Un Natale carico di paure

Bra

Non sarà un buon Natale, non lo sarà per tanti, forse per molti di più rispetto agli anni scorsi. La crisi, prima finanziaria poi economica, fa sentire i suoi effetti in zona.
La realtà imprenditoriale della Granda regge abbastanza bene. Sarà quell’abitudine a reinventarsi e ad adattarsi, sarà quella capacità di rimboccarsi le maniche, sarà il caparbio attaccamento al territorio dei nostri imprenditori, ben supportati dai lavoratori, ma la provincia tiene.
Alimenta questa capacità di resistenza lo scarso indebitamento, la presenza, alle spalle dei giovani lavoratori, di famiglie con una situazione patrimoniale sana. Ma l’aggrapparsi al passato o l’affidarsi alla tenacia e all’inventiva per contrastare la recessione non potrà protrarsi a lungo.
Anche perché affermare che la Granda tiene non significa dire che tutto va bene. Un rapido sondaggio presso i sindacati, che non vuole avere la pretesa di essere esaustivo, disegna i contorni di una situazione desolante, come riportiamo nel box a destra.
Ma quella desolazione altrove, e nemmeno troppo lontano, per esempio nel torinese, assume i colori di un assai più intenso sconforto.
Anche nell’area di Alba e Bra per molte aziende la cassa integrazione, dopo la pressoché totale rinuncia ai lavoratori interinali e la drastica riduzione di quelli con contratto a tempo determinato, è una scelta obbligata. Ma fino a quando si potrà resistere e cosa accadrà nel frattempo?
Renato Fantini (Cisl) risponde: «La congiuntura economica è temporanea, però non finirà presto. Le aziende sane e solide sopravvivranno, le altre potrebbero non superare la crisi. Nel frattempo preoccupa il pesante impatto sulle buste paga. Un operaio che porta a casa 1.300 euro al mese, in trenta giorni di cassa integrazione ottiene uno stipendio lordo di 1.000 euro. E una perdita salariale significativa tanto più se protratta nel tempo e senza il tampone, a dicembre, dalla tredicesima».
Tiziana Mascarello (Cisl) pone l’accento sulla situazione degli immigrati «che, con il lavoro, perdono anche il permesso di soggiorno. Si rischiamo tensioni sociali».
Per Mario Cravero (Cgil), «il malessere conferma che la situazione produttiva ed economica del Paese è in seria difficoltà e rafforza le posizioni della Cgil che ha proclamato lo sciopero nazionale per chiedere al Governo interventi seri per il rilancio dell’economia. Le prime conseguenze della recessione le pagano i lavoratori. Molte aziende chiuderanno il 2008 con bilanci ancora floridi, ma non è facile prevedere quanto durerà questa crisi. Il rischio è che abbia conseguenze pesantissime. Non dobbiamo curare un raffreddore, ma una polmonite».
Sì, il Natale del 2008 non sarà buono per tanti.
Per fare in modo che quello del 2009 sia diverso occorre partire, subito.

Elisa Broccardo

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