Archive for the ‘Attualità’ Category

Quella gru è una spada di Damocle

25 agosto 2008

Bra

Due anni di pazienza non sono pochi. Due anni nell’attesa che qualcosa si smuova, che si possa mettere la parola fine a una serie tanto lunga quanto svariata di disagi, per disfarsi, una volta per tutte, di quella spada di Damocle che incombe sulla testa.
Ma adesso basta.
Ora i residenti di strada Casa del Bosco 15 intendono far sì che le loro rimostranze non rimangano solo carta protocollata, ma rappresentino il primo passo verso una soluzione. E ne hanno ben donde, dal momento che vien difficile riscontrare altri casi in cui coesistano insieme tante magagne diverse.
La “madre di tutti i problemi”, per così dire, degli abitanti del parco “La rosa dei venti” è da ricercare nel cantiere aperto tre anni or sono nelle immediate vicinanze delle  villette già esistenti.
Un cantiere che avrebbe dovuto portare in breve tempo alla realizzazione di una palazzina, ma che, a una manciata di mesi dall’inizio, è stato interrotto. Da allora non se ne è saputo più nulla o quasi né dei lavori, né dell’impresa cui erano affidati.
Si conoscono, e bene, invece, i disagi con cui i residenti  devono fare i conti.
Su tutti, e non solo per la sua mole imponente, la presenza di una gru abbandonata lì da oltre due anni, dotata di un gancio, ormai arrugginito, spesso fermo sui tetti, giardini e vialetti pedonali delle abitazioni adiacenti.
Tale gru crea più di un’inquietudine: «È un ottimo parafulmine», dicono i residenti, «tanto che l’estate scorsa ne attirò uno, bruciando i fili del telefono, lasciando isolata la zona per due settimane, e danneggiando diverse apparecchiature tecnologiche. Come se non bastasse l’apparecchio sollevatore crea disturbi alla ricezione dei programmi televisivi, all’apertura dei cancelli  elettrici e agli antifurti. Alcune famiglie, obbligate anche dalla normativa comunale, non possono addirittura allacciarsi alla fogna pubblica in quanto il sollevatore è situato in una posizione che ostruisce e impedisce loro di collegarsi».
Ma l’inquietudine più grande, visto lo stato di abbandono della gru e le mancate conferme circa la sicurezza e l’integrità della struttura, è che possa cadere o si possa staccare il gancio; circostanza che, a vedere la numerosa documentazione raccolta dai residenti riguardo  a recenti incidenti di siffatta natura, in generale, non pare essere un’eventualità così infrequente… Senza contare il degrado del cantiere, ormai invaso da erbacce e animali i meno gradevoli, come le bisce che, nelle giornate più calde non hanno mancato di regalarsi qualche passeggiata nei prati o sui balconi dei poco apprezzanti vicini.
Senza contare, ancora, che l’area è di fatto accessibile a chiunque e quindi meta potenziale (nemmeno troppo virtuale, dal momento che movimenti “sospetti” sono stati notati da più di un residente) di vagabondi o malintenzionati che possono trovare nella “costruenda” (si fa per dire) palazzina un riparo o un luogo adatto per nascondersi…
Di motivi per inquietarsi, come si diceva, ce ne sono a bizzeffe e proprio per questo gli abitanti del parco “Rosa dei venti” hanno contattato diversi enti (dall’Asl all’Ispsel, alla Protezione civile) per avere chiarimenti in merito.
«Ma tutti hanno risposto di non poter intervenire», spiegano amareggiati «in quanto agiscono soltanto per la tutela dei lavoratori».
Insomma, “sicurezza sui cantieri” non è lo stesso di “sicurezza dei cantieri”.
Per quella occorre far riferimento alla ditta costruttrice. Che, però, pare latitare da tempo. Allora l’unica strada  porta al tutore dei cittadini, il Sindaco. Così hanno fatto quelli della “Rosa dei venti”, una sedicina di famiglie in tutto. Attraverso una missiva datata 31 marzo 2008, rafforzata verbalmente dall’incontro di giugno con Camillo Scimone e ribadita con un’altra lettera scritta pochi giorni fa, chiedono al primo cittadino di emettere un’ordinanza per la rimozione della gru e che, comunque ne sia garantita la sicurezza. Quale migliore occasione, per Scimone, di sperimentare con mano i maggiori poteri affidati al Sindaco, adottando provvedimenti urgenti per prevenire ed eliminare gravi pericoli all’incolumità pubblica?
Raffaele Viglione

È la microcriminalità a minare la tranquillità della gente

1 agosto 2008

Neive

C’è una corrente di pensiero secondo la quale i timori sulla sicurezza sono assai più virtuali che reali, indotti nella popolazione, con biechi intenti politici, dalla propaganda del centro-destra e in particolare della Lega nord.
In realtà non ci sarebbe motivo di preoccuparsi in modo eccessivo, in Italia e specie dalle nostre parti, perché i fenomeni delinquenziali rientrerebbero nella media europea.
A parte il fatto che nel resto d’Europa non risulta si proceda a colpi di indulto (e Francesco Bellotti, parlando a nome di Confindustria Cuneo, al riguardo ha indirizzato ai politici presenti al convegno del 21 luglio al “Politeama” una stilettata dall’inequivocabile sapore di condanna morale), né che ladri e malfattori in genere, arrestati dagli uomini delle Forze dell’ordine esponendosi a gravi pericoli, siano rimessi in libertà il giorno dopo la condanna, qualcuno non vuol comprendere che la situazione è davvero seria.
E che la gente per bene è preoccupata e comincia pure a essere alquanto arrabbiata.
Il sottosegretario Michelino Davico ha interpretato bene questo sentimento di malessere, quando ha ricordato che la cosiddetta microcriminalità, per chi la subisce, è in realtà macrocriminalità.
Non ha esagerato quando ha fatto l’esempio dell’automobile nuova rigata perché, parcheggiando, non si è accolta la richiesta di un contributo venuta da un posteggiatore abusivo: per la legge e per la collettività, è nulla; per chi subisce questo sopruso, è un fatto insopportabile.
La cronaca di tutti i giorni, quella che non finisce sui giornali perché “non è successo niente”, fornisce altri spunti utili a capire cosa sta accadendo.
Pochi giorni fa, in una borgata di Neive, verso le 4 di notte, alcuni malviventi hanno cercato di forzare la porta di un’abitazione.
La famiglia che vi risiede si è svegliata e questo ha fatto fuggire i delinquenti, che però avevano già scassinato l’ingresso.
Gli stessi ladri si sono fermati cento metri dopo, tentando di entrare in un’altra casa. Anche qui hanno fato troppo rumore e sono dovuti scappare.
Ma ci hanno riprovato in una cascinale poco distante.
Stavolta a metterli in fuga sono stati i cani da guardia, mentre si stavano già arrampicando verso una finestra senza inferriate.
Nel frattempo sono stati avvisati i Carabinieri della stazione di Neive, arrivati in tempi molto veloci, i quali però hanno dovuto limitarsi a recuperare l’automobile rubata poche ore prima in zona dai banditi, abbandonata vicino all’ultima abitazione presa di mira.
Stupisce la determinazione con la quale i malviventi hanno reiterato il tentativo di furto nella medesima frazione, malgrado nel primo caso fosse scattato anche il segnale d’allarme. Allo stesso modo, è evidente la premeditazione, con la sottrazione nello stesso luogo della vettura che in seguito sarebbe stata usata per i colpi.
Viene il dubbio che tanta sfrontatezza sia legata anche alla quasi certezza che, in caso di arresto in flagranza, le conseguenze sarebbero minime e di brevissima durata.
Ecco, questa per i giornali è una “non notizia”. E pure per chi, duro, puro e illuminato, lotta con un’inespugnabile spocchia senza pari contro l’“oscurantismo” di chi “crea la paura dal nulla”.
Per quelli che risiedono in quella borgata, però, in gran parte anziani che abitano da soli, è un colpo terrificante alla loro tranquillità, anche perché da mesi in quella zona, ai confini con l’astigiano, gli ingressi indesiderati nelle case si susseguono, spesso con contorno di violenze fisiche, anche gravi.
Ma per qualcuno tutto questo resta soltanto allarmismo, coltivato cinicamente e senza scrupoli per procacciare voti…

Claudio Puppione

Sindaco e assessore Gallo: «Impegni disattesi, perché?»

1 agosto 2008

Bra

Meglio tardi che mai, il Comune ha indirizzato un «richiamo alle società (per la verità, le “bollette ammazza vacanze” sono state emesse solo dell’“Enel gas”, ma il municipio rispetta da par condicio e parla al plurale, ndr) che gestiscono l’erogazione del gas metano in città, invitandole a informare nei modi più adatti e con la massima celerità gli utenti sulle fatture giunte in questi giorni, alcune delle quali di notevole importo, dopo che da tempo non venivano più fatte rilevazioni sui contatori».
A muoversi sono stati il sindaco, Camillo Scimone, e l’assessore ai servizi in concessione, Giovanni Marco Gallo, con una missiva nella quale rilevano che a una precedente segnalazione, datata aprile, «la ditta “Enel gas” aveva replicato che l’episodio era da addebitarsi alla modifica nelle procedure interne di individuazione dei consumi, con conseguenti ritardi nella fatturazione. Veniva altresì data assicurazione che della circostanza, così come della possibilità di rateizzazione per consumi anomali, come previsto peraltro dall’articolo 10 della delibera numero 229/2001 dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, sarebbe stata data opportuna informativa all’utenza».
All’indomani della notizia riportata da Braoggi, i due amministratori lamentano che «oggi, giunte nelle abitazioni dei nostri concittadini le fatture per i consumi derivanti da letture presunte nei mesi invernali, siamo a rilevare che quanto sopra è stato disatteso, con comunicazioni che non chiariscono alcuni punti fondamentali di interesse dell’utenza».
In particolare Scimone e Gallo chiedono chiarimenti circa «le opportunità di rateizzazione, che devono prevedere un congruo periodo di tempo di ammortamento», oltre a dover «chiarire con estremo dettaglio su eventuali interessi dovuti, così come sulle tariffe applicate per calcolare i consumi del periodo». Secondo i due esponenti della Giunta, «l’Amministrazione comunale ritiene che tali comunicazioni debbano assumere carattere preminente nel corretto rapporto tra erogatore del servizio e consumatore finale».
Dopo di che, quali azioni concrete intraprenderà il municipio di Bra, adesso che… i buoi sono scappati dalla stalla?

Claudio Puppione

Gas, la stangata dell’estate

1 agosto 2008

Bra

Malgrado qualche giornale locale, ancora poche settimane fa, abbia “sparato” in locandina la notizia-bufala che non c’era più da temere stangate per le bollette del gas, il prevedibilissimo salasso è arrivato nelle case dei braidesi, eccome. Braoggi, nello scorso numero, è stato il primo ad annunciarlo, ma l’aveva già scritto più volte: la batosta non poteva non esserci e c’era da attendersi che sarebbe giunta in piena estate, quando, si sa, l’attenzione dei mezzi d’informazione è distratta e la gente pensa a rilassarsi.
Di certo è un caso, ma è accaduto proprio questo, con la tempistica preventivata da questo settimanale. Il guaio è che la gente che vorrebbe rilassarsi, già ben preoccupata per quello che sta accadendo a livello economico in Italia e nel mondo, è la stessa che si trova a dover saldare, pressoché tutto insieme, il salatissimo conto dei consumi invernali del gas.
Il metano è stato consumato e va pagato, non ci piove.
Ma era mai accaduto che la società erogatrice pretendesse il saldo di simili cifre, con una tempistica come quella contenuta nelle ultime bollette (citiamo l’esempio del lettore rivoltosi alla nostra redazione sette giorni fa: 1.074 e spiccioli da pagare entro il 28 luglio, con la fattura arrivata a casa sabato 19).
Fa rabbia, oltre tutto, che sia ancora una volta un conteggio non effettuato su lettura effettiva dei contatori, ma in base alla statistica basata sui consumi degli anni precedenti.
Per oltre otto mesi a Bra nessun incaricato dell’“Enel gas” si è preso cura della lettura dei contatori.
E non è finita: la rateizzazione che il Comune aveva vantato di aver ottenuto dalla società sa di beffa: se si telefona al numero verde (bontà loro, non fanno pagare la chiamata, ma chi contattò il call-center per problematiche simili l’anno scorso riferì a Braoggi come venne trattato), si ottiene di poter versare il 60 per cento entro il 28 luglio(ieri, ndr) e tutto il resto un mese dopo.
All’“Enel gas”, come dicono senza peli sulla lingua coloro i quali rispondono al numero verde, poco importa se in questo periodo le famiglie avrebbero piacere di prendersi un po’ di vacanza (che non sono gratuite) e altrettanto poco interessa provare a immaginare cosa significhi, per un cliente-tipo, tirare fuori 1.000 e passa euro in un colpo solo.
Probabilmente ci si potrebbe anche sentir dire che, poiché si sapeva che il gas usato prima o poi va pagato, sarebbe bastato mettere da parte un po’ di soldi ogni mese…
Resta il fatto incontrovertibile che la presenza della “spada di Damocle” sospesa sui portafogli dei clienti braidesi dell’“Enel gas” era faccenda nota a molti, pubblici amministratori compresi.
In Consiglio comunale, a essersene fatto carico con maggiore passione è stato il capogruppo del Partito democratico, Gianni Fogliato, che però non ha fatto emergere una particolare sensibilità da parte della Giunta.
Quest’ultima, in pratica, si trincera di fronte alla constatazione che la maggiore azienda erogatrice del servizio (con la liberalizzazione del mercato privato, ora ci si può anche rivolgere ad altri fornitori e in città opera il gruppo “Egea”) non deve rispondere di questi comportamenti al municipio.
In pratica il Comune non avrebbe il potere di intervenire e si dovrebbe limitare a semplici sollecitazioni, sperando che siano magnanimamente accolte.
Sarà, ma è difficile credere che, ad esempio, davvero l’Amministrazione non possa utilizzarmi mezzi un pochino più coercitivi di fronte alla mancata lettura dei contatori da dicembre a luglio. Il guaio, forse, è che è scarsa la sensibilità verso le problematiche dei cittadini, sempre più numerosi, che hanno difficoltà ad arrivare a fine mese.
Però in Consiglio si discute un’ora e mezza se un componente dell’assemblea sia arrivato in aula in quindici minuti o in diciotto…

Claudio Puppione

La soddisfazione di chi avversa il silo di piazza Carlo Alberto

28 luglio 2008

Bra

Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo dai componenti del Comitato spontaneo antisilo (Ignazio Capello, Anna Bosco, Emilio Biglino, Pasqualino Panero, Margherita Groppo, Nunziante Napoli, Emilio Pigliola, Bernardino Milanesio, Francesco Bonamico, Diego Gallo).

Possiamo dire che se “la speranza è un sogno fatto da svegli”, la sapienza e la saggezza che sanno distinguere tra il possibile e l’impossibile sono la vera virtù dei forti.
L’attesa è stata lunga, stressante e contraddistinta spesso da sottolineature assai ambigue. Che dire se non affermare che siamo ultra contenti. Certo il nostro fare, il nostro operato serio è stato tale da aver suscitato un lungo momento di riflessione nell’Amministrazione tanto da farla riflettere su come tutte le nostre perplessità e osservazioni in merito all’intervento demolitore di Piazza Carlo Alberto fossero assai fondate.
La nostra soddisfazione è di aver preservato, nell’interesse della città, il mantenimento della storicità e della polifunzionalità dell’unica e ultima piazza braidese. In tal senso sentiamo il dovere di ringraziare le migliaia di cittadini che, spontaneamente, hanno sottoscritto la raccolta firme in cui esprimevano la loro contrarietà allo scavo della piazza e tutti coloro che hanno contribuito nel fornirci documenti e attestati storici del “pasch”. Rivolgiamo inoltre il nostro “grazie” al sindacato pensionati Spi-Cigl per essersi offerto volontariamente e gratuitamente sia per i servizi di stampa che per la diffusione dei volantini e dei manifesti conoscitivi. Ringraziamo inoltre: gli “Amici dei musei”, “Italia nostra”, Slow Food, Legambiente, Telegranda, per i servizi televisivi resi, gli organi di stampa locale e, in particolare, Braoggi per la continua, assidua e costante disponibilità. Grazie agli esercizi commerciali che hanno aderito e contribuito alla raccolta delle firme. E grazie ai tanti, tanti altri che, a causa dell’euforia del momento ci sfuggono dalla memoria; per questo ci scusiamo.
Va riconosciuta inoltre al sindaco Camillo Scimone la disponibilità ad ascoltare sempre, con la signorilità che lo distingue, le nostre ragioni.
Tuttavia, nonostante l’incoraggiante e straordinario risultato conseguito, per il bene e per l’interesse della città e dei braidesi, confermiamo che il Comitato non sarà sciolto. Il nostro gruppo continuerà ad operare come sempre, mantenendo ferma la fede ai principi di pariteticità, apartiticità, apoliticità, che finora l’hanno guidato, tenendo sempre alte l’attenzione e la vigilanza. Pascal affermava: “L’uomo supera infinitamente l’uomo”.

Il perché della retromarcia sul parcheggio

28 luglio 2008

In relazione al mancato riconoscimento del pubblico interesse alle proposte progettuali di un parcheggio sotterraneo in piazza Carlo Alberto, il Sindaco e la Giunta comunale di Bra intendono comunicare le seguenti valutazioni.
Innanzi tutto, si ribadisce l’importanza strategica della realizzazione di parcheggi, anche sotterranei, a ridosso del centro storico, in quanto fondamentali per il sostegno allo sviluppo socio-economico delle città.
Pertanto il Sindaco, la Giunta e le forze politiche della maggioranza continuano a ritenere tali opere come necessarie alla modernizzazione della città.
Proprio perché consapevoli dell’importanza di opere di questa rilevanza, il Sindaco e la Giunta comunale, dopo un’attenta valutazione delle problematiche connesse, hanno ritenuto che tutte le soluzioni proposte per piazza Carlo Alberto, in particolar modo sotto l’aspetto finanziario, non sono tali da ottenere il riconoscimento di pubblico interesse.
Resta comunque ferma l’intenzione della maggioranza che attualmente amministra la città di continuare a studiare e a valutare le migliori soluzioni che portino in breve tempo alla riqualificazione della piazza, al fine di rendere Bra sempre più bella, vivibile, moderna.

Il parcheggio è “sotterrato”

28 luglio 2008

Bra

Tanto tuonò che… piovve.
Che la Giunta avesse intenzione di mettere da parte l’ipotesi di un parcheggio interrato in piazza Carlo Alberto era noto da tempo, pur senza espressioni ufficiali in merito.
L’euforia delle prime dichiarazioni dei tempi in cui si iniziava a parlare del progetto (i “Non arretreremo di un millimetro” o “È la soluzione necessaria per la riqualificazione della città”) si sono sgonfiate di fronte a prese di posizione che facevano presagire un non buon accoglimento della proposta da parte della collettività e hanno lasciato spazio a un silenzio eloquente.
La mancata unità di pareri circa l’utilità dell’opera all’interno dell’Esecutivo, i costi previsti per realizzarla, l’avvicinarsi del periodo elettorale hanno fatto il resto.
Si è trattato però di scegliere accuratamente i tempi e i modi per innestare la retromarcia, di aggiustare gli equilibri interni, di concordare le dichiarazioni e le motivazioni. Un lavoro certosino portato avanti per mesi alla ricerca di una soluzione da comunicare in modo unanime che ha visto la luce venerdì 25 luglio.
Dopo le tante parole che hanno animato la città per mesi, il “no” al progetto del parcheggio interrato è stato reso noto nelle poche righe di un comunicato nel quale Sindaco e Giunta dichiarano di non rinunciare all’idea di un silo per la città, ma di non ravvisare nelle proposte pervenute per piazza Carlo Alberto elementi tali da conferire a uno dei progetti la pubblica utilità.
Nel caldo estivo che assopisce le reazioni si chiude l’ultimo capitolo del lungo romanzo del parcheggio interrato.

Elisa Broccardo

Pirra: «I nostri artigiani a rischio “pizzo”»

28 luglio 2008

Ecco l’intervento letto da Giacomo Pirra, presidente di zona di Confartigianato, durante il convegno sulla sicurezza del territorio svoltosi dopo l’inaugurazione della caserma della Polizia stradale.

In questo brevissimo intervento vorrei evidenziare una preoccupazione forte e sentita da tutto il mondo artigiano che ho l’onore di rappresentare.
Il problema della sicurezza e della tutela delle nostre aziende, dei cittadini e del territorio è reale e di estrema attualità. Non condivido la tesi sostenuta da alcuni autorevoli opinionisti che minimizzano la portata di questo emergenza, sostenendo che viviamo in condizioni di sicurezza accettabili, e comunque migliori di quelle effettivamente percepite.
Ogni giorno veniamo a conoscenza di furti nelle aziende dei nostri associati e nelle loro abitazioni.
Un fenomeno in crescita che genera un pericoloso sentimento di sfiducia da parte dei cittadini nei confronti dello Stato, minando quel rapporto che reputo basilare di affidamento reciproco.
La nostra storia, il nostro passato, la nostra cultura, mettono il rispetto al primo posto dei valori.
Il furto, e soprattutto l’ingresso di altri soggetti nei luoghi privati come le nostre aziende o le nostre case, genera un malessere psicologico profondo e duraturo. Sentirsi indifesi e, con la certezza che i responsabili non saranno individuati e comunque puniti, porta ad atteggiamenti preoccupanti per il futuro della nostra civiltà.
Gli sforzi economici dei cittadini per mantenere in piedi le strutture dello Stato e delle istituzioni risultano poco accettati, quando si percepisce di non ricevere in cambio quanto dovuto. Riteniamo che le leggi debbano essere sempre e solo a tutela dei cittadini onesti che credono nelle regole del vivere civile.
Quando un nostro artigiano rinuncia alla denuncia alle autorità del furto subìto, salvo quando deve far intervenire l’assicurazione, evidenzia questo clima di sfiducia verso lo Stato e le istituzioni.
Sapendo che gli autori non verranno trovati e perseguiti e che la refurtiva mai trovata, si lascia spazio a rimedi impensabili per la nostra mentalità: riuscire a ritrovare in qualche modo la refurtiva, per ricomprarla, cercando di limitare i danni economici dell’evento. Ciò affossa quei princìpi di legalità sulla quale si basa la nostra società. Ci preoccupano questi atteggiamenti perché portano a comportamenti tipici di altre realtà: essere costretti a pagare alla malavita, per la “protezione” della propria azienda o dei beni personali.
È un campanello d’allarme preoccupante, che come mondo dell’artigianato ritengo doveroso proporre alle autorità.
Non si può aspettare ancora, bisogna invertire da subito questa tendenza e questa mentalità.
Occorre un’azione pronta e decisa, mettendo in atto una prevenzione effettiva ed efficace, andando a monitorare la provenienza di risorse spese da categorie di persone del tutto sconosciute al fisco e senza nessuna attività.
I cittadini onesti lo chiedono e ci sperano.
Aiutateci e aiutiamoci!

Giacomo Pirra

Un milione e 200 mila euro per la Bra-Ceva

28 luglio 2008

Monchiero

Il 24 luglio 2002, Giovanni Bottino, oggi sindaco di Monchiero, presentava al Consiglio provinciale di cui faceva parte, la proposta di trasformare i binari della Bra-Ceva, inutilizzati dopo l’alluvione del 1994, in pista ciclabile.
Sei anni dopo, esattamente il 24 luglio 2008, a Monchiero, si sono riuniti gran parte dei sindaci dei comuni attraversati dalla vecchia linea ferroviaria (erano presenti rappresentanti di Monchiero, Bastia, Carrù, Castellino Tanaro, Clavesana, Farigliano, Narzole) per tornare a discutere il progetto.
Una coincidenza di date che dice quanto la perseveranza paghi. Perché quell’ipotesi di riqualificare la ferrovia è mai venuta meno, declinata ora nei termini della possibilità, ora in quelli del sogno nel cassetto. Dopo tanti anni è forse il momento di assaporare i primi frutti di un lavoro costante.
Lo afferma Bottino che parla di presenza «di presupposti affinché le trattative con le Ferrovie vadano a buon fine» e lo conferma Marco Botto, ex assessore provinciale ai lavori pubblici, oggi consigliere provinciale, che, insieme a Bottino, si è impegnato a lungo per dare concretezza a quell’iniziativa. «Le proposte avanzate dalle Ferrovie», sostiene Botto, «sono interessanti e paiono aver sbloccato la situazione. Da una richiesta di 15 o 16 milioni di euro per l’acquisto del sedime si è scesi, con uno escamotage giuridico, a cifre più abbordabili che ci consentono di rivolgerci alla Provincia e soprattutto alla Regione affinché si proceda nella pratica dell’acquisizione che consentirà la trasformazione a fini turistici della Bra-Ceva. E non possiamo che augurarci che il progetto vada in porto, poiché la Bra-Ceva è l’unica opera pubblica non ricostruita dopo l’alluvione del 1994».
Un passo in avanti notevole, dunque rispetto al 2002.
Già, perché lo scorso giovedì, a Monchiero, insieme ai sindaci e all’assessore provinciale Federico Gregorio, erano presenti anche alcuni dirigenti delle Ferrovie (Vincenzo Lombardi, responsabile dei servizi immobiliari, Giacomo Palmieri, direttore del compartimento Rfi di Piemonte e Valle d’Aosta, Vincenzo Gianotti, funzionario del settore patrimonio Rfi e Valentino Guglielmini, funzionario del settore servizi).
Precisa è stata la loro proposta: 1 milione e 200 mila euro per un diritto di superficie sulla linea della Bra-Ceva della durata di cinquant’anni.
Di qui si può partire per mettere in pratica il progetto di una pista ciclabile chiedendo un intervento della Regione, sulla legge varata per il recupero delle ferrovie dismesse, che consentirebbe, spiega Gregorio, «la riqualificazione di un patrimonio storico attribuendogli una valenza non solo turistica e culturale ma anche paesaggistica».
E poiché quando le cose girano per il verso giusto e bene cogliere la palla al balzo, il tavolo di lavoro si è dato appuntamento il 10 settembre per valutare le prossime mosse, auspicando di preparare un altro significativo passo in avanti del progetto per il prossimo 24 luglio.

Elisa Broccardo

Stangata in arrivo con le bollette del gas

22 luglio 2008

Come previsto da questo giornale, a ridosso delle ferie stanno arrivando le bollette-stangata dell’“Enel gas”.

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Tutti promettono più sicurezza

22 luglio 2008

Mercedes Bresso, domenica, a Santa Vittoria, ha promesso 250 mila euro per la sicurezza del territorio di Alba, Bra, Langhe e Roero; Michelino Davico, lunedì, sotto la Zizzola (dove il grande assente è stato il ministro Roberto Maroni, collegato in videoconferenza poiché trattenuto a Roma a causa del voto di fiducia chiesto alla Camera per il decreto in tema di economia), rilancia parlando di un Patto integrato per la sicurezza del territorio e plaudendo all’iniziativa “Un euro a cittadino per la sicurezza”. Davico, inoltre, ravvisa la possibilità di sperimentare sulla nostra area un progetto pilota, al vaglio del Ministero, ideato per garantire la sicurezza di territori vasti con molte case sparse e tutto incentrato sulle nuove tecnologie che consentirebbero a ciascun cittadino, con un segnale inviato con il cellulare, di essere a diretto contatto con le volanti in quel momento a servizio sul territorio.
La sicurezza è una priorità per l’una e l’altra parte politica e questo senza dubbio è un bene.
Ciò che manca, forse, è quella sinergia tra le parti che consentirebbe maggior efficacia…

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Legambiente: a Bra nessun impianto di termovalorizzazione

14 luglio 2008

Bra

Riceviamo e volentieri pubblichiamo dal circolo Legambiente.

Il 94% dell’energia utilizzata in Italia è prodotta da fonti fossili (petrolio, metano, ecc.). Tutto è importato dall’estero.
Anche per i prossimi anni l’unica fonte credibile sono i combustibili fossili, se vogliamo mantenere l’attuale livello di vita e, quindi, anche di spreco energetico. Infatti la nostra fonte più promettente sarebbe il risparmio energetico, insieme al miglioramento energetico dei processi.
Allora perché cercare fonti energetiche alternative a quelle tradizionali, ossia ai combustibili fossili?
Certo non per carenza di combustibili fossili, infatti le sabbie e gli scisti (sorte di rocce, ndr) bituminosi del Venezuela e del Canada equivalgono all’attuale potere energetico mondiale, per non parlare del metano idrato di cui si conoscono riserve enormi.
Le vere motivazioni per affrancarci da petrolio e metano sono di carattere ambientale in quanto procedendo a talie livelli di consumi ci mancherà… prima l’aria del petrolio. Si pensi all’inquinamento della Pianura padana o a quello delle megalopoli cinesi.
Ma abbiamo bisogno di abbandonare le fonti fossili anche per essere autosufficienti energeticamente. In tal senso siamo arretrati e questo penalizza la competitività dell’Italia.
Inoltre, dipendendo totalmente dall’estero, siamo ricattabili e solo grazie all’alleanza con gli Usa, che ci garantisce militarmente, possiamo continuare a godere del benessere energetico che ci danno il petrolio e il metano. Questa è la cruda verità.
Fatta questa realistica premessa di carattere nazionale, rivolgiamo il nostro pensiero all’aria di Bra.
Siamo contrari che a Bra si continui a volere bruciare qualsiasi cosa pur di produrre energia. Per la stessa ara crematoria, prima di installarla nel nostro cimitero, si doveva tener conto del fatto che da noi l’aria è quasi stagnante (percorre in media appena un chilometro all’ora). E questo lo dice l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa).
Siamo contrari che nella braida sia installata una centrale, anche supercogenerativa, a olio di palma importato dalla lontana Malesia, così come siamo contrari che si proceda alla realizzazione del teleriscaldamento cittadino.
L’aria di Bra dev’essere liberata da ogni fonte emissiva ulteriore.
Inoltre nel centro urbano non si dovrebbero costruire case oltre il secondo piano e il regolamento edilizio comunale dovrebbe prevedere il massimo della cautela in termini di risparmio energetico. Quando sarà approvato questo tipo di regolamento, pronto da un anno almeno?
Bisognerebbe vietare, durante l’inverno, l’uso del gasolio o della legna se non si utilizzano stufe a norma, come è previsto sotto i 300 metri sul livello del mare nella vicina Lombardia.
Secondo il nostro parere, il teleriscaldamento non potrà migliorare l’atmosfera di Bra. Siamo contrari a ogni forma di teleriscaldamento per la città della Zizzola. Nel breve periodo da noi è sufficiente utilizzare l’attuale rete del metano e adottare il solare termico come integrazione per l’acqua calda sanitaria che, diffuso in tutta la città, ci farebbe ridurre di almeno il 15-20% l’inquinamento atmosferico.
Nel prossimo futuro il sistema fotovoltaico, integrato con la geotermia, potrà alimentare le pompe a calore e il centro urbano non avrà più bisogno di fonti fossili per il riscaldamento e il raffrescamento.
Coloro i quali vogliono farci credere che il teleriscaldamento a metano (importato dalla Russia), a olio di palma (importato dalla Malesia) o utilizzando i rifiuti sia il meglio, non vogliono il bene e la salute dei braidesi. In Piemonte siamo una delle città con un’alta percentuale di malattie respiratorie ed è ora di smetterla di riempire la nostra atmosfera d’inquinamento.
Anche il traffico va limitato come già più volte abbiamo richiesto.
È ora che i federalisti si occupino, oltre che di extracomunitari, anche di fonti energetiche e sostengano senza sosta l’utilizzo dell’unica energia di cui il nostro territorio dispone: il sole. La tecnologia odierna permette di utilizzarlo anche in termini vantaggiosi. È una menzogna che il fotovoltaico sia caro.
Facendo bene i calcoli della filiera che ci porta ad usare la caldaia a metano o gasolio si scoprirà, che i costi delle infrastrutture per trasferire tali carburanti superano di molto quelli di un impianto fotovoltaico.

Gianni Rinaudo
(presidente
del circolo Legambiente
di Bra)

Confindustria Cuneo propone un piano per i termovalorizzatori

14 luglio 2008

Bra

Emma Marcegaglia, la quale ha fatto sfoggio della sua oratoria in un discorso a braccio che ha strappato applausi a scena aperta, ha un pochino offuscato i contenuti dell’intervento di Antonio Antoniotti all’assemblea di Confindustria Cuneo ospitata giovedì scorso dall’Agenzia di Pollenzo.
Per meglio dire: il messaggio del Presidente provinciale dell’associazione imprenditoriale è stato ben recepito dagli addetti ai lavori “interni” (come sempre, non si sa se i politici ne abbiano fatto tesoro), ma è sfuggito a gran parte degli organi d’informazione abbagliati dalla figura carismatica della Presidente nazionale, la quale ha ribadito una volta di più il quadro a tinte fosche dell’economia italiana, precisando che Confindustria intende fare la sua parte nel tentativo di dare una svolta al Paese prima che sia troppo tardi, iniziando da un rapporto più chiaro con le organizzazioni sindacali, nel quale non ci sia più spazio per i “furbi” e per chi non mantiene gli impegni presi.
Di Emma Marcegaglia hanno colpito, l’ha sottolineato Antoniotti, l’energia di cui è portatrice, la preparazione e la reiterata attenzione verso uno dei punti di maggior debolezza dell’Italia: le drammatiche carenze nel campo della formazione e dell’istruzione, settori con un peso determinante nella crescita di un Paese.
Ma torniamo ad Antonio Antoniotti. Questi, all’ultima assemblea in qualità di presidente (sono in corso le grandi manovre per la successione), lascia un’“eredità” importante: prendendo spunto dal titolo dato all’assemblea (“Energia e energie”), si è soffermato sulla termovalorizzazione dei rifiuti combustibili, un’operazione ritenuta «valida alternativa alla discarica e fonte energetica rinnovabile importante anche per la Granda, con chiari vantaggi energetici e anche ambientali».
Il Presidente ha svelato come Confindustria Cuneo abbia realizzato uno studio, messo volentieri a disposizione dei pubblici poteri per favorire una riflessione concreta sulla questione. Risulta così che la quantità di rifiuti bruciabili in provincia, compresi quelli industriali speciali («Per i quali attendiamo ancora una soluzione»), ammonta a 410 mila tonnellate l’anno, da cui si potrebbero ottenere 480.000 Mwh di energia elettrica, il 10% del consumo registrato in Granda nell’arco dei dodici mesi.
Ma l’organizzazione padronale si è spinta oltre, ipotizzando tre scenari per gli impianti di combustione e generazione elettrica/termica da costruire dalle nostre parti: un’unica grande struttura provinciale, tre termovalorizzatori “medi” per Cuneo-Mondovì, Alba-Bra-Fossano e Saluzzo-Savigliano o sette impianti “mignon” per le altrettante “sorelle”.
Più chiaro di così è impossibile. Chissà se qualcuno, nelle stanze dei bottoni, dimostrerà di essere stato a sentire…

Claudio Puppione

Dal 20 luglio a Bra gli europei “under 21” di Hockey

14 luglio 2008

Bra

Con le recenti affermazioni della formazione maschile in campionato e di quella femminile in coppa “Italia”, la città della Zizzola ha confermato sul campo di meritare un ruolo di assoluta preminenza all’interno del mondo hockeystico italiano.
Ora, ospitando i campionati europei under 21 maschili della poule B, può portare alla ribalta internazionale pure le proprie competenze organizzative e gestionali.
Dal 20 al 26 luglio, infatti, Bra sarà sede unica delle seconda manifestazione giovanile più importante del continente, durante la quale dieci nazionali europee under 21 si sfideranno per conquistare l’accesso alla poule A.
In effetti, come ha sottolineato nella conferenza stampa di giovedì 10 luglio l’assessore comunale allo sport, Giancarlo Balestra, una sfida è già stata vinta nel momento in cui la città della Zizzola è stata designata a ospitare una manifestazione di rilievo internazionale, cosa che sta a indicare «l’assoluta adeguatezza delle strutture e dell’organizzazione braidesi e che non può che rendere fiera un’Amministrazione civica da sempre vicina a questo sport».
Sulla stessa linea le parole del braidese Giuseppe Rosciano, assessore provinciale, ma, in questo caso, soprattutto vicepresidente nazionale della Federhockey, il quale, oltre a ribadire la gratitudine verso società e atleti che hanno tenuto alto il nome di Bra nel mondo dell’hockey, ha voluto sottolineare la forte sinergia con il Comune e gli sforzi per far crescere questo sport sotto la Zizzola. «Bra rappresenterà l’Italia in Europa», ha commentato Rosciano, anche vicepresidente del Comitato organizzatore, aggiungendo che «poche altre realtà in Italia hanno la stessa rilevanza di quella braidese. Grazie alla lungimiranza delle scelte compiute in passato, siamo riusciti ad attirare l’attenzione della Federazione per l’organizzazione di un evento così importante all’interno di una disciplina che, benché ancora di nicchia in Italia, risulta essere la terza più praticata al mondo. Nella stessa settimana, la Grand” potrà vantare due manifestazioni sportive di prim’ordine, il Tour de France a Cuneo (ne parliamo alle pagg. 56-59, ndr) e gli “europei” under 21 di hockey a Bra».
Un altro motivo d’orgoglio per questo importante incarico, per il quale si è ottenuta una sponsorizzazione importante da Regione, Provincia e Comune, oltre che dalla “Cassa di risparmio di Bra”, l’ha enunciato Enzo Anania, presidente del Comitato organizzatore: «Bra è stata accomunata a capitali di Stato e città di dimensioni assai più grandi: basti pensare che nell’ultima edizione, quella del 2006, le tre poule furono ospitate da Praga, Gibilterra e Bratislava».
Anania, a capo di un gruppo composto da esponenti del mondo hockeystico braidese, è entrato nei dettagli di ciò che avverrà nella settimana della manifestazione: «A partire da domenica 20 luglio sono previste quattro partire al giorno, sino a sabato 26, con la finalissima alle 17,30. A scendere in campo all’“Augusto Lorenzoni” saranno, oltre all’Italia, la Repubblica Ceka, il Galles, la Bielorussia e l’Azerbaijan per il girone A; la Francia, la Svizzera, la Turchia, l’Ucraina e la Russia per il raggruppamento B. Le due selezioni nazionali che concluderanno la prima fase nelle prime posizioni del proprio girone si incontreranno per le semifinali, incrociandosi tra di loro».
«L’Italia», ha ricordato Anania, «nel 2006 arrivò quinta; quest’anno, sfruttando anche il fattore casa, l’obiettivo è di migliorarsi». Prima partita Russia-Ucraina alle 10 di sabato 20, mentre alle 17,30 scenderà in campo la nostra nazionale (senza neanche un braidese convocato, però).
Per l’occasione è stato realizzato il sito http://www.brahockeyeventi.org, sul quale si possono trovare tutte le informazioni e seguire passo a passo la manifestazione.

Raffaele Viglione

Quell’oscuro male di vivere

8 luglio 2008

Il sole nero della vita. Spesso ho iniziato a scrivere su questo argomento, ma mi ha sempre trattenuto il pensiero di sembrare eccessiva e, comunque non credibile.
Mi è anche capitato, nel mezzo di un discorso, venendo in argomento di depressione, di esclamare: «Oh che brutta esperienza! Io l’ho vissuta e per fortuna ne sono uscita!».
La risposta è sempre stata la stessa (parlando con chi non mi conosce intimamente): «Ma stai scherzando? Tu così solare (detesto questo termine perché è troppo abusato, ndr), così colorata (si riferiscono all’abbigliamento eccentrico, anzi no, direi originale, ndr), così estroversa!».
E così, cosà e cosò.
«Un corno!», penso io, tra me e me.
Un tempo non lo dicevo, anzi meglio, non lo confessavo, poiché era una “colpa” ammettere di essere depressa. Era un tremendo segreto, che più lo si teneva dentro e più si incancreniva, nella sua drammatica e insopportabile sofferenza. Il problema era che non tutti erano al corrente, e tuttora troppi ancora non lo sono, del fatto che questa “bestia nera” è una voragine che ti spinge in un tunnel che pare non abbia uscita. Non consiste solo in un momento di fragilità dell’anima, ha radici più profonde, è dimostrato (ultimamente) che è una vera e propria patologia, infatti mancano alcune sostanze nell’organismo che ne modificano l’umore.
Nulla è deleterio quanto nascondere agli altri e intendo anche ai famigliari, il malessere che ci pervade, che non riusciamo a scacciare: è lui che comanda, non c’è santo! E, quando lo nascondiamo anche a noi stessi, allora la discesa verso la voragine avviene lentamente, ma inesorabilmente. Ci si mente, pensando che sia solo un momento, poi passerà. Esaminiamo nei dettagli la nostra vita, e in fondo non c’è motivo per stare male. Dunque stiamo male… gratis?
Eh no, non ci viene fatto alcun sconto, poiché alla fine il conto ci  arriva, ed è salato.
Preoccupati? Ma no! E così, presa da te stessa, già perché sei sola, non ti relazioni più, divieni taciturna e allontani il tuo sguardo, che vaga all’infinito, senza nulla scorgere, poiché nulla è definito e tutto ti fa paura. Questo atteggiamento richiama l’attenzione di chi ti sta attorno che, notando questa sconfinata malinconica assenza, ti domanda il perché e quando provi a svelare i tuoi segreti timori, i tuoi dubbi, la tua amarezza di non riuscire a condividere “nulla” con gli altri, ecco che di rimando, fanno un attento esame della tua vita.
Il risultato?
Va tutto bene, bella famiglia, marito, figlia, bella casa, bell’aspetto, situazione economica buona, salute… ecco la nota dolente “la salute”! Già questo “malessere” non è convenzionato con le altre malattie, dunque non è una malattia.
E se pensi che tutto ciò sia una patologia, male, malissimo e sentenziano che è solo questione di volontà: «Queste situazioni si risolvono solo con la forza di volontà», affermano con forza e continuano: «Vorrai mica prendere tutte quelle porcherie di medicine! Fanno solo male alla salute! Piuttosto, invece di startene lì a rimurginare, esci, svagati, comprati un vestito nuovo, fai un viaggio, insomma “date ’n andi” e cerca di volerti bene!».
Rispondo che farò come dicono e poi, mentre mi allontano, mi domando, come posso volermi bene, quando il solo fatto di esistere, quindi respirare, dormire, parlare, ascoltare, mangiare è tutta una sofferenza? Come posso volermi bene, quando non so neppure quale sia il mio bene? Così cominci a mentire, a poco, a poco, e quando i risoluti ma compassionevoli “sani” si informano sul tuo morale (che per fortuna non si nota se è pieno di crepe), sorridi, ti mostri allegra, inventi che stai meglio, ma intanto sei morta dentro e la tua faccia sembra una macabra zucca di Halloween.
E intanto inventi scuse, declini inviti, ti allontani in compagnia della tua sofferenza, e poi a poco a poco evapori…
Vi avevo avvisato che è difficile credere e che vi sarei parsa eccessiva!

Fiorella Avalle Nemolis

Bra, approvati i conti 2007

7 luglio 2008

Bra

La seduta consiliare del 30 giugno è stata quasi monotematica. A parte la diatriba sul numero legale, su sui riferiamo sotto, e le delibere “minori” sunteggiate nel box, l’assemblea si è concentrata sul conto consuntivo del 2007.
Le posizioni di maggioranza e minoranza si sono confermate inconciliabili e, quindi, la votazione che ha chiuso la pratica ha visto il centro-destra esprimersi con un “sì” e il centro-sinistra optare per il “no”. Anche se, per la natura tecnica della delibera, riesce difficile capire come sia possibile non accettare un documento che si limita a riportare nudi conteggi matematici.
Ma tant’è. La politica permea pure addizioni e sottrazioni e se non arriva a negare che 2 più 2 faccia 4… poco manca.
A proposito di sottrazioni: l’opposizione, attraverso la controanalisi del capogruppo del Partito democratico, Gianni Fogliato (il quale ha lamentato la scarsa trasparenza dell’Amministrazione, il che rende difficile il lavoro di chi non risiede in pianta stabile nella stanza dei bottoni), ha avuto buon gioco nel sottolineare l’aumento del prelievo fiscale subìto dai braidesi. Dopo di che, però, non si comprende come qualcuno, anche nei giornali, spacci per novità ciò che tutti sanno, e cioè che nel 2007, per far quadrare i conti, il Comune ha dovuto tartassare i cittadini, agendo in particolare sulle aliquote della tassa rifiuti e dell’addizionale Irpef. Il conto consuntivo ha solo certificato, attraverso numeri concreti, il salasso subìto dai contribuenti.
L’assessore al bilancio, Claudio Lacertosa, ha letto una lunga relazione tecnica, di cui si è dimostrato assai geloso, non concedendone copia a nessuno. In essa l’esponente dell’Esecutivo capitanato da Camillo Scimone ha illustrato le ragioni che hanno “obbligato” l’Amministrazione civica a mettere le mani nel portafoglio delle famiglie, addebitandole al drammatico taglio dei finanziamenti statali e anche al mancato arrivo di contributi regionali promessi e poi rimasti a Torino.
Su quest’ultimo punto il centro-sinistra ha controbattuto spiegando che, se quei soldi non sono stati versati, è perché non erano in regola i progetti a cui sono stati vincolati (il recupero della Zizzola, ad esempio) e aggiungendo che, comunque, il flusso di denaro dalla Regione è stato maggiore che nel 2006. La controreplica di Lacertosa: «Sì, ma sono soldi che abbiamo ricevuto solo per trasferirli ad altri, come nel caso di Cheese».
Se da un lato Fogliato ha sottolineato che presto ci sarà da far fronte ai 130-140.000 euro da sborsare per il probabile annullamento del project-financing relativo al parcheggio di piazza Carlo Alberto, d’altro canto l’Assessore ha “smontato” le critiche del suo interlocutore sulla pressione fiscale locale braidese ritenuta troppo elevata.
Secondo le stime della Giunta, Bra è nella media (e spesso sotto) delle “sette sorelle” della Granda e ciò dimostrerebbe la virtuosità con la quale è stata gestita la cosa pubblica, garantendo, in questi tempi di vacche magrissime, l’ottimo livello dei servizi alla persona, anzi ampliandoli.
E un altro fiore all’occhiello è costituito dai 974.396 euro di avanzo d’amministrazione.
Anche se per la maggior parte non è spendibile, essendo vincolato…

Claudio Puppione

Ospedale, politici ai ferri corti

7 luglio 2008

Torino

I consiglieri regionali Alberto Cirio e Franco Guida hanno espresso stupore sul fatto che, presso gli uffici albesi della Regione, alla presenza dell’assessore Eleonora Artesio e dei suoi collaboratori, si sia discusso il progetto del polo integrato di eccellenza tra l’ospedale di Verduno e l’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo «senza invitare tutti i rappresentanti del territorio in Consiglio regionale che, come nel caso di chi parla, hanno lavorato per la difesa della sanità locale, facendo approvare nell’ultima legge finanziaria un emendamento per la salvaguardia dei servizi degli ospedali di Alba e Bra, fino all’entrata in funzione della nuova struttura unica».
Cirio e Guida aggiungono: «La giunta Bresso, che da tre anni governa la Regione, non cessa di stupirci; abbiamo sulle nostre teste una sanità che ogni anno fa un buco di quasi 500 milioni di euro; assistiamo alla lenta costruzione del nuovo ospedale Alba-Bra sui cui tempi di esecuzione vorremmo qualche notizia in più; non sappiamo ancora in che modo e con quali risorse la struttura di Verduno sarà collegata con l’area circostante; nei due presidi ospedalieri oggi in funzione, nonostante il grande impegno profuso dal personale, permangono liste d’attesa e difficoltà di ordine logistico (ad Alba, per esempio, si continuano a svolgere migliaia di prelievi all’anno in una stanza di 10 metri quadri in cui tra operatori e utenti si accalcano costantemente più di dieci persone). In un quadro complessivo così problematico e parzialmente irrisolto, come si fa a parlare di nuove soluzioni? La sanità piemontese ha bisogno di rigore e non di fughe in avanti. Prima pensiamo a garantire il minimo per la salute dei cittadini senza obbligarli a liste di attesa di mesi o a utilizzare strutture vetuste e inadeguate, poi penseremo al polo alimentare!».
I due esponenti del centro-destra concludono: «Tuttavia sottolineiamo il pragmatismo della stessa Artesio rispetto alla proposta di un polo dell’alimentazione e della salute a Verduno e a Pollenzo, fermo restando che è già prevista una forma di integrazione tra il nuovo ospedale unico e l’Università di scienze gastronomiche, sottoscritta il 27 luglio 2007. Le priorità, tuttavia, sono altre e in primo luogo la definizione dei collegamenti viari al nosocomio. È compito della Regione attuare gli accordi di programma in tal senso, già siglati. Su questo aspetto e su altri si gioca la partita fondamentale per il futuro della sanità locale più che su temi, magari innovativi, che richiedono tempo per un’applicazione concreta e immediata. Non è il momento di fare propaganda».

Ceduta la totalità delle quote Arpa agli olandesi

7 luglio 2008

Bra

Tutto lascia supporre che la Conferenza dei servizi che ha avuto luogo martedì 1° luglio, relativa al rilascio dell’autorizzazione al piano di caratterizzazione del sito industriale di via Piumati dell’“Arpa”, abbia lasciato intravedere buone prospettive per l’azienda.
In quella stessa data, infatti, la “Hal holding Nv” ha ufficializzato e completato l’acquisizione della totalità delle quote della “Applicazioni rivestimenti plastici e affini”, ovvero dell’“Arpa”, storica azienda braidese che dà lavoro a oltre 400 persone; un’acquisizione che era già stata annunciata il 20 febbraio di quest’anno.
Così facendo, la “Hal” ha portato dalla propria parte della barricata una concorrente importante nel settore dei laminati plastici, arrivando a occupare, nel complesso, una rilevante quota del mercato e differenziando maggiormente la propria produzione e la propria attività.
La stessa “Hal” controlla anche la “Trespa”, azienda sita in Olanda, che si occupa operativamente della produzione dello stesso tipo di materiale per rivestimenti di interni prodotti in “Arpa” e gestisce un fatturato decisamente più ampio di quello dell’“Arpa” (211 milioni contro gli 80 dei braidesi).
La differenza tra i volumi d’affari è tale da non mettere in pericolo l’egemonia della “Trespa”, per questo quest’ultima, non assorbirà l’“Arpa”, ma ne assumerà il controllo tramite un’holding.
L’annuncio del completamento dell’acquisizione rende più imminente l’incontro tra la proprietà e i sindacati, da tempo richiesto da questi ultimi, per avere maggiori dettagli circa il futuro delle aziende e quello degli operai e dei numerosi dipendenti che presso l’“Arpa” prestano il loro servizio.

Arpa: quei veleni preoccupano

2 luglio 2008

Bra

Riceviamo per conoscenza e pubblichiamo una lettera aperta inviata dal circolo Legambiente al sindaco, Camillo Scimone, all’assessore all’ambiente, Giovanni Marco Gallo, e all’Ufficio ambiente-igiene-sanità del municipio, con alcune considerazioni in vista della Conferenza dei servizi di oggi, martedì 1° luglio, relativa al rilascio dell’autorizzazione al Piano di caratterizzazione del sito industriale di via Piumati dell’“Arpa”.

Dopo attenta lettura degli atti e opportune riflessioni, condivise con i soci del Direttivo del circolo di Legambiente Bra e di Legambiente Piemonte, si espone quanto segue.
1) Che il sito industriale di via Piumati 91 sia inserito nell’anagrafe dei siti contaminati, e quindi da bonificare, in ottemperanza all’articolo 17 comma 12 del decreto legge 22/97 e sia codificato con il n. 01724 a livello regionale e con il codice n. 00066 a livello provinciale, ci preoccupa in relazione alle maestranze, alla città tutta, ma in particolare per il quartiere Oltreferrovia, già provato da costante e grave inquinamento atmosferico nel periodo invernale.
2) Domandiamo che i monitoraggi dei pozzi, delle falde e dei suoli pertinenti ai ben 15 ettari (150 mila metri quadrati) dello stabilimento in oggetto siano più frequenti e d’ora in poi costanti.
3) La stessa bonifica delle acque che pare avviata con il pompaggio continuo dal piezometro interno allo stabilimento, come da lettera della Provincia (prot. cn 0028348 del 20 maggio 2008), venga costantemente monitorata e la cittadinanza, a norma di legge, sia informata degli sviluppi che non potranno che essere totalmente risolutivi in modo da riportare l’acquifero superficiale e i suoli a un buon livello d’originalità.
4) L’acquifero e il suolo (i campioni prelevati a 2, 2,3 metri dal p.c) del pozzo Mw14, sito nello stabilimento, presenta una concentrazione soglia di contaminazione ben oltre i limiti consentiti dalla legge sia per prodotti chimici connessi alla produzione presente che per quelli che vengono definiti non appartenenti ai processi produttivi dell’“Arpa industriale”. Se i primi paiono essere causati da rilascio accidentale e la sorgente primaria di contaminazione pare sia ubicata in corrispondenza del reparto di preparazione resine, per i secondi (arsenico, ferro, manganese) invece s’ipotizza che la sorgente sia ubicata al di fuori dello stabilimento. La lettura dei dati della contaminazione di ferro, manganese e arsenico, dovrebbe riorientare il Consiglio comunale che recentemente ha autorizzato a ridosso dello stabilimento dell’“Arpa industriale” la costruzione di unità residenziali.
5) Auspichiamo che giunga a buon fine l‚acquisizione dell’autorizzazione integrata ambientale da parte dell’“Arpa industriale” spa.
6) Ci rammarica avere letto nel testo inviato dall’Azienda alle autorità competenti il 9 maggio 2008 che il superamento della concentrazione della soglia di contaminazione (Cdc) in merito al ferro, al manganese, all’arsenico, al 2, 4, 6 triclorofenolo, al pentaclorofenolo e agli idrocarburi totali si sia scoperta anche in occasione di una campagna di verifica della qualità ambientale del sito, in funzione di una futura acquisizione dello stabilimento da parte di altra società.

Gianni Rinaudo
(presidente del circolo Legambiente di Bra)

Don Luigi Ciotti, cittadino onorario di Cherasco

2 luglio 2008

Cherasco

Una sottile, ma significativa, linea unisce tre personaggi che, in modo diverso, saliranno alla ribalta cheraschese il 12 luglio.
Come ha comunicato il vicesindaco, Gianni Avagnina, nell’ultimo Consiglio comunale, in quella data sarà conferita la cittadinanza onoraria a don Luigi Ciotti, sacerdote noto per il suo impegno sociale, emigrato presto dal Veneto a Torino, passando per la “città delle paci”, dove da bimbo visse per quattro anni.
Don Ciotti iniziò la sua opera a carattere sociale con la creazione del “Gruppo Abele”, l’organizzazione che opera all’interno delle carceri minorili e aiuta le vittime della droga. Diventò poi il primo presidente della Lega italiana per la lotta contro l’Aids e nel 1995 fondò “Libera”, rete di organizzazioni impegnate nella lotta alle mafie. Il sacerdote, come ha ricordato il Vicesindaco «è stato uno degli amici più intimi di Gina Lagorio», altra cittadina onoraria cheraschese, in ricordo della quale il Comune ha istituito tre anni fa un premio nazionale denominato “Una donna nel mondo”, volto a omaggiare una protagonista femminile del nostro tempo che, nella sua vita e nelle sue opere, abbia lasciato segni forti e significativi per i grandi valori della comunità civile. Il riconoscimento sarà assegnato lo stesso giorno, subito prima del conferimento della cittadinanza onoraria a don Ciotti: a esserne insignita sarà Rita Borsellino, sorella del magistrato Paolo Borsellino, ucciso dalla mafia 15 anni fa, il 19 luglio 1993.
Da allora Rita Borsellino si è fatta testimone della lotta alle criminalità organizzate, collaborando con lo stesso don Ciotti come dimostra, per esempio, la  sua vicepresidenza sino al 1995 dell’associazione “Libera” di cui è divenuta poi presidentessa onoraria  sino a quando decise nel 2006 di candidarsi, nelle fine del centro-sinistra, alla presidenza della Regione Sicilia.

Raffaele Viglione