È la microcriminalità a minare la tranquillità della gente

Neive

C’è una corrente di pensiero secondo la quale i timori sulla sicurezza sono assai più virtuali che reali, indotti nella popolazione, con biechi intenti politici, dalla propaganda del centro-destra e in particolare della Lega nord.
In realtà non ci sarebbe motivo di preoccuparsi in modo eccessivo, in Italia e specie dalle nostre parti, perché i fenomeni delinquenziali rientrerebbero nella media europea.
A parte il fatto che nel resto d’Europa non risulta si proceda a colpi di indulto (e Francesco Bellotti, parlando a nome di Confindustria Cuneo, al riguardo ha indirizzato ai politici presenti al convegno del 21 luglio al “Politeama” una stilettata dall’inequivocabile sapore di condanna morale), né che ladri e malfattori in genere, arrestati dagli uomini delle Forze dell’ordine esponendosi a gravi pericoli, siano rimessi in libertà il giorno dopo la condanna, qualcuno non vuol comprendere che la situazione è davvero seria.
E che la gente per bene è preoccupata e comincia pure a essere alquanto arrabbiata.
Il sottosegretario Michelino Davico ha interpretato bene questo sentimento di malessere, quando ha ricordato che la cosiddetta microcriminalità, per chi la subisce, è in realtà macrocriminalità.
Non ha esagerato quando ha fatto l’esempio dell’automobile nuova rigata perché, parcheggiando, non si è accolta la richiesta di un contributo venuta da un posteggiatore abusivo: per la legge e per la collettività, è nulla; per chi subisce questo sopruso, è un fatto insopportabile.
La cronaca di tutti i giorni, quella che non finisce sui giornali perché “non è successo niente”, fornisce altri spunti utili a capire cosa sta accadendo.
Pochi giorni fa, in una borgata di Neive, verso le 4 di notte, alcuni malviventi hanno cercato di forzare la porta di un’abitazione.
La famiglia che vi risiede si è svegliata e questo ha fatto fuggire i delinquenti, che però avevano già scassinato l’ingresso.
Gli stessi ladri si sono fermati cento metri dopo, tentando di entrare in un’altra casa. Anche qui hanno fato troppo rumore e sono dovuti scappare.
Ma ci hanno riprovato in una cascinale poco distante.
Stavolta a metterli in fuga sono stati i cani da guardia, mentre si stavano già arrampicando verso una finestra senza inferriate.
Nel frattempo sono stati avvisati i Carabinieri della stazione di Neive, arrivati in tempi molto veloci, i quali però hanno dovuto limitarsi a recuperare l’automobile rubata poche ore prima in zona dai banditi, abbandonata vicino all’ultima abitazione presa di mira.
Stupisce la determinazione con la quale i malviventi hanno reiterato il tentativo di furto nella medesima frazione, malgrado nel primo caso fosse scattato anche il segnale d’allarme. Allo stesso modo, è evidente la premeditazione, con la sottrazione nello stesso luogo della vettura che in seguito sarebbe stata usata per i colpi.
Viene il dubbio che tanta sfrontatezza sia legata anche alla quasi certezza che, in caso di arresto in flagranza, le conseguenze sarebbero minime e di brevissima durata.
Ecco, questa per i giornali è una “non notizia”. E pure per chi, duro, puro e illuminato, lotta con un’inespugnabile spocchia senza pari contro l’“oscurantismo” di chi “crea la paura dal nulla”.
Per quelli che risiedono in quella borgata, però, in gran parte anziani che abitano da soli, è un colpo terrificante alla loro tranquillità, anche perché da mesi in quella zona, ai confini con l’astigiano, gli ingressi indesiderati nelle case si susseguono, spesso con contorno di violenze fisiche, anche gravi.
Ma per qualcuno tutto questo resta soltanto allarmismo, coltivato cinicamente e senza scrupoli per procacciare voti…

Claudio Puppione

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