Un incidente è mai una fatalità

Sono troppe le strade, provinciali o statali che siano, dolorosamente “decorate” da almeno un mazzo di fiori, a ricordo di una vita che un certo giorno, in quell’esatto punto, ha cessato di esistere.
È difficile passare a fianco a queste inermi testimonianze senza provare commossa compassione e pensare che a volte per un tragico destino, la vita ti può scivolare via dalle mani.
Ecco, in quel preciso istante, commettiamo il più pericoloso degli sbagli.
Non certo per la sfuggevole partecipazione all’altrui dolore, bensì per essersi persuasi che quanto accaduto sia un tragico risvolto della fatalità. Perché non è così: dietro ognuna delle vittime della strada c’è un errore umano, da imputare alla vittima stessa o ad altri. Alla radice del dolore di una famiglia che piange un congiunto morto in un incidente c’è sempre un errore.
Può essere l’aver guidato a velocità troppo elevata o un attimo di disattenzione, l’aver sovrastimato le proprie abilità alla guida, l’aver ecceduto con gli alcolici prima di mettersi al volante, il credersi immortali, quasi esentati dal rischio di morire su una strada. Sulla strada, però, si muore anche per motivi all’apparenza meno compromettenti, come lo stato d’usura dei pneumatici della vettura sulla quale si sta viaggiando.
Considerare il problema della sicurezza stradale sotto quest’ottica è «realismo informativo». Fare in modo che sempre più persone, i giovani su tutti, riescano a fare propria questa visione delle cose è l’obiettivo che persone come Carlo Mariano Sartoris, scrittore e architetto divenuto paraplegico in seguito a un incidente, e Alberto Botta, presidente dell’associazione “Life for flying”, perseguono attraverso incontri come quello andato in scena mercoledì 28 maggio a Pollenzo, organizzato dallo Pro loco pollentina “La Torre” e dal centro di arte e cultura “Studio 13”, con il patrocinio di Comune, Provincia e Regione.
Attraverso le parole di Carlo, un “reduce della strada”, come si definisce, e di Alberto, e grazie ai filmati e alle slide proiettate, si è cercato di fare un piccolo passo in avanti nella lotta contro le morti sulla strada.
«Sulle strade muoiono troppe persone», hanno spiegato i due amici relatori della serata. «Molte rimangono menomate per tutta la vita. Tuttavia finora non si sono fatti progressi significativi, capaci perlomeno di arginare questa morìa».
«Il mondo dell’informazione, avrebbe s pazi e mezzi enormi per occuparsi seriamente della questione, ma è schiavo di altro, della pubblicità e del gossip: di incidenti stradali si parla poco. Lo si fa solo in casi di lutti eclatanti, che coinvolgano più persone. L’informazione è colpevole per quel che trasmette e per quello che non dice».
«Il nostro scopo», hanno precisato Carlo e Alberto, «è trovare un modo per far capire l’importanza di queste tematiche, lavorare perché la gente acquisisca maggior consapevolezza. Se le persone riuscissero davvero a rendersi conto in anticipo delle conseguenze, del dolore fisico, degli affetti stravolti, della sofferenza di chi resta, qualche cosa cambierebbe». Per questo servono filmati anche crudi, che sbattano davanti agli occhi delle persone cosa significhi, come ha raccontato una mamma di un “reduce della strada”, «cercare, dopo l’incidente, qualcosa di quel figlio com’era prima e non trovare più nulla se non il colore dei capelli». Serve la testimonianza diretta di persone come Carlo che con le sue menomazioni ha imparato a convivere, non senza difficoltà.
Quanto la sicurezza stradale sia una ferita aperta lo hanno dimostrato i numerosi interventi del pubblico che, come famigliare o come medico o raccontando la propria testimonianza diretta di menomazione, hanno dato valore aggiunto alla serata.
Ma non basta un incontro e un’attività di informazione saltuaria, come ha spiegato Carlo Sartoris: «È dal 1996 che vado nelle scuole. Ma fare lo spaventapasseri per due ore non serve a nulla. Occorrono strumenti diversi». A costruire quegli strumenti si è lavorato durante l’incontro indetto a Pollenzo, che è stato interamente ripreso per realizzare un dvd da distribuire nelle scuole e nelle discoteche.
Perché gli incidenti stradali sono ancora la prima causa di morte prematura fra i giovani non solo della Granda.

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Una Risposta to “Un incidente è mai una fatalità”

  1. carlo mariano sartoris Says:

    ringrazio dell’articolo, mi auspico un incontro tra giornalisti, redazioni, TV, per dare un seguito all’iniziativa.
    ci lavoro da anni, so cosa si può fare, sono a completa disposizione
    (le grandi rivoluzioni nascono dalle idee di piccoli gruppi di uomini)
    carlo mariano sartoris

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