Le Poste fra annunci e disservizi

Bra

Riceviamo questo intervento da Antonio Lombardo delle Rsu (Rappresentanze sindacali unitarie) di Alba-Bra di Poste italiane e volentieri pubblichiamo.

Giovedì 5 giugno all’inaugurazione del Centro postale di Bra non c’erano i portalettere e neppure il sindacato è stato invitato. La cerimonia non doveva essere disturbata da chi, dopo la benedizione rituale, avrebbe posto i rappresentanti istituzionali e d’azienda di fronte a problemi strutturali che all’occhio ufficiale vanno celati.
Forse un sindacalista avrebbe aperto la porta della stanza destra all’entrata dei carichi, dove quella mattina erano celate le giacenze accumulate e che non possono essere smaltite perché mancano i ripartitori. L’implementazione è di per sé un passo avanti nella industrializzazione di Poste italiane spa, e per questo le organizzazioni sindacali avevano firmato l’accordo di produzione e questo accordo parlava chiaro: ogni zona doveva avere un titolare responsabile, vi doveva essere la scorta di almeno dieci ogni cento lavoratori, l’organico doveva corrispondere al funzionamento dei nuovi strumenti, l’infrastruttura doveva agevolare la lavorazione del recapito.
Ma così non è.
Mancano una mezza dozzina di portalettere, manca più della metà dei ripartitori, mentre gli arrivi continuano allo stesso modo precedente.
Alle porte delle ferie contrattuali si continua a ricattare i lavoratori che, se non assorbono più zone oltre la loro, non gli si garantisce le ferie.
All’aumento dei carichi corrispondono ore di assorbimento e straordinario che escono da qualsiasi controllo contrattuale, quindi da una contabilità coerente. Fuori da ogni regola, sopratutto con i giovani neoassunti e i Ctd (contratti a tempo determinato, ndr), per i quali non è neppure importante la sicurezza personale se hanno il timore di rispettare le regole dell’accordo.
Comportamenti illegittimi e fuori da ogni patto sottoscritto non solo al Cpd (Centro primario di distribuzione, ndr) di Bra, come in quello di Alba, oggetto di una criticità già denunciata, che hanno giustificato l’apertura di un conflitto di lavoro da parte di Cgil Cisl e Uil di categoria su tutta la provincia di Cuneo, sui temi dell’organico, delle strutture e delle revisioni più volte richieste dai lavoratori e dalle lavoratrici che si vedono trasformare il lavoro, che amano, in una pura statistica di ritorno, simile ai “Tempi moderni” di Charlot, mentre si sacrifica la qualità di un tessuto sociale all’altare della prossima liberalizzazione dove proprio il settore poste sarà la capra di Abramo.
Antonio Lombardo
(Rsu Alba-Bra
di “Poste italiane”)

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