«La Provincia pagherà i danni per non aver messo in sicurezza la Bra-Cherasco»

Bra

Da anni minacciavano: «Altrimenti ci arrabbiamo». Ora si sono arrabbiati davvero.
I titolari della “Gemini project”, di cui una sede si trova lungo il tratto Bra-Cherasco della strada provinciale 661, stanchi di implorare e/o sollecitare interventi risolutivi per la pericolosità della via di comunicazione sulla quale si affaccia la loro azienda, sono passati alla “fase 2”.
Pur con doverosi distinguo e riconoscendo la qualità dell’impegno dei pubblici amministratori, alla luce di un’incidentalità da record e constatando il nulla di fatto pratico attuale, Giancarlo Scarzello, fondatore con il fratello gemello Aldo della “Gemini project”, ha scritto al prefetto, Bruno D’Alfonso, al presidente della Provincia, Raffaele Costa,  all’assessore provinciale alla viabilità, Giovanni Negro, e ai sindaci della città della Zizzola e della “città delle paci”, Camillo Scimone e Pierluigi Ghigo.
Il succo della missiva è di una semplice e forse anche comprensibile minacciosità: l’impresa specializzata in climatizzatori, riscaldamento e condizionamento comunica in via ufficiale che, «qualora fossero coinvolti in incidenti maestranze, titolari o addetti di “Gemini project” nelle fasi di accesso o di deflusso della struttura», si riserva la facoltà «di rivalersi nei confronti dell’ente proprietario della strada (leggasi Provincia, ndr) per le eventuali richieste di danni materiali o morali arrecati a persone e di danni materiali alle cose, a qualsiasi titolo avanzate» nei confronti dell’azienda.
Si tratta in primis di una “clausola di salvaguardia” per tutelare i propri interessi, ma anche del tentativo (estremo?) di smuovere una situazione che l’ingegner Scarzello ha preso davvero a cuore non solo pensando pro domo sua.
Che sia così stanno a dimostrarlo gli innumerevoli atti, pubblici e privati, compiuti, alcuni dei quali rievocati nella lettera. In essa viene ribadito il grave stato di pericolosità in cui versa, in particolare, il percorso fra la rotonda nel territorio di Cherasco e l’abitato di Bra: «La larghezza della carreggiata in alcuni tratti non supera i 5,5 metri e le banchine si presentano, anche solo all’esame visivo, friabili e non transitabili». L’incresciosa condizione, spesso unita all’eccessiva velocità, è alla base dei dodici incidenti in dodici mesi registrati nel solo tratto davanti la sede della “Gemini project”.
La battaglia risale almeno al luglio 2002, allorché l’ingegner Scarzello, a nome di circa quaranta aziende operanti nella zona, con Franco Madiotto, rappresentante dei residenti (altrettanto esasperati già all’epoca), consegnarono al presidente della Provincia, Giovanni Quaglia, e al suo assessore alla viabilità, Marco Botto, la richiesta di messa in sicurezza della strada.
Quaglia e Botto sono stati rimpiazzati da Costa e Negro, i quali, precisa il firmatario della lettera, non sono rimasti con le mani in mano. Tuttavia per ora resta nei cassetti il progetto, del costo complessivo di 12 milioni e 902 mila euro, per la ristrutturazione della 661 da Carmagnola fino alla confluenza con la Fondovalle Tanaro. Ma trovare tutti quei soldi è difficile. L’ingegner Scarzello ne è conscio e tra le righe, ma neppure troppo, fa sapere che, secondo lui, resta comunque una questione di scelte politiche e di priorità da dare. Una priorità che, finora, non è stata accordata da chi ha il potere di farlo.
Claudio Puppione

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