Rumeno torna e rapisce la moglie

Monticello

«L’intervento tempestivo del Vigile ha consentito di allertare subito i Carabinieri, creando quella sinergia auspicabile e necessaria sul territorio, come avevo espresso nel corso del convegno sulla sicurezza tenutosi a luglio a Bra, a nome dei sindaci di Langhe e Roero. La sicurezza e la qualità della vita sono un diritto e una priorità che richiedono l’azione congiunta di più livelli di governo, con le rispettive competenze, e adeguate risorse a favore dei comuni per poterle attuare».
Sono parole di Valerio Chiesa, sindaco di Monticello, il quale si complimenta anche «con il Comando della Compagnia dei Carabinieri di Bra per il coordinamento e la brillante conclusione dell’operazione che ha portato all’arresto del sequestratore, dimostrando ancora una volta come l’Arma dei Carabinieri sia un punto di riferimento costante e qualificato per il territorio».
Il rapimento consumatosi giovedì a Monticello ha contribuito ad alimentare il dibattito in tema di sicurezza, offrendo l’esempio dei positivi risultati che si possono ottenere con una buona sinergia tra le Forze dell’ordine.
È stato infatti il civich monticellese, Marco Milano di Bra, a far scattare l’allarme, avvedendosi di quanto stava avvenendo durante un’azione di controllo e pattugliamento che il Comune attua periodicamente. Grazie alla sua segnalazione, sono stati tempestivi sia i soccorsi portati alla suocera del rapitore, accasciata a terra dopo l’aggressione, sia il piano d’azione dei Carabinieri sotto la guida del Comando di Bra del capitano Pasquale Iovinella e del Comando provinciale di Cuneo.
La ricostruzione di quanto avvenuto il 2 ottobre in località Casà di Monticello parte dalle maglie di un rapporto di coppia difficile, degenerato spesso in episodi di violenza e conclusosi con la separazione dei due rumeni che abitavano a Sommariva Perno.
Ma Marius Vasile Covaci, 32enne, non accettava di vivere lontano dalla consorte, la 23enne C.N.E. e dal figlio di 6 anni, forse anche perché il suo sostentamento veniva dallo stipendio della compagna e della suocera, impiegate in una cooperativa di servizi attiva nella zona.
Così, dopo aver cercato ospitalità in Lazio presso la sorella, è tornato nel Roero e, forse senza un preciso piano d’azione, ha bloccato, mentre transitava a Monticello, l’auto della suocera, aggredendo la donna e costringendo la moglie, che viaggiava con la madre, a salire sulla sua vetture.
Di qui è partita la fuga che li avrebbe condotti in Lazio, dove l’uomo è stato arrestato 30 ore dopo e la donna liberata.
In tal senso l’azione dei Carabinieri della Compagnia di Bra si è rivelata fondamentale.
I militari hanno al tempo stesso avviato un piano estesosi sull’intero territorio nazionale e un’operazione investigativa volta a ricostruire la vicenda e la personalità del ricercato, cercando di prevederne le intenzioni. La tempestività è stato un elemento indispensabile. Il carattere violento dell’uomo ha fatto temere che le sue intenzioni fossero di sopprimere la compagna.
Il contatto con la Compagnia dei Carabinieri di Bracciano (avviato poiché la sorella dell’uomo abita a Morlupo e l’aveva ospitato negli ultimi giorni) si è rivelato vincente. La “Seat Ibiza” del sequestratore è stata individuata e bloccata. L’uomo si trova nel carcere di Rebibbia: dovrà rispondere di sequestro di persona.

Elisa Broccardo

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