Archive for the ‘Bra’ Category

Superamento del passaggio a livello e via Barbacana pedonale: che bufale!

2 febbraio 2009

Riceviamo e pubblichiamo.

Egregio Direttore,
tempo addietro c’erano le famose “bombe” di Maurizio Mosca, opinionista sportivo, che in confronto a quelle riportate sulla pagina 3 dello scorso numero di “Braoggi” si possono paragonare ai semplici e vecchi “capsùi”, quelle strisce di piccoli coriandoli imbottiti di polvere da sparo fatti esplodere con apposita pistola giocattolo.
La prima bomba è preoccupante la seconda fa sorridere.
La prima : “Niente auto in via Barbacana “. Per il fatto di avere riqualificato un tratto della pavimentazione (che da anni ne aveva assolutamente bisogno), e con un nuovo stile di marciapiedi a zig e zag, si propone di non più transitare per non disastrarlo con il passaggio delle auto (notare che il tratto è in orizzontale e prossimo allo stop) Si vede che i cubetti di porfido impiegati sono dei piccoli gioielli in quanto dopo la posa si è riservato un trattamento particolare: c’è voluto l’assestamento, i mezzi spalaneve hanno dedicato particolare cura e spesso si è spalato a mano per evitare danni.
Generalmente, in diverse occasioni, come in piazza Caduti per la Libertà, dopo la posa si è subito transitato pur essendo il fondo in pendenza!
Sempre più sovente si sente reclamizzare l’offerta “3×2”, noi a Bra proponiamo il “2×3” ossia: se nel centro storico abbiamo 3 strade veicolabili (Barbacana, Monte di Pietà e Papera), delicate in quanto storiche e gia molto trafficate, pedonalizziamone una (via Barbacana ) e convogliamo il traffico sulle altre due, cosi facendo si migliora il nuovo ingresso comunale (location più gradevole) e non importa se questo va a discapito di viabilità, inquinamento atmosferico e strutturale, e provoca maggior traffico davanti alla facciata storica del municipio, tanto qui a Bra questi problemi non sappiamo neppure se esistono!
I “bombaroli” addirittura propongono un incremento di traffico in via Bonino (tanto è larga ben 3 metri scarsi e poi passano solo tanti bambini che vanno a scuola) e l’inversione del senso di marcia in Barbacana. Con quest’ultima scheggia si riesce a creare un magnifico punto strategico nella confluenza (in discesa ) delle vie Barbacana, Serra e San Giovanni Battista (il suggerimento sarebbe stato completo se in quel punto fosse stata proposta una “grande” rotonda realizzata con una cannuccia o con un funghetto che va tanto di moda).
Ciò che fa veramente piacere è leggere che un Assessore la ritiene una proposta da valutare.
La seconda : “Passaggio a livello, opera strategica per il Governo”. Ormai tutti sappiamo benissimo quanto sia forte la disponibilità finanziaria del Governo quindi non c’è da stupirsi se il Presidente della nostra Regione fa un salto a Roma e fa firmare al Presidente del Consiglio un finanziamento per le nostre opere considerate prioritarie.
Tanto di cappello, non c’è che applaudire, il fatto è che le opere considerate prioritarie sono le seguenti quisquiglie: raddoppio ferrovia Fossano-Cuneo, completamento autostrada Asti-Cuneo, nuovo tunnel del Tenda, traforo Armo-Cantarana, poi ci sarebbe anche da eliminare una piccola spina di Bra denominata semplicemente “eliminazione passaggio a livello” ma che in realtà consiste (semplicemente) nell’interrare, come minimo, 600 o 700 metri di binari e la stazione per un misero importo di 80 milioni (se tutto va bene!) però disponiamo gia di ben 2 milioni per il progetto.
Vista la disponibilità di Berlusconi e di Tremonti perché non si è anche chiesto di inserire un piccolo gruzzolo per realizzare un tunnel sotto la Zizzola che eliminerebbe quasi tutto il traffico transitante (quindi non remunerativo) da Nord-Ovest a Sud-Est?
Quella di Roma deve essere senz’altro una notizia certa in fatti su un quotidiano torinese un’Assessore regionale annuncia addirittura che “non appena ci sarà il progetto del passaggio a livello, lo Stato erogherà i fondi”, quindi diamoci da fare a preparare gli attrezzi necessari: presto partiamo.  Forse il Presidente del Consiglio si è dimenticato di chiedere qual è l’importo totale necessario per realizzare queste opere prioritarie e quale scaletta è prevista! Meglio stare ben zitti! Però ai braidesi farebbe piacere saperlo magari anche prima delle prossime elezioni.
Speriamo.
Distinti saluti.
Rico ‘d Neta

Le elezioni “decapitano” il comitato di Bandito

2 febbraio 2009

Bra

2.500 persone sono più di quanti abitanti abbia un paese di media grandezza nel braidese, con tanto di Amministrazione cittadina.
Bandito, pur essendo una frazione, può contare su un numero di residenti dello stesso ordine di grandezza: inevitabilmente un po’ una città nella città, con problemi in parte diversi dal centro cittadino. Va da sé, quindi, che in questi casi organismi come il Comitato di quartiere rappresentino ben più di un entità di rappresentanza.
Ovvio, quindi, che abbia creato un po’ di sconcerto nei banditesi la notizia delle dimissioni del presidente del loro Comitato di frazione, Daniele Chiavazza, cui  sono seguite quelle degli altri componenti del direttivo: «Dopo sei anni alla presidenza del Comitato», esordisce il presidente dimissionario, «credo di essermi “fatto le ossa” e dunque ho deciso di dimettermi per scendere in politica».
Sul suo futuro politico, Chiavazza si sbilancia, ma solo un po’: «Sono un convinto leghista, ma in tanti sono venuti a chiedere la mia disponibilità. Ritengo che la cosa migliore da fare sia appoggiare chi ha un vero progetto che funga da stimolo per la crescita della città. Ho intenzione di impegnarmi a  tal fine, tenendo sempre a cuore le questioni di Bandito».
Tornando alla vita da presidente di comitato, Chiavazza spiega: «Il bilancio di questa esperienza è più che positivo: qualcosa rimane da fare, ma siamo riusciti a realizzare tanto e anche a lasciare i conti in attivo, come si vedrà dal bilancio che presenteremo nella seduta di lunedì (ieri, 2 febbraio, per chi legge) dal quale emerge un avanzo di circa 5.000 euro. Nel 2008 abbiamo gestito due tranche di finanziamenti del Comune, una di  14.000 euro e l’altra di 12.000, con cui si è provveduto alla sistemazione di nuovi guard rail, il ripristino di via vecchia Torino, l’installazione di giochi per bambini, la copertura dei  fossi di strada Terlapini, la tinteggiatura delle scuole e la sistemazione del vialetto del cimitero, fatta quest’ultima, tutta da volontari».
«Il mio impegno come presidente», aggiunge il banditese, «era pressoché quotidiano, dal momento che dal lunedì al venerdì, escluso il giovedì passavo almeno due ore in Comune ogni giorno, per vedere di risolvere le problematiche specifiche degli abitanti della frazione».
«Mi dispiace un po’ che si siano dimessi anche gli altri del gruppo», conclude Chiavazza,  «perché un Comitato attivo e con voglia di fare come il nostro è molto importante per la frazione. Per questo, mi auspico che si ricostituisca un nuovo gruppo e che possa continuare a lavorare al meglio per Bandito».
Sulla necessità di un nuovo gruppo, alle parole del presidente dimissionario fanno eco quelle del consigliere comunale di minoranza Giuseppe Bonetto, anche lui di Bandito, il quale ribadisce che: «Il comitato di quartiere è un servizio dal quale Bandito non può prescindere, perché più persone lavorano per la frazione e meglio è. Ci sono consiglieri comunali, come nel mio caso, che si fanno carico delle istanze dei residenti, ma ci sono aspetti come le feste patronali, interventi e altro per i quali è fondamentale il Comitato. Plaudo a quanto fatto dal Comitato uscente e non solo auspico ma mi attiverò in prima persona per fare in modo che si possa costituire un nuovo comitato».     r.v.

Niente latte fresco a causa del colore di una scritta

2 febbraio 2009

Bra

Non hanno timore ad ammetterlo i fratelli Mosso dell’omonima azienda agricola: “L’errore è anche nostro”.
Ma il lettore non sia tratto in inganno da quest’atto di estrema correttezza e onestà pensando a chissà quale errore, né il consumatore che era solito servirsi al distributore di latte fresco di piazza XX settembre nutra dubbi sulla qualità del latte finora utilizzato.
L’errore è così banale, ingenuo se vogliamo, da sembrare ridicolo e da passare inosservato ai più, ma non all’occhio vigile dei Carabinieri del Nas.
Nel corso di un controllo presso il distributore automatico il Nucleo antisofisticazioni ha infatti verificato pure la correttezza del cartello, da affiggere obbligatoriamente in seguito alla recente emanazione di un Decreto in merito, con la scritta “Da consumarsi solo dopo bollitura”.
E il cartello c’era, affisso e ben visibile. A essere sbagliato era il colore. No, non quello del latte, poiché davvero in quel caso ci sarebbe stato di che preoccuparsi. Intendiamo proprio il colore della scritta. I fratelli Mosso l’hanno realizzata servendosi del loro computer collegato a una stampante che ha una cartuccia nera. Dunque la scritta era nera. Ma il Decreto dice che la scritta deve essere rossa.
“L’errore è nostro” continuano a ripetere i fratelli Mosso che, in effetti, di sbaglio ne hanno fatto pure un altro: le dimensioni del cartello. Il Decreto parla di un’altezza di quattro centimetri che il foglio da loro affisso non raggiungeva.
Di qui la pena che ai più pare pure eccessiva. Non solo una multa salata (“Che giustamente ci è stata fatta”, ribadiscono i Mosso), ma pure la chiusura del distributore automatico fino a quando la cartellonistica non sarà adeguata. Misura dura che, in un periodo in cui gli allarmismi si sprecano, può far dubitare erroneamente qualche passante sulla qualità del latte, che invece continua a essere ottimo, e dunque arrecare un danno all’azienda.
La beffa è poi che il provvedimento è stato assunto la scorsa settimana quasi in contemporanea al convegno tenutosi presso l’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo sul tema: “Latte: la cruda verità. Il latte crudo, i suoi vantaggi e i suoi pericoli”. Nell’ambito dell’evento ricercatori, nutrizionisti e produttori si sono espressi circa “la recente bufera mediatica scatenatasi sul latte crudo che ha causato ingenti perdite agli allevatori creando un ingiustificato allarme e un diffuso disorientamento tra i consumatori”.
Tutti gli intervenuti hanno sottolineato le qualità del latte crudo e non solo dal punto di vista nutrizionale: “spillare il latte crudo da un distributore”, ha riassunto Cinzia Scaffidi, direttore del Centro Studi Slow Food “è la sintesi perfetta del buono, pulito e giusto: questo latte ha proprietà nutritive superiori a quelle del prodotto pastorizzato ed è più gradevole al palato; percorre pochi chilometri per giungere al consumatore e non produce rifiuti in packaging; infine, la filiera diretta consente una politica di prezzo più rispettosa del lavoro degli allevatori”.
In quel contesto parlare dei colori dei cartelli è parso irrilevante. La realtà ha però dimostrato il contrario.     e.b.

«E se via barbacana diventasse pedonale?»

26 gennaio 2009

Bra

Si è conclusa una prima tranche di lavori in via Barbacana che ha riguardato la riqualificazione della pavimentazione, ora in porfido. Proprio questa miglioria ha dilatato i tempi di riapertura al traffico della strada. Il porfido, infatti, richiede, dopo la posa, un periodo di assestamento, in modo che le mattonelle trovino alloggiamento adatto. Decorso questo periodo, mancherà, al completamento dell’opera, solamente l’arredo urbano, per il quale si attende il perfetto consolidamento del manto. Peraltro via Barbacana ha goduto di un trattamento speciale in questi ultimi mesi di nevicate consistenti; i mezzi che hanno rimosso la neve hanno dedicato particolare cura alla pulizia della strada, per non rischiare di rovinarla e lo sgombero è stato effettuato spesso anche dai cantonieri “armati” solo di pala proprio per evitare danni.
Ora che il manto stradale è rinnovato c’è chi attende ansioso l’apertura al traffico e chi invece sta riflettendo sul fatto che via Barbacana, pedonale, non è poi così male, anzi.
Alcuni lettori di “Braoggi” si fanno promotori di una proposta: rendere via Barbacana un’area pedonale. A detta loro il cambiamento non sarebbe poi così complesso: è sufficiente modificare un po’ la viabilità del centro storico che senza dubbio la trasformazione consentirebbe di rendere meno congestionata.
Per esempio: via Craveri a senso unico verso il centro; all’altezza di Santa Chiara due percorsi a scelta ovvero continuare e destra per via Barbacana fino all’altezza di via Bonino, svoltare a destra e raggiungere via Vittorio, oppure continuare dritto per via Santa Maria del Castello, fino a via Papera (per la quale bisogna ipotizzare un cambiamento del senso di marcia) svoltare a destra e raggiungere via Serra poi Piazza Caduti e corso Garibaldi. e questa non è che un’ipotesi.
In sostanza utilizzando meglio le piccole strade che corrono tra i palazzi del centro storico e studiando adeguati sensi di marcia si potrebbe evitare il traffico spesso al collasso del centro storico ad esempio nei giorni di mercato.
E il nuovo ingresso del municipio sarebbe sgombro da auto. È solo un’idea, ma chissà…

«La Provincia pagherà i danni per non aver messo in sicurezza la Bra-Cherasco»

26 gennaio 2009

Bra

Da anni minacciavano: «Altrimenti ci arrabbiamo». Ora si sono arrabbiati davvero.
I titolari della “Gemini project”, di cui una sede si trova lungo il tratto Bra-Cherasco della strada provinciale 661, stanchi di implorare e/o sollecitare interventi risolutivi per la pericolosità della via di comunicazione sulla quale si affaccia la loro azienda, sono passati alla “fase 2”.
Pur con doverosi distinguo e riconoscendo la qualità dell’impegno dei pubblici amministratori, alla luce di un’incidentalità da record e constatando il nulla di fatto pratico attuale, Giancarlo Scarzello, fondatore con il fratello gemello Aldo della “Gemini project”, ha scritto al prefetto, Bruno D’Alfonso, al presidente della Provincia, Raffaele Costa,  all’assessore provinciale alla viabilità, Giovanni Negro, e ai sindaci della città della Zizzola e della “città delle paci”, Camillo Scimone e Pierluigi Ghigo.
Il succo della missiva è di una semplice e forse anche comprensibile minacciosità: l’impresa specializzata in climatizzatori, riscaldamento e condizionamento comunica in via ufficiale che, «qualora fossero coinvolti in incidenti maestranze, titolari o addetti di “Gemini project” nelle fasi di accesso o di deflusso della struttura», si riserva la facoltà «di rivalersi nei confronti dell’ente proprietario della strada (leggasi Provincia, ndr) per le eventuali richieste di danni materiali o morali arrecati a persone e di danni materiali alle cose, a qualsiasi titolo avanzate» nei confronti dell’azienda.
Si tratta in primis di una “clausola di salvaguardia” per tutelare i propri interessi, ma anche del tentativo (estremo?) di smuovere una situazione che l’ingegner Scarzello ha preso davvero a cuore non solo pensando pro domo sua.
Che sia così stanno a dimostrarlo gli innumerevoli atti, pubblici e privati, compiuti, alcuni dei quali rievocati nella lettera. In essa viene ribadito il grave stato di pericolosità in cui versa, in particolare, il percorso fra la rotonda nel territorio di Cherasco e l’abitato di Bra: «La larghezza della carreggiata in alcuni tratti non supera i 5,5 metri e le banchine si presentano, anche solo all’esame visivo, friabili e non transitabili». L’incresciosa condizione, spesso unita all’eccessiva velocità, è alla base dei dodici incidenti in dodici mesi registrati nel solo tratto davanti la sede della “Gemini project”.
La battaglia risale almeno al luglio 2002, allorché l’ingegner Scarzello, a nome di circa quaranta aziende operanti nella zona, con Franco Madiotto, rappresentante dei residenti (altrettanto esasperati già all’epoca), consegnarono al presidente della Provincia, Giovanni Quaglia, e al suo assessore alla viabilità, Marco Botto, la richiesta di messa in sicurezza della strada.
Quaglia e Botto sono stati rimpiazzati da Costa e Negro, i quali, precisa il firmatario della lettera, non sono rimasti con le mani in mano. Tuttavia per ora resta nei cassetti il progetto, del costo complessivo di 12 milioni e 902 mila euro, per la ristrutturazione della 661 da Carmagnola fino alla confluenza con la Fondovalle Tanaro. Ma trovare tutti quei soldi è difficile. L’ingegner Scarzello ne è conscio e tra le righe, ma neppure troppo, fa sapere che, secondo lui, resta comunque una questione di scelte politiche e di priorità da dare. Una priorità che, finora, non è stata accordata da chi ha il potere di farlo.
Claudio Puppione

L’Avis Bra riconferma i vertici a partire dal presidente Verrua

19 gennaio 2009

Bra

Lunedì 12 gennaio si è svolta la riunione del Consiglio direttivo della Sezione dell’Avis per l’elezione delle cariche sociali. I donatori erano stati chiamati alle urne sabato 13 dicembre a Bra e domenica 14 dicembre a Cervere e a Narzole per la votazione dei componenti del Direttivo per il 2009-2012.
La prima riunione del Consiglio, convocata prima mercoledì 7 gennaio, ma posticipata a lunedì 12 a causa l’abbondante nevicata, aveva dunque all’ordine del giorno l’elezione delle cariche, in primis quella del Presidente. Sotto l’occhio vigile del presidente di seggio, Dino Marengo, e dello scrutatore Giuseppe Gandino,  le votazioni sono state effettuate, per trasparenza, con voto segreto, ma il risultato è stato comunque pressoché unanime: il presidente dell’Avis di Bra per i prossimi quattro anni sarà ancora, e per il terzo mandato consecutivo, Armando Verrua, imprenditore braidese noto per il suo impegno nel sociale.
Vicepresidente sarà Liliana Verrua, segretaria Silvia Bracco e tesoriere Filippo Cassine, tutti consiglieri con provata esperienza avisina. Dino Marengo sarà il responsabile dell’attività rivolta alle scuole, mentre Giuseppe Gandino, in qualità di presidente dell’Avis Atletica Bra gas, continuerà a essere il referente per il mondo dello sport.
Per quanto concerne i consiglieri, fiduciari del gruppo di Cervere sono Diego Bracco e Danilo Cagliero, mentre a Narzole guidano i soci Guglielmo Bertola e Giovanni Boggione, a Pocapaglia Graziella Bosio e Susanna Burdese e a Sommariva Perno, Francesca Anselmo e Voena Pellisseri.

Il Pd braidese attacca Prg e Comoglio

19 gennaio 2009

Questo commento è stato diffuso dalla newsletter dell’Ulivo.

L’immobilismo dell’Amministrazione di centro-destra è molto selettivo in campo urbanistico: la presentazione del progetto preliminare del Prg, a oltre cinque anni dall’affidamento del costoso incarico ai progettisti, viene continuamente rinviata pur essendo ormai chiaro che, dal punto di vista tecnico, gli elaborati sono pronti. Ma evidentemente, dal punto di vista politico, la cosa è diversa, e l’accordo sui contenuti del Prg nella Giunta non si riesce a trovare: nel frattempo avanza un’edificazione disordinata, tipica del periodo di passaggio da un Piano regolatore al successivo, periodo che a Bra viene artificiosamente protratto. In questa situazione confusa si inserisce la questione dei piani particolareggiati che interessano il comparto fra piazza Carlo Alberto e via Audisio.
Per quello di proprietà “Crb”, la giunta Scimone è decisa ad approvare il progetto che prevede la sostituzione dell’ottocentesca casa “Cavatorta” con un edificio moderno dal discutibilissimo profilo.
Invece per il piano particolareggiato che interessa la zona del “Macabre” e del pub, la situazione appare ingarbugliata e un chiarimento è necessario. Nei alcuni giornali hanno riportato una dichiarazione dell’assessore all’urbanistica Comoglio: «Dev’essere ancora approvato il progetto definitivo di questo piano di cui andrà verificata la compatibilità con il Prg». Francamente si tratta di un procedimento urbanistico difficile da comprendere: a quale Piano regolatore si riferisce Comoglio?
Se si riferisce a quello vigente, come si potrebbe dare l’approvazione a un piano particolareggiato non compatibile con esso? Se invece si riferisce al Prg in stesura, come si può condizionare un atto amministrativo ad altri atti che non sono ancora stati presi?
Da qualunque parte la si guardi, la faccenda appare pasticciata. La cosa migliore sarebbe che una buona volta si mettesse uno stop ai pasticci e si presentasse pubblicamente il nuovo Prg. O forse Comoglio, in pole-position per fare il candidato sindaco del centro-destra, vuole farsi bello del nuovo piano con tutti gli stakeholders (soggetti “portatori di interessi” nei confronti di un’iniziativa economica, ndr) a poche settimane dal voto?

Cinque milioni per coprire i binari

22 dicembre 2008

Bra

Dopo tante polemiche si è riusciti a salvare capra e cavoli, concedendo a ciascuno un palcoscenico da cui ribadire il proprio impegno nell’aver consentito alla città di compiere i tre passi (l’accordo di programma per superare la trincea ferroviaria, l’inaugurazione del Movicentro e quella della mostra dei progetti per il palafiere) celebrati durante la cerimonia, assai affollata di politici, di sabato 20 dicembre.
E se la presidente della Regione, Mercedes Bresso, aveva annunciato la presenza a Bra con tanto di “regalo di Natale” per la città, il sottosegretario di Stato agli interni, Michelino Davico, ha preferito giocare sull’effetto sorpresa, ma non è giunto a mani vuote. La prima, chiamata ad aprire la lunga sfilata di interventi, ha concretizzato il proprio dono apponendo, con il sindaco, Camillo Scimone, e il dirigente compartimentale movimento di “Rete ferroviaria italiana”, Lorenzo Livrieri, la firma all’accordo di programma che accorpa il progetto della copertura dei binari con quello dell’interramento del passaggio a livello. «Con questo accordo inizia un’operazione non da poco», ha spiegato Bresso sottolineando che la Regione ha stanziato un 1.400.000 euro per la copertura dei binari e 2 milioni per la progettazione del superamento del passaggio a livello. «È un primo passo che assicura continuità all’opera. Non ci sono al momento le risorse per andare sino alla fine, ma occorre una progettazione che consenta anche alle Ferrovie, utilizzando le valorizzazioni possibili in questi contesti, di dare un impulso forte e inarrestabile».
Davico, invece, ha dichiarato l’impegno a portare sotto la Zizzola i 4 o 5 milioni di euro necessari per chiudere i lavori di copertura della ferrovia: «È questo l’intervento da completare subito. Il superamento del passaggio a livello è un’iniziativa più elaborata e occorre iniziare a progettarla. Ho parlato con il sottosegretario Roberto Castelli e con il ministro Altero Matteoli: individueremo presso il Ministero delle infrastrutture i fondi per completare la copertura dei binari. Avrei voluto già annunciare oggi l’ufficialità del conferimento delle risorse: non è stato possibile, ma ci sono concrete possibilità di avere a breve quei denari».

Elisa Broccardo

Un Natale carico di paure

22 dicembre 2008

Bra

Non sarà un buon Natale, non lo sarà per tanti, forse per molti di più rispetto agli anni scorsi. La crisi, prima finanziaria poi economica, fa sentire i suoi effetti in zona.
La realtà imprenditoriale della Granda regge abbastanza bene. Sarà quell’abitudine a reinventarsi e ad adattarsi, sarà quella capacità di rimboccarsi le maniche, sarà il caparbio attaccamento al territorio dei nostri imprenditori, ben supportati dai lavoratori, ma la provincia tiene.
Alimenta questa capacità di resistenza lo scarso indebitamento, la presenza, alle spalle dei giovani lavoratori, di famiglie con una situazione patrimoniale sana. Ma l’aggrapparsi al passato o l’affidarsi alla tenacia e all’inventiva per contrastare la recessione non potrà protrarsi a lungo.
Anche perché affermare che la Granda tiene non significa dire che tutto va bene. Un rapido sondaggio presso i sindacati, che non vuole avere la pretesa di essere esaustivo, disegna i contorni di una situazione desolante, come riportiamo nel box a destra.
Ma quella desolazione altrove, e nemmeno troppo lontano, per esempio nel torinese, assume i colori di un assai più intenso sconforto.
Anche nell’area di Alba e Bra per molte aziende la cassa integrazione, dopo la pressoché totale rinuncia ai lavoratori interinali e la drastica riduzione di quelli con contratto a tempo determinato, è una scelta obbligata. Ma fino a quando si potrà resistere e cosa accadrà nel frattempo?
Renato Fantini (Cisl) risponde: «La congiuntura economica è temporanea, però non finirà presto. Le aziende sane e solide sopravvivranno, le altre potrebbero non superare la crisi. Nel frattempo preoccupa il pesante impatto sulle buste paga. Un operaio che porta a casa 1.300 euro al mese, in trenta giorni di cassa integrazione ottiene uno stipendio lordo di 1.000 euro. E una perdita salariale significativa tanto più se protratta nel tempo e senza il tampone, a dicembre, dalla tredicesima».
Tiziana Mascarello (Cisl) pone l’accento sulla situazione degli immigrati «che, con il lavoro, perdono anche il permesso di soggiorno. Si rischiamo tensioni sociali».
Per Mario Cravero (Cgil), «il malessere conferma che la situazione produttiva ed economica del Paese è in seria difficoltà e rafforza le posizioni della Cgil che ha proclamato lo sciopero nazionale per chiedere al Governo interventi seri per il rilancio dell’economia. Le prime conseguenze della recessione le pagano i lavoratori. Molte aziende chiuderanno il 2008 con bilanci ancora floridi, ma non è facile prevedere quanto durerà questa crisi. Il rischio è che abbia conseguenze pesantissime. Non dobbiamo curare un raffreddore, ma una polmonite».
Sì, il Natale del 2008 non sarà buono per tanti.
Per fare in modo che quello del 2009 sia diverso occorre partire, subito.

Elisa Broccardo

La spesa pesa di più e costa meno

15 dicembre 2008

Bra

Come riportato alcune settimane fa dal nostro giornale, anche sotto la Zizzola si è messo mano a una serie di azioni a contenimento degli aumenti del costo della vita. Accogliendo la piattaforma presentata da Cgil, Cisl e Uil, l’Amministrazione civica ha incontrato i rappresentanti della piccola e della grande distribuzione per promuovere interventi per contenere l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità.
Diversificate sono state le risposte degli operatori del commercio.
L’Ascom ha chiesto agli associati di aderire alla campagna promossa dalla Federazione dei pubblici esercizi di bloccare i prezzi sino al 28 febbraio, mentre anche i negozi di vicinato del settore alimentare hanno preso l’impegno di non incrementare i prezzi sino a tutto febbraio 2009, con esclusione dei prodotti legati a forti oscillazioni di mercato.
La grande distribuzione, rappresentata dal gruppo “Dimar” e dalla “Nova Coop”, ha previsto interventi importanti per salvaguardare la spesa.
I supermercati del “Dimar” (“Big store”, “Famila” e “Maxisconto”) aderiscono all’iniziativa nazionale di Federdistribuzione e si sono impegnati a non modificare i prezzi in un paniere di ventun prodotti di uso comune, mentre i supermercati “Nova Coop”, già impegnati a ridurre i prezzi di alcuni prodotti a marchio “Coop” seguendo le dinamiche di riduzione del costo delle materie prime e del petrolio, aderiranno a un’importante iniziativa nazionale che va nella medesima direzione.
Sono tre le principali azioni con cui il gruppo “Dimar” contrasta il caro vita, integrate grazie alle proposte del Comune di Bra.
Dal 2 maggio scorso il gruppo propone ogni settimana sconti importanti su prodotti di prima necessità (latte, pasta di semola, polpa di pomodoro, carta igienica, acqua minerale, ecc.), mentre dal 2 gennaio al 30 aprile bloccherà i prezzi di ventuno prodotti tra i più importanti nel carrello della spesa quotidiana: passata di pomodoro da gr 700 a 0,59 euro; candeggina da due litri 0,99; detersivo piatti al limone da ml 1250 a 1,48; liquido bucato a mano e lavatrice da 3 litri a 2,99; ammorbidente classico da 2 litri a 1,65; multiuso universale ricarica da 750 ml a 0,99; asciugatutto quattro rotoli a 1,98; carta igienica dieci rotoli a 2,29; pannolini baby a 3,90; olio d’oliva da un litro a 2,98; pasta nei formati normali da 500 gr a 0,59; tonno all’olio d’oliva in tre confezioni da 80 gr a 1,98; acqua minerale naturale e frizzante da un litro e mezzo a 0,26; bibite da un litro e mezzo a 0,63; biscotti da gr 750 a 1,39; riso Arborio da un kg. a 1,59; un litro di latte Uht parzialmente scremato a 0,98; formaggio da tavola a 7,20 al chilo; prosciutto cotto a 7,90 al chilo; caffè classico in confezione da due astucci da 250 gr a 2,99; succhi di frutta da un litro a 1,14.
Il gruppo contratterà con i fornitori per mantenere invariati i listini, verificando dove sia possibile diminuirli in base al costo delle materie prime.
Alessandro Revello, responsabile commerciale “Dimar”, dichiara: «Il gruppo opera sul territorio braidese dall’apertura del primo supermercato “Maxisconto” di piazza Valfrè, nel 1978, fino all’inaugurazione, nel maggio 2007, del “Big store”. Da sempre cerchiamo di coniugare qualità e convenienza e, in particolare, la competitività sui prezzi è il nostro punto di forza. Credo che la concretezza delle azioni adottate in questi anni sia apprezzata giorno per giorno dai nostri clienti e per questo lodiamo iniziative concertate come queste, poiché per noi sono un ulteriore stimolo al nostro modo di operare».
Giorgio Agosto, responsabile commerciale di “Nova Coop”, commenta: «Riguardo all’accordo richiesto dal tavolo di concertazione promosso dal Comune condividiamo il lodevole impegno per una giusta causa che ci vede già tra i protagonisti. “Coop” è da sempre attenta al contenimento dei prezzi e alla salvaguardia del potere d’acquisto dei soci e dei clienti. In un anno difficile come il 2008, si è prodigata a fondo sotto il profilo sia delle promozioni che della limitazione dei prezzi in relazione agli aumenti attuati dall’industria».
«“Coop”», prosegue Agosto, «si è impegnata a ridurre i prezzi di pasta, farina, burro, latte Uht e yogurt a marchio “interno”, in relazione alla diminuzione del costo delle materie prime e del petrolio. In questo contesto la “Coop” si aspettava da parte delle industrie un’analoga reazione. Ci troviamo invece di fronte a ingiustificate richieste di aumenti che non accetterà, come è stato comunicato sui principali quotidiani. Per quanto riguarda le offerte speciali, ogni settimana proponiamo numerose e convenienti promozioni su molti articoli, ma soprattutto su prodotti di prima necessità. Ai soci e ai clienti comunichiamo che stiamo preparando una forte iniziativa a livello nazionale, annunciata a breve, che risponderà alle aspettative non solo dei braidesi, ma di tutti i consumatori italiani».

Campionati di tennis: un successo anche per la città

15 dicembre 2008

Bra

Da presidente del tc “Match-ball”, nonché del Comitato organizzatore, Domenico Dogliani ha potuto osservare le finali dei campionati italiani di tennis  da un punto di vista privilegiato, vivendo l’evento anche dietro le quinte e potendone constatare di prima mano l’andamento.
Come presidente del Comitato organizzatore, quale bilancio può trarre di questi quattro giorni?
«La manifestazione dei campionati italiani di tennis a squadre maschili e femminili svoltasi nel palazzetto dello sport di Bra ha avuto uno straordinario successo di pubblico, a cui si è aggiunta la trasmissione in diretta televisiva sul canale 224 di Sky. Un bilancio assolutamente positivo, prima di tutto per la città di Bra».
Anche grazie alla presenza  della tv, Bra, il suo palazzetto e il “Match-ball” sono stati sotto i riflettori. Qual è stato, a suo avviso, il ritorno di immagine?
«La città della Zizzola è stata in primo piano, grazie a questo evento, sui mezzi di informazione e, televisamente, su Sky che ha trasmesso l’intera manifestazione, alla quale hanno fatto da cornice un concorso tra le vetrine, organizzato dall’Associazione commercianti, e un concorso di disegni sul tema del tennis da parte delle scuole elementari. Nell’occasione si sono stabiliti ottimi rapporti con i club partecipanti alla finale e in particolare il Sindaco e la Giunta di Bra hanno familiarizzato con il presidente del “team” di Capri, vincitore del campionato, tanto da ipotizzare un gemellaggio. Non v’è dubbio che l’evento abbia originato un ritorno d’immagine eccezionale per Bra, legato sopratutto alla televisione che per i due giorni di finale ha raggiunto oltre un milione e 200 mila persone».
La manifestazione è andata indubbiamente bene. Tra i vari motivi di soddisfazione, quali ritiene siano stati i punti di forza dell’evento?
«Anzitutto la perfetta organizzazione grazie all’impegno straordinario dei fratelli Zino, Antonio e Massimo Puci e dell’intero Comitato organizzatore che ha saputo scegliere la migliore superficie dei campi, un’ottima struttura per le gradinate, un catering molto ben strutturato come quello del braidese “Melograno”. Abbiamo anche potuto organizzare bene grazie all’aiuto  economico della Regione Piemonte, della Provincia di Cuneo, della Fondazione e “Cassa di risparmio di Bra”, dell’Amministrazione comunale e di numerosi sponsor privati che hanno dimostrato viva sensibilità e a cui siamo grati».
Un buon afflusso di pubblico e di personaggi noti del mondo del tennis, come Corrado Barazzutti e Lea  Pericoli. Ha avuto modo di constatarne le impressioni sulla manifestazione?
«Durante l’intera manifestazione ho naturalmente sollecitato i giudizi sulla organizzazione verso la quale non posso che confermare un’unanimità di giudizio positivo da parte di tutti i presidenti dei club partecipanti alle finali, da parte dei responsabili della Federazione italiana tennis e dagli stessi giocatori che hanno dichiarato, attraverso i loro capitani, di essersi trovati molto bene a Bra. Anche Lea Pericoli mi ha espresso il compiacimento per la struttura del complesso del palazzetto dello sport, dichiarando testualmente: “Forse in Italia non esiste una struttura più adatta per i campionati di tennis invernali!”».
Messo in archivio questo grande evento, il palazzetto e il “Match-ball” a cosa possono ambire nel futuro prossimo?
«Questo è stato un evento straordinario. Ora l’attività sportiva del palazzetto dello sport ritornerà alla normalità: sarà un luogo in cui tutti possono praticare attività fisica e sportiva. Con la conclusione dei lavori di raddoppio della parte coperta anche le persone disabili possono praticare lo sport e diventare i fruitori occasionali di questa splendida realtà. Una delle più belle e complete del Piemonte, di cui  Bra può andare fiera».

Raffaele Viglione

La salsiccia sfida la crisi

24 novembre 2008

Bra

“Crisi” e “rilancio”: queste due parole sono risuonate con maggior frequenza durante la presentazione della dodicesima edizione della “Rassegna della salsiccia di Bra e della carne di razza piemontese”, in programma sotto la Zizzola dal 6 all’8 dicembre. Due parole a prima vista contrastanti, le quali però, negli intenti degli organizzatori, possono coesistere se si è capaci di proporre iniziative “ad hoc”.
Il concetto è semplice: in un momento di crisi generale come quello attuale, è tutt’altro che banale pensare di ottenere un’alta partecipazione. Per farlo, occorre una proposta all’insegna dell’eccellenza che valorizzi vere tipicità e lo faccia attraverso appuntamenti diversi, innovativi nella forma e nei connubi.
Accanto a ciò, per invogliare la permanenza a Bra per quel week-end lungo, tenendo anche conto che in quegli stessi giorni la città ospiterà un altro evento di prim’ordine, di rilievo nazionale, ovvero le fasi finali dei campionati italiani maschili e femminili a squadre di tennis, l’Associazione degli albergatori promuoverà appositi pacchetti-soggiorno con tariffe agevolate.
«Dopo la parentesi dello scorso anno la rassegna della carne risorge», ha commentato l’assessore alle risorse culturali, Paolo Sbuttoni. «Torniamo a una manifestazione di spessore con location e idee nuove. Saranno tre giorni intensi, anche per la concomitanza dell’evento tennistico che richiamerà un gran numero di persone».
Il direttore dell’Ascom, Luigi Barbero, confortato dalle parole del presidente Giacomo Badellino, ha rimarcato l’importanza della manifestazione, «uno degli eventi enogastronomici più importanti della città che attira l’attenzione di molti turisti, contribuisce a valorizzare anche settori come la ristorazione, ancor più coinvolta in questa edizione, e a promuovere un prodotto davvero tipico, unico nel suo genere, valorizzato dai macellai braidesi che hanno saputo coniugare tradizione e innovazione».
Mauro Carbone, direttore dell’ente turismo “Alba, Bra, Langhe, Roero”, ha sottolineato l’importanza di proposte come quella braidese, «utile per svegliare il mercato in una parte dell’anno difficile da un punto di vista turistico. La rassegna sulla carne funziona perché sembra da un prodotto vero, che è buono ed esiste e non è tirato artificiosamente in causa per incentrare su di esso una manifestazione».
Massimo Meineri, segretario di zona della Coldiretti, rimarcando la buona sinergia tra Bra e il sodalizio ha ricordato il convegno del 5 dicembre all’hotel “Cavalieri”, incentrato sulle politiche agroalimentari del futuro e annunciato l’allestimento durante la fiera di una fattoria nel mercato coperto, con un itinerario per far conoscere da vicino ai ragazzi animali come mucche, asini e cavalli, di cui, sempre più spesso, non hanno conoscenza diretta.

Raffaele Viglione

Sbloccati i fondi per la “Zona 30”

24 novembre 2008

Bra

In tema di viabilità non sono mancate, negli ultimi giorni, conferme attese da tempo.
Partiamo dalle questioni legate alla ferrovia. Si è conclusa ieri, lunedì 24 novembre, annunciata e poi rinviata nei giorni scorsi, la Conferenza dei servizi sul progetto che unifica gli interventi relativi alla copertura dei binari e al superamento del passaggio a livello. Adesso si marcia verso la firma dell’accordo di programma, prevista per dicembre. Nel frattempo si attende di indire la gare d’appalto del primo lotto di lavori della copertura dei binari da salita Orti fino all’altezza di via Isonzo.
Sempre in fatto di viabilità, altri lavori sono già stati affidati (le modifiche viarie cosiddette della “zona 30”), ma erano in attesa di partire per alcuni fondi bloccati presso il Ministero dell’economia e che adesso pare, in base a rassicurazioni dello stesso Ministro, siano pronti a prendere il largo verso Bra.
Parte integrante della ridefinizione della viabilità cittadina, accanto alla “zona 30” è anche l’area pedonale di via Vittorio Emanuele. In questo caso tutto è compiuto, nel senso che gli orari definitivi di limitazione del traffico sono entrati in vigore nei giorni scorsi (con i discussi dissuasori che limitano l’accesso), seppur oggetto di alcune polemiche prima di un gruppo di commercianti, poi di alcuni cittadini che hanno definito i primi incontentabili e la Giunta succube di quelli.
L’assessore Roberto Russo replica: «L’area pedonale non è stata snaturata, ma modificata dopo un periodo sperimentale e un lungo confronto con le associazioni di categoria, con l’accordo delle quali si è assunto il provvedimento. Non c’è altro da aggiungere, se non che Bra ha bisogno di più aree pedonali. Spero quindi che l’Amministrazione continui sulla strada intrapresa per ricavarne».

Elisa Broccardo

Un ospedale senza strade

10 novembre 2008

Alba

Passa di mano, almeno in parte, il cantiere dell’ospedale unico di Verduno: la notizia l’abbiamo data sette giorni fa, ripromettendoci di approfondire l’argomento. Lo facciamo con un’intervista all’architetto Ferruccio Bianco, direttore dei servizi tecnici dell’Azienda sanitaria di Alba e Bra e responsabile unico del procedimento del nuovo ospedale.
Perché la “Maire Engineering” ha ceduto la gestione di parte del cantiere?
«Al momento non abbiamo comunicazioni ufficiali in merito anche perché deve concludersi, tra le parti, la discussione sugli ambiti contrattuali. Si tratta però di una prassi. La “Maire” si è aggiudicata un appalto in concessione, dunque è autorizzata ad affidare in parte o in toto le opere ad altre aziende nel rispetto di certi parametri (come quello del limite di spesa). La “Maire” ha avviato dunque due gare pubbliche: una per la realizzazione delle strutture e degli impianti, l’altra per quella delle facciate e delle vetrate. La prima gara è stata aggiudicata dall’impresa “Matarrese” che lavora, in zona, con la “Olicar” di Bra. La seconda gara non è stata ancora conclusa anche perché è inerente alle vetrate e alla copertura della grossa galleria centrale. Si tratta di lavori meno urgenti».
Dunque non si prevedono lievitazioni di costi?
«No, salvo un incremento della spesa prevista per la messa in sicurezza del versante della collina, necessità emersa nel corso dei lavori e già prevista a bilancio. A influire sulla spesa totale potrebbero essere richieste che sopraggiungano durante i lavori. La Regione, per esempio, ha chiesto una riduzione da 578 a 540 posti letto, ma anche l’introduzione di specialità come la radioterapia e l’emodinamica. Per rispondere a quelle istanze non dovrebbero però esserci grandi variazioni nella spesa. E ancora: è allo studio una revisione in chiave ecosostenibile del progetto che prevede investimenti elevati (però finanziati in parte dalla Regione e in parte dal gestore degli impianti), ma ammortizzabili, in termini gestionali, nel tempo, rendendo l’edificio quasi autosufficiente dal punto di vista energetico».
Quali sono i costi previsti per l’intera opera?
«145 milioni di euro sono i costi generali (acquisto dei terreni, progettazione e realizzazione). A questa somma si aggiungono circa 50 milioni di euro per l’acquisto delle strutture, che però la Fondazione costituita nei mesi scorsi dovrebbe contribuire a trovare in buona parte ,e 40 milioni di euro per la revisione del progetto ecosostenibile, in parte finanziati dalla Regione e in parte dal gestore».
Parliamo di tempi. Quando avremo il nuovo ospedale?
«L’iniziale consegna dei lavori era prevista per metà 2010. Ci sono stati alcuni ritardi perché scavando si è disturbato l’equilibrio della collina e si è dovuto intervenire per porvi rimedio. I ritardi sono di circa sei mesi e peraltro potrebbero essere recuperati. Possiamo comunque ipotizzare che l’ospedale sarà concluso nel corso del 2011. Tra qualche giorno partiremo con le strutture in elevazione e, da quel momento, non dovrebbero più esserci imprevisti».

Alba

Il completamento dell’Asti-Cuneo riuscirà a non mancare l’appuntamento con l’ospedale di Verduno? A quel punto l’autostrada sarebbe indispensabile per il collegamento agevole con il nosocomio che scongiuri l’intasamento delle strade minori…
Lo chiediamo all’architetto Ferruccio Bianco.
«Non conosco con esattezza il cronoprogramma per l’autostrada (al momento la data ultima è ancora fissata al febbraio 2012, ndr), ma so che il tratto che collega Alba a Cherasco sarà realizzato per ultimo. Tecnicamente credo che, se riusciranno a farlo, arriveranno appena in tempo».
Non si sbaglia se non in un eccesso di ottimismo, Bianco. Se entrambe le tempistiche annunciate fossero rispettate, l’ospedale dovrà fare a meno dell’autostrada per un anno.
Ed è una previsione molto ottimistica, purtroppo.
In un recente incontro ad Alba, tra la concessionaria dell’Asti-Cuneo e i rappresentanti di Provincia, Comune ed enti locali coinvolti, si è confermato che i lavori per l’infrastruttura dovrebbero essere completati all’inizio del 2012 (i due tunnel per superare Alba compresi).
Ma con diversi “però”.
I tecnici della società “Asti-Cuneo” hanno rassicurato sulla volontà di realizzare i due trafori, quello sotto il Tanaro e quello tra Roddi e Verduno, ma per il primo bisognerà rivedere la progettazione della rampa d’accesso che sarebbe troppo vicina alle opere di fondazione dei cavalcavia della tangenziale. C’è inoltre da stilare il piano delle cave per il prelievo dei materiali che serviranno per i tunnel. Infine bisogna valutare attentamente il collegamento tra il casello dell’autostrada e le vie d’accesso all’ospedale. Questione non irrilevante è il fatto che i progetti dei lotti albesi siano ancora fermi al Ministero dell’ambiente in attesa (ormai da mesi) della dichiarazione di compatibilità ambientale.
Ma i più coltivano speranze, potenziate dalla recente approvazione da parte dell’Anas dei progetti esecutivi dei lotti che collegheranno Castelletto Stura con Cuneo.
Nonostante le copiose rassicurazioni, restano i dubbi di alcuni, poco espressi pubblicamente come se il dirli fosse un modo per incentivarne la trasformazione in realtà. Ci riferiamo al timore (per certi, la consapevolezza) che i tunnel per il superamento di Alba resteranno a lungo inghiottiti nel progetto. Sullo sfondo compare un incubo: l’essenziale diventerà concludere il collegamento autostradale, in qualsiasi modo, anche a costo di dirottarne il traffico sulla tangenziale della città delle torri.
Momentaneamente, s’intende, in attesa di valutare il modo migliore per superare il Tanaro passando sotto il letto del fiume. Peccato però che l’Asti-Cuneo ci abbia abituati a “momenti” che durano anni, anche decenni…

In Consiglio la rottura fra Udc e “Progetto Bra”?

10 novembre 2008

Bra

Alle 17,30 di oggi, martedì 11 novembre, si riunirà il Consiglio comunale.L’ordine del giorno prevede, accanto alle comunicazioni del presidente, Gian Massimo Vuerich, e del sindaco Camillo Scimone, il dibattito su alcune interrogazioni dei consiglieri di opposizione. Si parlerà inoltre di sdemanializzazione di un tratto di via Boetto e dell’acquisizione di parte del sedime di via 1° maggio, corso Monviso e via Ravello, di pianificazione urbanistica di un’area in via don Orione e di modifiche al regolamento del Consiglio.
Ma c’è attesa, soprattutto, per alcune mozioni presentate dalla minoranza: una sulla situazione del Tribunale albese di cui parliamo in questa pagina, le altre sulla legge elettorale nazionale (con la richiesta di riattivare il voto di preferenza), sui tagli governativi al fondo per le politiche sociali e sulla riforma dell’istruzione.
Proprio queste mozioni potrebbero originare, come già abbiamo avuto modo di dire nelle settimane scorse, colpi di scena non indifferenti all’interno del quadro politico amministrativo braidese determinando la spaccatura di “Progetto Bra”.
Marcello Lusso, consigliere di quel gruppo, unico al momento ad aver aderito all’Udc dopo la rottura del partito di Pierferdinando Casini con Forza Italia e An, afferma: «Voterò quelle mozioni seguendo le linee dell’Udc e non di “Progetto Bra”, dunque, seppur proponendo qualche aggiustamento, darò voto favorevole. Del resto da tempo l’Udc si batte per il ripristino del voto di preferenza e a favore delle politiche sociali e afferma che la riforma della scuola non può essere effettuata a suon di decreti che sminuiscono il ruolo del Parlamento».
Che simili affermazioni possano preannunciare scissioni e lascino intravedere una campagna elettorale ormai alle porte è fin troppo evidente.
Al momento non ho costituito in Consiglio un gruppo dell’Udc, ma se la situazione dovesse cambiare determinando risvolti che renderebbero incompatibile la mia presenza in “Progetto Bra”, non avrei problemi a farlo», afferma Lusso rilevando come la Sezione cittadina dell’Udc fisserà a breve un congresso per eleggere la propria segreteria e abbia già in calendario per martedì 18 un incontro con i tesserati per iniziare a stilare un programma in vista delle prossime amministrative e di future alleanze.
«Sosterremo il candidato sindaco che condividerà il nostro programma e, se né centro-sinistra né centro-destra lo faranno in modo adeguato, non avremo problemi a correre da soli».
Dopo Alba, anche a Bra l’Udc prepara la riscossa e apre possibili cambi di scenario come spieghiamo anche nell’articolo qui sotto.

Elisa Broccardo

«Rinaudo ha molte ragioni sull’inquinamento a Bra»

10 novembre 2008

Bra

Sette giorni questo giornale ha pubblicato una lettera aperta indirizzata all’assessore comunale Gianfranco Dallorto dal presidente del circolo Legambiente, Gianni Rinaudo, il quale ha ribadito la grave situazione di inquinamento ambientale di Bra, spiegando che essa è incrementata dall’altezza degli edifici. Di qui l’appello ai progettisti, a Dallorto particolare, per il suo duplice ruolo di architetto e di esponente dell’Esecutivo comunale, a evitare di incrementare il ristagno dell’aria anche attraverso la realizzazione di edifici imponenti dove oggi sorgono piccole abitazioni e giardini.
Ecco la replica a Rinaudo dell’assessore Dallorto sollecitatagli da Braoggi.

Le preoccupazioni che lei esprime sono le stesse che in questi anni hanno visto coinvolti tutti gli assessorati, in primis il Sindaco, nell’affrontare un problema così delicato e complesso qual è l’ambiente per la vita dei cittadini che costituiscono la comunità di cui noi facciamo parte.
Sono passati alcuni decenni da quando ci siamo resi conto che il mondo è un sistema unico, integrato e sinergico, ma anche piccolo e fragile. Sappiamo anche che, per la prima volta nella storia dell’umanità, la maggior parte degli abitanti del pianeta conduce una vita urbana.
Le proiezioni ci dicono che la tendenza si protrarrà: secondo le previsioni, nel 2050 si sarà concentrato nelle città il 75 per cento della popolazione globale, la quale risiederà perlopiù in megalopoli di svariati milioni di abitanti e in regioni a intensa urbanizzazione, estese oltre i confini degli Stati e dei continenti.
Che cosa implica questa vastità per chi abita nelle città e per chi le costruisce? In che modo il modello dell’urbanità che da secoli sostiene l’esistenza umana può servirci a comprendere la forma nascente di “metropolitanità” introdotta da questo nuovo secolo di massiccia urbanizzazione globale?
Qual è il complesso rapporto tra forma urbana e vita cittadina? Come intervenire per realizzare un mutamento positivo?
Queste sono le tematiche che stiamo affrontando come Amministrazione civica proprio in questo momento di cambiamento e di programmazione dello sviluppo del territorio.
Il paradosso urbano per definizione, composto da confronto e promesse, tensione e alleviamento, coesione sociale ed esclusione, ricchezza urbana e intensa miseria, è un’equazione profondamente spaziale dall’enorme potenziale democratico.
In fin dei conti la forma che attribuiamo alla società influenza la vita quotidiana di chi vive e lavora nelle città di tutto il mondo.
La costruzione di una piccola palestra, di un centro culturale o di uno spazio verde all’aperto nel cuore di un quartiere povero dà dignità all’esistenza di comunità spodestate e può trasformare in modo radicale la vita degli abitanti.
Nella nostra veste di architetti, urbanisti e amministratori, ci impegniamo ogni giorno a creare le condizioni che possano consentire l’interazione sociale o diventare fonte di esclusione e di dominio, concentrandoci sul modo in cui le città del mondo stanno mutando a livello globale e locale, studiando il modo in cui le nuove forme di trasporto e di progettazione urbana possono promuovere la giustizia e l’equità sociale, esaminando i rapporti tra forma delle città e sostenibilità e comprendendo il potenziale coesivo degli spazi pubblici.
La sua lettera getta uno sguardo sul valore sociale dell’architettura cittadina braidese, espone suggerimenti che la programmazione urbanistica futura dovrà tenere in considerazione e che, come addetto ai lavori, penso di avere il dovere di approfondire.
Ma le città sono fatte anche dalle persone che, con i loro piccoli o grandi atti di egoismo, spesso condizionano in linea temporale l’attuazione dei cambiamenti.
Caro Gianni, se confidenzialmente così mi consenti di chiamarti, dobbiamo pazientare e lavorare e perseverare affinché nella nostra società si diffonda una coscienza civica responsabile, non prevalga l’“ego” dei piccoli o grandi interessi, siano essi di partito, di opinione o economici, e si valorizzino i passi compiuti dalle amministrazioni pubbliche come la nostra, che nel suo trascorso ha contribuito all’avvio di cambiamenti che tutti auspichiamo si concretizzino, seppur a gradi, per diventare grandi e definitivi.

Gianfranco Dallorto
(assessore comunale
ai lavori pubblici,
Bra)

Chi in corsa per guidare Comune e Provincia?

27 ottobre 2008

Bra

Un mesetto fa parlavamo di cannonate in lontananza. Ora la prima linea è più vicina, giacché il tempo passa e le candidature per le elezioni amministrative di primavera dovranno presto essere definite, se non rese pubbliche.
Di quanto accade ad Alba, con riverberi in tutta la Granda e forse non solo, ci occupiamo a pag. 17. E a pag. 11 ospitiamo il botta e risposta fra Beppe Lauria di An (il quale, come sempre senza peli sulla lingua, ha rinunciato alla nomina ad assessore provinciale) e Raffaele Costa (altrettanto diretto nella replica), utile non a chiarire la situazione (più che mai confusa), ma a evidenziare una volta di più la tensione esistente nel centro-destra, innescata in parte dalla “campagna acquisti” portata avanti dalla Lega nord soprattutto nelle file del Popolo della libertà.
Qui diamo uno sguardo alla situazione braidese, che non concerne soltanto i nomi in lizza per la gestione del municipio nel quinquennio 2009-2014, bensì pure quelli aspiranti al timone di comando della Provincia. Eh sì, perché Franco Guida, seppur silente per evidenti ragioni di opportunità, ma sempre sostenuto a spada tratta da tutto il gruppo fuoriuscito dall’Udc (e, a livello più ampio, da Carlo Giovanardi), resta il pretendente favorito al ruolo di successore di Costa, se questi davvero non si ripresentasse.
Solo che la guerra scoppiata ad Alba fra gli ex e gli attuali Udc rischia di mettere a repentaglio la candidatura unitaria dell’ex Sindaco di Bra, già maldigerita dal Carroccio.
In politica alle parole non sempre, anzi di rado, seguono i fatti (al riguardo ribadiamo l’invito a leggere, a pag. 17, la spiegazione dell’ira funesta di Teresio Delfino data da Giuseppe Rossetto), però Guida al momento non è più sicuro che su di lui confluisca compatto il centro-destra.
E nel centro-sinistra? Se Atene piange, Sparta non ride: lo dimostrano le polemiche interne albesi. Ma sotto la Zizzola l’ipotesi che Bruna Sibille ritenti il colpaccio fallito per un soffio nel 2004 azzera ogni possibile tensione: se l’Assessore regionale scendesse di nuovo in lizza, metterebbe tutti d’accordo (almeno nel Pd).
Ma che ne è dell’ipotesi che si candidi Domenico Dogliani, lanciata da questo giornale? La cosa ha fatto rumore, ha suscitato molto interesse, nonché qualche speranza, e nessuno ha smentito nulla.
Dal canto suo, l’ambasciatore della “Ferrero” nel mondo sul suo giornale sabato ha vergato un articolo di fondo che, sotto forma di sogno, spiega come egli vedrebbe Bra nel 2015, cioè allo scadere del prossimo mandato amministrativo…
È un segnale? Se anche lo fosse, occorrerebbe che si verificasse ciò che appare un’utopia: il rimescolamento delle alleanze, tipo “unità nazionale”, che porti a una candidatura unitaria. Oggi, 28 ottobre 2008, è impossibile; fra qualche settimana, chissà.

Claudio Puppione

La città rischia di soffocare; appello di Legambiente

27 ottobre 2008

Bra

Riceviamo per conoscenza e pubblichiamo una lettera aperta all’assessore ai lavori pubblici, Gianfranco Dallorto. Restiamo ovviamente a disposizione per le eventuali repliche a quanto affermato dal Presidente del circolo Legambiente della città della Zizzola.

Gentilissimo assessore architetto Gianfranco Dallorto, come lei ben saprà, l’Esa (Agenzia spaziale europea) ha mandato nello spazio un satellite, Envisat, che ha all’interno uno strumento che si chiama “Sciamachy”. Esso produce una mappa dell’inquinamento aereo globale in cui si evince che la Padania è tra le zone più inquinate del mondo. Il centro urbano di Bra, per la sua geomorfologia, raddoppia in negativo le caratteristiche della Pianura padana.
La grande pianura è aperta ad est, ma racchiusa dalle Alpi a nord e e ovest e dagli Appennini a sud; Bra, invece, pur trovandosi nel catino padano, è pure chiusa a est, nord-est da uno spallone collinare che si erge di circa 100 metri sul centro abitato. A Bra, racconta una ricerca fatta dall’Arpa di Cuneo nel 2005, «gli episodi di vento, ovvero con velocità inferiori a 0,5 m/s, si sono verificati nel 29,4% delle ore. Essi sono stati maggiormente frequenti nelle ore notturne (45%). Mediamente il vento ha avuto una velocità contenute al di sotto di 2 m/s (…) si deduce che la zona non è sottoposta a regimi di brezza» (cfr http://www.arpa.piemonte.it/upload/dl/Aria/RELAZIONE_BRA_2005-3.PDF).
La città è riuscita a far migliorare le emissione delle aziende e ciò anche grazie all’Aia (autorizzazione integrata ambientale) richiesta dall’Europa, dall’Italia, dalla Regione e dalla Provincia a tutte le aziende con significativo impatto ambientale. Ma solo in minima parte si è intervenuti sulla viabilità interna al centro urbano. Come ben lei saprà, nella città madre di Slow Food continuano a imperversare ben dieci semafori che, specie nelle ore d’intenso traffico, fanno produrre una quantità enorme di smog perché rallentano migliaia di auto. Togliere i semafori e realizzare solo sensi unici permetterebbe di usare di più la bici e aumenterebbe i posti auto liberi.
Perché ciò non si realizzi è un bel mistero.
Andare in bici o a piedi nel centro urbano dalle 7 alle 9, dalle 12 alle 13 e dalle 17 alle 19,30 è come volersi suicidare. Nei giorni feriali, nelle vie più trafficate si respirano solo veleni e ciò in genere da ottobre a marzo.  Sono ben sei mesi.
L’aria a Bra ha un ricambio molto lento. Il ricambio dell’aria nella “braida” avviene solo dopo ore e ciò a causa della ridotta ventosità certificata dall’Arpa di Cuneo.
Come lei, tutti gli architetti, ingegneri e geometri e le imprese che operano nel nostro centro urbano forse non conoscono a sufficienza ciò che provoca alla salute dei cittadini che abitano nel centro urbano, il ristagno dell’aria inquinata nei mesi invernali.
L’inquinamento a Bra è elevato e questo è causa della recrudescenza delle malattie respiratorie, in quanto le Pm10 sono le particelle di fumo più fini, quelle che entrano nei polmoni e che vanno giù fino ai bronchi. Come lei saprà si respira, in media, oltre ventimila volte al giorno.
Una causa del ristagno dell’aria inquinata nel centro di Bra è costruire palazzi oltre i due-tre piani fuori terra. Si è affermata la pratica insana di costruire palazzi troppo alti dove prima c’erano piccole abitazioni o giardini. I palazzi a quattro, cinque, sei o sette piani bisognerebbe costruirli dove esiste una ventosità medio-alta. Per Bra questa moda di costruire oltre i tre piani fuori terra è nociva. Si costruisco case alte in vie strette e, per di più, si fanno passare auto a volontà. Purtroppo anche in queste settimane si continuano a costruire “dighe” al ricambio atmosferico nel centro urbano.
Costruire palazzi di oltre tre piani fuori terra nelle vie di Bra vuol dire decuplicare l’effetto di ristagno e quindi dell’inquinamento che ammorba la Padania. Purtroppo, se non ci sarà un copernicano cambiamento nel costruire nella nostra città, respireremo sempre meno bene e la causa sarà anche dell’edilizia, dei Prg.
A noi non rimane che continuare a dire e a scrivere che oggi a Bra una causa dell’inquinamento sono le case troppo alte che bloccano il ricambio atmosferico. Prima o poi riusciremo a convincervi della sensatezza delle nostre proposte, ne siamo certi.
È vero: le aziende, le auto e il riscaldamento sono tre fonti di smog riconosciute ovunque, ma a Bra il modo di costruire le case, i palazzi ha rilevanza più che altrove. Domandiamo a lei e a tutti i professionisti dell’edilizia di darci una mano a respirare meglio. Pensate ai polmoni di bimbi e anziani e anche ai vostri, oltre che a quelli dei vostri familiari.

Gianni Rinaudo
(presidente del circolo
Legambiente di Bra)

Giacomo Pirra: «Investiamo ancora sul futuro»

27 ottobre 2008

Bra

Una buona dose di realismo, ma privo di qualsiasi tipo di sfiducia, è emerso dall’intervento di Giacomo Pirra, presidente di zona di Confartigianato, durante la festa che domenica ha visto riuniti i soci.
La crisi c’è, inutile negarlo, «e sta facendo vivere anche a noi artigiani un periodo difficile in cui crescere e produrre vuol dire sacrificio, imprevedibilità e nuove spese». Ad aggravare la situazione, accanto ai costi elevati, permane l’eccesso di burocrazia che «ci ha privati delle giovani leve, svuotando di risorse umane il serbatoio di esperienza acquisita dall’apprendista nelle nostre botteghe» e generando disoccupazione.
Ma a una situazione non rosea Pirra ha replicato invocando i valori intrinsechi al mondo artigiano e la capacità «di rimboccarsi le maniche consci di non poterci aspettare niente dagli altri, di tener duro diventando ancora una volta il motore trainante dell’economia italiana».
L’ha fatto rivolgendo un doppio appello.
Il primo ai governanti affinché «ci aiutino a difendere l’artigianato senza intoppi e penalizzazioni, cercando di semplificare gli adempimenti che oggi ingessano l’operato del lavoratore, ostacolano la crescita delle aziende, smorzano gli entusiasmi degli imprenditori», nella consapevolezza che a simili risultati si possa giungere solo attraverso il dialogo a la sinergia tra le parti.
Il secondo appello, forse il più accorato, Pirra l’ha rivolto ai “suoi” artigiani: «Non perdetevi di coraggio, non lasciatevi influenzare dal terrorismo fatto da alcuni mass media, continuate a investire in tecnologie e innovazione. Non perdete il treno, perché quello non aspetta e il mondo, seppur più lentamente, continua ad andare avanti. Facciamo la nostra parte per aiutare l’economia, per essere competitivi sul mercato così da superare, per il bene di tutti, questa crisi. E ricordiamo che dopo ogni tempesta è sempre arrivato il sole!».

Elisa Broccardo

Così sarà l’area tra le vie Cavour e Audisio

20 ottobre 2008

Bra

«Io mi rifiuto di fare falsi storici. Se qualcosa ha un senso e una storia peculiare in un determinato contesto, lo si recupera o, meglio, lo si restaura. Altrimenti, piuttosto di falsificare, si ricostruisce. Del resto abbiamo a disposizione materiali all’avanguardia, nuove tecnologie. Perché abbinarli a un falso e non a una linea architettonica che esprima contemporaneità?».
Sono necessarie queste premesse per sviluppare l’argomento che proponiamo.
A esprimerle è l’architetto braidese Flavio Lovizolo a cui la “Cassa di risparmio di Bra” ha affidato la stesura del piano particolareggiato per l’area compresa tra via Audisio e via Cavour. Un prospetto approvato dalla Commissione urbanistica seppure con l’impegno assunto dai vertici della “Crb” e dal progettista di modificare in parte, per quanto riguarda l’aspetto estetico, le facciate degli edifici su via Cavour. Se quella parte è in fase di rivisitazione, e si può affermare solo che è previsto l’allineamento degli edifici di proprietà “Crb” a quelli adiacenti, con l’innalzamento di un paio di piani, il resto lo si può osservare in questa pagina.
Proprio da via Cavour si aprirà una nuova visuale che porterà lo sguardo fino a via Audisio. «Gli attuali edifici sono a cortina, chiusi», spiega Lovizolo. «Con la traversabilità dell’area, ottenuta con la demolizione del fabbricato ex Gec, si creerà una nuova prospettiva». E i porticati a piano terra e l’ampio utilizzo di vetro contribuiranno a determinarla.
Dal piano terra di via Cavour si potrà accedere, tramite una galleria che ospiterà negozi, al cortile interno verso via Sarti. Qui saranno sistemati parcheggi, ma soprattutto molto verde, ripreso anche con terrazze alberate al primo piano, dal lato interno dell’edificio, e sopra l’edificio a ponte in vetro e marmo che, affacciato su via Sarti, collegherà gli uffici della banca con il nuovo auditorium, al quale si accederà da via Sarti. Poi, tra le via Sarti e Audisio, saranno collocati un altro fabbricato a ponte e due parcheggi: uno a due piani, interrato (in parte a disposizione della “Crb”, in parte con box auto privati), uno a raso, inerbito e alberato, con posti pubblici.
Fino ad arrivare a via Audisio dov’è previsto il rifacimento dell’edificio che un tempo ospitava il centro anziani per dare continuità all’intero intervento. Insomma, un vero cambio di prospettiva, assicura il progettista.

Elisa Broccardo