Le generazioni de Le Macabre

Bra

È fatta, Le macabre ha definitivamente chiuso la sua trentennale storia. La grotta dalle inossidabili stalattiti ha chiuso per sempre e potrà essere riaperta solo da uno speleologo che si addentrerà nella memoria. Già, perché Le macabre ha significato tanto per questa città, ha unito delle persone nel nome della musica e del divertimento, le ha rese partecipi di qualcosa. Soprattutto, insieme a Irma, ha creato uno storico trait d’union, tra genitori e figli, alla ricerca di divertimento nei medesimi posti. Abbiamo provato a raccogliere alcune testimonianze di quello che il locale ha significato per tante persone. Partendo dai 24 anni fino ad arrivare ai 49: una sola cosa in comune, l’aver passato del tempo tra le pareti della grotta.

Federico Rosa

Laura Mollo 24 anni, Cinzano

«Le macabre racchiude per me i ricordi di dieci anni di vita, dato che la prima volta che ci sono andata avevo 14 anni. Appassionarsi al Macabre è stato inevitabile, poiché era l’unico locale della zona che ti permettesse di ballare la musica che non si poteva ascoltare altrove (Cure, Clash, Depeche Mode, Smiths, ecc.) e vedere concerti interessanti (Mambassa e Subsonica, solo per citarne due). Durante gli innumerevoli venerdì passati lì dentro, ho conosciuto molte persone interessanti e rinsaldato vecchie amicizie. La cosa che mi ha sempre affascinato del Macabre era il fatto che potevi non andarci per mesi, ma quando tornavi ti sentivi sempre un po’ come a casa, in un’atmosfera familiare, intima, unica. Andare prima a mangiare da “Irma” e poi fare “quattro salti al Macabre” era una specie di rito, una bella tradizione da conservare e mantenere, nonostante le vite mie e dei miei amici cambiassero e si evolvessero. Mi sono sempre divertita a cercare di convincere i miei compagni universitari torinesi (convinti della supremazia della vita notturna della loro città) dell’unicità e particolarità di questo locale. Ed effettivamente, quando sono venuti, ne sono rimasti affascinati e incuriositi. Mi spiace che il Macabre chiuda, poiché ho molti bei ricordi legati a questo posto e mi sarebbe piaciuto continuare a cercare di convincere nuove persone a venire a Bra per andare a ballare nel locale più storico della città».

Anna Ravina, 30 anni di Savigliano

«Tutte le cose hanno un inizio e una fine. Questo si sa. Ma quando le esperienze che terminano sono uniche nel loro genere, allora sì che si può parlare di vero “peccato”, inteso nella sua duplice accezione: “Ci dispiace” e “Non si deve fare”. Ci dispiace, tanto, che il Macabre muoia a 35 anni. Troppo giovane! Non si doveva… chiudere. Non per chi ama la musica di “un certo tipo” e abita in provincia di Cuneo. E in ciò sta la radice del vero peccato: la mancanza di alternative in un’intera provincia per chi, come me, rifugge dal commerciale e dal “preconfezionato”. Nei tre giorni di festa per la chiusura eravamo tutti lì, attoniti, sbigottiti, commossi e anche un po’ arrabbiati. Ci guardavamo l’un l’altro chiedendoci dove ci si sarebbe incontrati prossimamente e che cosa si sarebbe ballato. Grandi punti interrogativi! Le macabre era un locale unico nel suo genere, molto più di una semplice discoteca. Ci mancherà questa grotta maleodorante e sudaticcia, ma carica di umanità e innovazione. Fa proprio male al cuore!».

Patrizia Scarzello, 40 anni di Bra

«Malgrado permessi di libera uscita che per voi giovani sembrano antidiluviani, tipo la domenica pomeriggio o i sabato e le domeniche sera con rientro coatto a mezzanotte, per me e altri miei amici, allora il Macabre è stato una vera e propria istituzione. Locale che adesso definireste di nicchia, perché preferito a enormi e caotici “contenitori”, tipo gli allora frequentatissimi Altromondo di Alba, o lo stesso Diamant di Bra. Le macabre era un qualcosa che usciva dalla realtà di un piccolo nucleo come Bra. Era varcare la soglia della sorpresa e del mistero, ritrovandosi in un locale piccolo, ma particolarissimo, ad ascoltare ottima musica, avvolti da effetti di luce “magici”. Era trasgressivo, ma allo stesso modo raffinato, alternativo e accogliente. Un posto dove si poteva vivere la nostra gioia e spensierata allegria. In questi tre giorni dedicati alla chiusura non ho resistito alla tentazione di rivarcare la soglia della grotta: il pensiero della chiusura definitiva ha fatto sentire il suo peso, come quello dei ricordi legati al locale. Che peccato: sono sempre i migliori che se ne vanno».

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