet per rispondere alle lusinghe di questo prestigioso rosso piemontese. I lotti erano trentuno più uno di beneficenza, con una straordinaria carrellata di annate (diciotto in tutto, dal 1961 al 2006) e una passerella dei migliori produttori di questo vino: ventinove aziende, tra le quali Fratelli Oddero, Francesco Rinaldi, Bartolo Mascarello, Giacomo Conterno, Poderi Luigi Einaudi, Prunotto, Azelia, Cordero di Montezemolo, Rocche dei Manzoni, Michele Chiarlo, Poderi Aldo Conterno, Germano Ettore, Paolo Scavino, Parusso, Gigi Rosso, Domenico Clerico Tenuta Carretta, Elvio Cogno, La Spinetta e Cavallotto, oltre naturalmente al padrone di casa, Gianni Gagliardo che ha proposto anche il lotto di beneficenza, un doppio magnum di 3 litri di Barolo Docg “Serre” del 2004, battuto al prezzo di 5.200 euro e aggiudicato a Ferruccio Dardanello, presidente della Camera di commercio di Cuneo. Il ricavato sarà devoluto alla scuola alberghiera “Bosco hotel school”, fondata dal missionario piemontese salesiano in Cambogia padre Roberto Panetto. Dopo i tradizionali convenevoli di benvenuto, l’asta è iniziata sotto la regia del banditore Giancarlo Montaldo, uomo del vino di Langa, professionista molto apprezzato della comunicazione e dell’organizzazione aziendale. I risultati sono stati assai importanti, superiori persino a ogni più rosea aspettativa. Già il rialzo globale dei trentadue lotti è stato consistente: partendo da una base d’asta di 27.635 euro, l’incasso è stato di 78.180 euro, con un incremento di oltre il 272%. I lotti che hanno ottenuto risultati eclatanti sono stati numerosi. La performance più importante, dopo il lotto di beneficenza, è stata quella del lotto 12, costituito da un magnum di Barolo Docg “Monfortino” 1997 di Giacomo Conterno che, partendo da una base d’asta di 350 euro, è stato aggiudicato a 2.050 euro (+586%). Al secondo posto si è piazzato il lotto 18 (due bottiglie di Barolo 1961 dell’azienda Poderi e Cantine Oddero) che aveva una base d’asta di 350 euro ed è stato aggiudicato a 1.480 euro (+423%). Al terzo posto nella classifica dei lotti più rivalutati troviamo numero 1, costituito da tre magnum dell’annata 2003 dell’azienda Ettore Germano di Serralunga che partiva da 160 euro ed è arrivato a 660 Euro (+412,5%). In quarta posizione si è inserito il lotto 27, cioè tre bottiglie di “Monfortino” di Giacomo Conterno delle annate 1982, 1988 e 1990, che aveva una base d’asta di 600 euro ed è stato aggiudicato a 2.350 euro, con un incremento del 392%. Quinto si è piazzato il lotto 6 (doppio magnum di “Bussia” 2000 dell’azienda Prunotto di Alba) che da una base d’asta di 280 euro è stato aggiudicato a 1.020 euro (+364%). Una proposta del tutto particolare sono stati i lotti in barrique (228 litri, pari a 304 bottiglie) del Barolo “Serra dei Turchi” 2006. Sono quattro lotti di un vino che Gianni Gagliardo realizza per l’asta. Partendo da 3.600 euro l’uno, sono stati aggiudicati a cifre tra 8.100 e 8.500 euro, tutti tra Pechino e Hong Kong.

Donna bielorussa “spenna” l’amante, ma finisce in cella

29 settembre 2008

Bra

Per anni, dal 2002 al 2005, aveva portato avanti una relazione che gli è costata “cara”, poiché sono almeno 200.000 gli euro che la bella amante è riuscita a farsi prestare, per sé e per delle amiche. Poi l’avvenente ragazza dell’est scomparve, ricomparendo alla fine dell’agosto di quest’anno.
Ma questa volta l’uomo, un assicuratore del Roero di mezza età che con gli anni ha acquisito un pizzico di saggezza in più, non ha dato più di tanto ascolto alle richieste della donna.
Con alcune telefonate, ove spiegava le sue vicissitudini, la bielorussa 38enne ha cercato di riallacciare il rapporto, incontrandolo e riuscendo comunque a farsi ancora prestare un’ulteriore somma di denaro, oltre a presentargli un complice, il quale ha proposto all’assicuratore un aiuto per recuperare il denaro che aveva prestato alle amiche della giovane bielorussa e che non era stato mai restituito.
L’assicuratore, di suo, non era disposto a riaprire la questione. Ma, vista la pistola mostratagli dal milanese e preoccupato per le vantate amicizie siciliane dell’uomo, già attivate per recuperare il denaro perso in precedenza, ha preferito fare buon viso a cattivo gioco, prendendo accordi per un nuovo appuntamento, al quale avrebbe dovuto presenziare portando altri 2.000 euro.
All’incontro, fissato per il primo pomeriggio di lunedì 22 settembre in piazza Giolitti a Bra, però, non si è presentato l’assicuratore, bensì i Carabinieri della Compagnia di Bra che con un fulmineo e spettacolare blitz (per nulla esente da rischi, tenendo conto del fatto che, poco dopo l’orario dell’incontro, gli alunni sarebbero usciti da scuola) il quarantottenne e la donna della Bielorussa.
L’arresto compiuto dalla Compagnia guidata dal capitano Pasquale Iovinella, è stato la felice conclusione di un’intensa e delicata operazione, con servizi di pedinamento e osservazione, culminata con la trappola tesa in piazza Giolitti che ha portato pure al sequestro di un’arma giocattolo assai simile ad una autentica, di documentazione varia e di tre coltelli a serramanico.
Gli arrestati sono stati associati presso le case circondariali di Torino, la donna, e di Alba, l’uomo.
Dovranno rispondere del reato di estorsione.

Zanoletti alla guida della “Str”, pensando a Roma

22 settembre 2008

Alba

È andato, per il momento, a Tomaso Zanoletti lo scranno di presidente della “Str (Società trattamento rifiuti) lasciato libero da Franco Guida. L’alternanza tra albesi e braidesi ha fatto sì che i primi avessero la meglio e a dar man forte sono venuti gli equilibri politici.
Zanoletti si dice soddisfatto della nomina effettuata dai sindaci: «Si tratta di un ritorno all’antico», spiega attribuendo all’affermazione un duplice significato.
Da un lato, infatti, fu lui, da primo cittadino di Alba, a fondare la gran parte dei Consorzi attivi nell’area dell’albese e del braidese.
Del Consorzio rifiuti fu anche il primo presidente.
D’altro canto, per Zanoletti si tratta di tornare ad avere un ruolo più operativo e a contatto con le amministrazioni del territorio per il quale il suo impegno è mai venuto meno, ma lavorando negli ambienti romani.
«Sono contento di constatare che nella “Str” le cose sono state gestite molto bene. Bisogna dare atto a Guida di aver fatto un lavoro egregio. Cercherò di continuare su questa strada operando in accordo con i sindaci».
Ma, accanto agli impegni da poco assunti Zanoletti sembra tornare a guardare verso Roma. Un senatore eletto in Piemonte aspira ad avere un incarico in un ente importante e potrebbe a breve lasciar libera la propria poltrona a palazzo “Madama”.
«Ci sono buone possibilità», commenta Zanoletti, che non va oltre a un «aspiro a tornare in Senato, per il resto si vedrà», quando gli riportiamo le indiscrezioni che lo vogliono in predicato di essere nominato sottosegretario di Stato durante il probabile ampliamento del Governo.
In entrambi i casi la presidenza della “Str” potrebbe tornare a liberarsi. Ma nel frattempo le elezioni amministrative faranno il loro corso e quello scranno potrebbe essere tenuto in caldo per qualche ex sindaco impossibilitato a ricandidarsi.     e.b.

La troppa onestà “punisce i comuni alluvionati del ’94

15 settembre 2008

Neive

Giovedì 18 settembre, alle 18, presso il municipio si terrà un incontro tra gli amministratori dei Comuni delle Langhe e del Roero che hanno restituito allo Stato le somme residue dei finanziamenti erogati per la copertura dei danni subìti nell’alluvione del novembre 1994 prima che la legge finanziaria del 2007 stabilisse che quei fondi non dovevano essere ridati al Ministero del tesoro.
«Allo stato attuale», dichiara il consigliere regionale del Partito democratico Mariano Rabino, organizzatore dell’incontro, «sono diciassette i centri che mi hanno fatto pervenire la documentazione che prova la restituzione delle somme residue, ovvero quelle non erogate in quanto eccedenti le necessità accertate e documentate, per un ammontare, che ritengo provvisorio, di 4.013.979,65 euro. È facile comprendere come sia importante per i Comuni, in un periodo di grandi ristrettezze e difficoltà amministrative, rientrare in possesso di quanto diligentemente restituito allo Stato prima che fosse stabilito diversamente. Molte amministrazioni civiche potrebbero risolvere di colpo problemi ai quali oggi non sono in grado di dare una risposta. Per tentare di dare una soluzione rapida alla questione ho interessato il sottosegretario di Stato agli interni Michelino Davico e ora, con l’incontro organizzato in collaborazione con il sindaco di Neive, Luigi Ferro, confido che si trovi la strada per far rientrare quanto è stato restituito a Roma. Ho chiesto anche la partecipazione all’incontro e il contributo fattivo dei parlamentari eletti in provincia di Cuneo. Confido che prima dell’incontro del 18 settembre, ai Comuni che già mi hanno risposto si aggiungano quelli che eventualmente si trovano nella stessa situazione, in modo da sottoporre al sottosegretario Davico una visione completa del problema».
Finora hanno comunicato di aver restituito al Governo i fondi residui alluvionali: Mango (816.500 euro), Trezzo Tinella (383.000), Neive (174.000), Magliano Alfieri (159.000), Roddi (42.500), Priocca (12.987,86), Bergolo (111.833,60), Niella Belbo (73.507,22), Montelupo Albese (433.307 euro), Somano (361.519,83), Cissone (306.576,78), Monchiero (516.624,24 euro), Serravalle Langhe (57.326,24), Grinzane Cavour (49.488,64), Sinio (460.307,79), Cossano Belbo (63.987,55) e Roddino (48.839,14).

L’asta del Barolo scalda i motori

1 settembre 2008

La Morra

Sono molte le novità in programma per l’undicesima edizione dell’Asta del Barolo. L’evento nel 2007 ha festeggiato il decennale e, annunciando cambiamenti, propone un ventaglio di eventi collaterali dedicati al “Re dei vini” che si svolgeranno il giorno stesso dell’asta, domenica 28 settembre, dando vita al primo “Barolo day”, un giorno intero consacrato alla più prestigiosa Docg piemontese e italiana nel cuore della zona di produzione.
Al mattino, nella splendida cornice della sala storica del teatro sociale “Giorgio Busca” di Alba, si terrà un incontro con la stampa per le prime analisi sugli aspetti della vendemmia 2008 dei Nebbioli e delle altre varietà albesi.
A questo scopo è stato invitato l’ente responsabile delle denominazioni albesi, il consorzio di tutela “Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe, Roero”. Il presidente Claudio Rosso, accompagnerà i presenti, soprattutto giornalisti italiani e stranieri, a scoprire in anteprima i segreti della nuova annata.
Per sviluppare al meglio questo compito, ci si avvarrà della preziosa collaborazione di tecnici e produttori operanti nel mondo del Barolo e degli altri vini di Langa e Roero, in particolare il vicepresidente dell’Enoteca regionale del Barolo, Nicola Argamante, e dell’agronomo Federico Curtaz.
Gianni Gagliardo, produttore e presidente dell’associazione “Amici del Barolo”, ideatore e organizzatore dell’asta, afferma: «Gli annunci che i mezzi d’informazione fanno durante il periodo vendemmiale danno un’identità all’annata in corso e creano aspettative. È giusto che chi ha la responsabilità di informare abbia una fonte istituzionale del settore alla quale attingere notizie certe e previsioni esperte il più possibile affidabili».
Alle parole seguiranno i primi fatti: il locale cantinetta del Teatro sociale ospiterà la “degustazione educativa” focalizzata su Baroli provenienti dai diversi paesi della zona compresa nel disciplinare, in un evento riservato ai giornalisti e che si avvarrà della partecipazione attiva dei produttori protagonisti dei vari vigneti localizzati in alcune delle zone più famose dedicate al Nebbiolo da Barolo.
L’evento vedrà anche il debutto dell’ufficio stampa “Colline di qualità” che il Consorzio di tutela, con vari enti locali del mondo del vino e del turismo, ha allestito nei mesi scorsi.

Futuro a tinte fosche per le nocciole di Langa

1 settembre 2008

Cortemilia

Si attendeva un confronto sul nome dato alla cultivar del nocciolo, ovvero la controversa denominazione “Tonda gentile trilobata” che ha sostituito la tradizionale “Tonda gentile delle Langhe”, ma il dibattito organizzato domenica nell’ambito della Sagra  della nocciola ha sollevato il velo sulla grave impasse in cui è incappato il settore corilicolo, prospettando un futuro, se non cupo quanto meno incerto.
Ci si studia da fronti opposti, si mettono sulla bilancia le ragioni dei singoli e si guarda al futuro con un denominatore in comune, il desiderio di puntare sulla qualità indiscussa di un prodotto nato in una “terra benedetta” (definizione del presidente del gruppo “Elah-Dufour-Novi”, Flavio Repetto). Chiara è la necessità di avviare un confronto tra chi opera nel comparto su come salvaguardare la qualità, unica arma utilizzabile in un mercato dominato dalla concorrenza estera (l’80% della produzione mondiale è turco).
È un gioco di equilibrismo nel quale occorre bilanciare gli interessi dei produttori che vanno tutelati dalla concorrenza (come ha sottolineato Giuseppe Robaldo, presidente del Consorzio di tutela nocciola Piemonte) e la difesa della denominazione territoriale di un prodotto coltivato in tutto il Piemonte, ma in grado di offrire determinate caratteristiche solo nutrendosi della terra di Langa; nel quale bisogna far quadrare le difficoltà, tante, che si incontrano nell’aderire all’Igp (sulla cui necessità di semplificazione sono intervenuti gli imprenditori cortemiliesi Piergiorgio Mollea e Flavio Benvenuto), e la garanzia di una tracciabilità della filiera produttiva; nel quale occorre giostrarsi tra «libertà d’iniziativa e tutela della qualità», afferma il presidente dell’Asprocor, Giuseppe Andreis («Si naviga tra Scilla e Cariddi, e c’è il rischio di naufragare»).
Occorre, per dirla con Silvio Barbero, segretario nazionale di Slow Food, fare un passo indietro per in futuro poterne fare due in avanti: «È giunto il momento in cui tutti i protagonisti della filiera, dai produttori, agli sgusciatori, agli utilizzatori finali, diano prova di umiltà e coraggio, andando oltre ai propri interessi. Per combattere la marginalizzazione delle nostre terre si deve puntare sulla qualità del prodotto, sulla tradizione di cui è depositario, e su di essa puntare anche commercialmente».
La strada della qualità è l’unica percorribile per Flavio Repetto: «La sola chance che ci permette di non soccombere è cogliere il valore aggiunto che la terra di Langa offre a questo prodotto».

Elisa Sibona

Si lavora al “Roero center” la grande distribuzione prolifera

26 agosto 2008

Santa Vittoria

Che cosa penserà l’Unesco delle “scatole da scarpe” (alias capannoni) che imperterriti proliferano fra Langhe e Roero? Secondo alcuni, potrebbero trasformarsi negli scogli neppure tanto metaforici sui quali s’infrangerà e affonderà l’ambiziosa candidatura a patrimonio dell’umanità. Secondo altri, sono esagerazioni espresse senza tener conto del fatto lampante che sussistono ettari ed ettari di territorio ancora incontaminato e incantevole.
La diatriba sugli “attentati” perpetrati dall’edilizia prefabbricata al paesaggio vede contrapporsi i difensori dei panorami, alcuni dei quali autentici “pasdaran” dell’ambientalismo, e coloro che ritengono suicida impedire o frenare lo sviluppo delle attività produttive e commerciali.
Come spesso accade, forse la verità sta nel mezzo e quindi converrebbe abbandonare gli estremismi e ragionare con intenti costruttivi (non solo in senso urbanistico, s’intende).
D’altro canto, per quanto riguarda questa faccenda, è comprensibile che qualche amministratore locale predichi bene e razzoli male, cioè difenda a spada tratta (a parole) le perle paesaggistiche della zona e poi acconsenta al loro “sterminio”, rilasciando le concessioni edilizie di sua competenza: come farebbero i Comuni a tirare avanti, senza le imposte versate nelle casse dei municipi dagli imprenditori? E poi questi ultimi possono legittimamente (dal loro punto di vista) far valere il “ricatto” occupazionale: privandoli della possibilità di espandersi o addirittura di insediarsi, addio posti di lavoro!
Anche in questo caso non si può risolvere la vexata quaestio con il fondamentalismo, bensì mediando fra le esigenze contrapposte sì, tuttavia sempre degne di rispetto e di considerazione, se non di tutela.
Vero è, peraltro, che dalle nostre parti l’espansione della grande distribuzione fa pensare. Lasciamo alle associazioni dei commercianti il compito di esprimere le furibonde reazioni dei negozianti, i quali man mano che passa il tempo vedono vieppiù messo in forse il proprio futuro.
E affidiamo ai lettori il giudizio sulla congruità estetica degli imponenti centri commerciali esistenti o realizzandi.
Ci soffermiamo, invece, su un’altra questione che, da perfetti incompetenti in materia, ci assilla un pochino: l’offerta di super e ipermercati è già imponente, però nella zona fra Alba e Bra a breve è destinata ad arricchirsi, creando un autentico imbarazzo della scelta. Presso la capitale delle Langhe si sta realizzando il terzo “Big store” della Granda, mentre lungo la vecchia strada statale 231, fra Monticello e Santa Vittoria, da qualche settimana è stato aperto il cantiere per la costruzione del “Roero center” e fra pochi giorni verrà inaugurato il nuovo “Mercatone uno”.
Sicuri che, a fronte di così tanti centri commerciali, sul territorio viva una popolazione di clienti in grado di renderli tutti economicamente redditizi? È una questione di numeri (quelli dei residenti) e di soldi (scarseggianti in sempre più famiglie): dopo aver cannibalizzato il piccolo commercio, le megastrutture dovranno per forza scannarsi fra loro, fino a che qualcuno soccomberà, e allora saranno dolori pure per quelli che vi lavorano, oggi indicati fra i fiori all’occhiello dei progetti messi in atto. È un ragionamento sballato?

Claudio Puppione