Confindustria Cuneo propone un piano per i termovalorizzatori

Bra

Emma Marcegaglia, la quale ha fatto sfoggio della sua oratoria in un discorso a braccio che ha strappato applausi a scena aperta, ha un pochino offuscato i contenuti dell’intervento di Antonio Antoniotti all’assemblea di Confindustria Cuneo ospitata giovedì scorso dall’Agenzia di Pollenzo.
Per meglio dire: il messaggio del Presidente provinciale dell’associazione imprenditoriale è stato ben recepito dagli addetti ai lavori “interni” (come sempre, non si sa se i politici ne abbiano fatto tesoro), ma è sfuggito a gran parte degli organi d’informazione abbagliati dalla figura carismatica della Presidente nazionale, la quale ha ribadito una volta di più il quadro a tinte fosche dell’economia italiana, precisando che Confindustria intende fare la sua parte nel tentativo di dare una svolta al Paese prima che sia troppo tardi, iniziando da un rapporto più chiaro con le organizzazioni sindacali, nel quale non ci sia più spazio per i “furbi” e per chi non mantiene gli impegni presi.
Di Emma Marcegaglia hanno colpito, l’ha sottolineato Antoniotti, l’energia di cui è portatrice, la preparazione e la reiterata attenzione verso uno dei punti di maggior debolezza dell’Italia: le drammatiche carenze nel campo della formazione e dell’istruzione, settori con un peso determinante nella crescita di un Paese.
Ma torniamo ad Antonio Antoniotti. Questi, all’ultima assemblea in qualità di presidente (sono in corso le grandi manovre per la successione), lascia un’“eredità” importante: prendendo spunto dal titolo dato all’assemblea (“Energia e energie”), si è soffermato sulla termovalorizzazione dei rifiuti combustibili, un’operazione ritenuta «valida alternativa alla discarica e fonte energetica rinnovabile importante anche per la Granda, con chiari vantaggi energetici e anche ambientali».
Il Presidente ha svelato come Confindustria Cuneo abbia realizzato uno studio, messo volentieri a disposizione dei pubblici poteri per favorire una riflessione concreta sulla questione. Risulta così che la quantità di rifiuti bruciabili in provincia, compresi quelli industriali speciali («Per i quali attendiamo ancora una soluzione»), ammonta a 410 mila tonnellate l’anno, da cui si potrebbero ottenere 480.000 Mwh di energia elettrica, il 10% del consumo registrato in Granda nell’arco dei dodici mesi.
Ma l’organizzazione padronale si è spinta oltre, ipotizzando tre scenari per gli impianti di combustione e generazione elettrica/termica da costruire dalle nostre parti: un’unica grande struttura provinciale, tre termovalorizzatori “medi” per Cuneo-Mondovì, Alba-Bra-Fossano e Saluzzo-Savigliano o sette impianti “mignon” per le altrettante “sorelle”.
Più chiaro di così è impossibile. Chissà se qualcuno, nelle stanze dei bottoni, dimostrerà di essere stato a sentire…

Claudio Puppione

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